La sicurezza delle periferie torna al centro del dibattito politico piemontese, ma più che un terreno condiviso appare come un campo di prova per equilibri interni e strategie elettorali. La proposta di legge regionale presentata il 19 gennaio, in una conferenza stampa da Fratelli d’Italia a Torino punta a riformare la Polizia Locale, prevedendo una sua parziale equiparazione alle altre forze dell’ordine e l’istituzione di reparti operativi di intervento urbano. Un progetto ambizioso, che promette di “risanare” i quartieri più problematici, ma che solleva interrogativi politici e istituzionali.
Il contesto in cui nasce l’iniziativa è tutt’altro che neutro. A poche settimane dallo sgombero del centro sociale Askatasuna e alla vigilia del corteo nazionale del 31 gennaio sugli spazi sociali, la proposta arriva in un clima di forte polarizzazione. Sullo sfondo, inoltre, iniziano già a muoversi le pedine in vista delle elezioni comunali di Torino del 2027, che coincideranno con le politiche: una scadenza lontana ma non troppo, soprattutto per un centrodestra che non ha ancora trovato una linea comune sul capoluogo piemontese.
L’iniziativa di Marrone e le crepe nella coalizione
A presentare il testo è stato Maurizio Marrone, assessore regionale alle Politiche sociali, insieme alla deputata Augusta Montaruli e alla consigliera regionale Alessandra Binzoni, prima firmataria. Una mossa che, più che rafforzare la compattezza della maggioranza guidata dal presidente Alberto Cirio, ha evidenziato alcune frizioni: la Lega, infatti, non avrebbe gradito l’iniziativa solitaria di FdI su un tema così sensibile.
L’operazione viene letta da molti come un segnale politico: Marrone, considerato tra i possibili candidati sindaco del centrodestra, sembra voler accreditarsi come volto “duro” sul tema della sicurezza. Ma la strategia non convince tutti. All’interno della stessa coalizione c’è chi invoca un profilo più moderato per Torino e chi ricorda la forte identità antifascista della città, sottolineando il rischio di una proposta percepita come sbilanciata più sul piano simbolico che su quello operativo.
La critica del M5S: “Serve lo Stato, non scorciatoie”
Sul fronte dell’opposizione, il Movimento 5 Stelle attacca duramente la proposta. Il consigliere regionale Alberto Unia parla di un’iniziativa che rischia di trasformarsi in propaganda, più che in una risposta strutturale ai problemi della sicurezza. Secondo il M5S «chiedere alla polizia locale di assumere funzioni sempre più simili a quelle delle forze dell’ordine nazionali significa scaricare sui Comuni responsabilità che spettano allo Stato».
Per Unia, la riforma evidenzierebbe piuttosto «i limiti delle politiche sulla sicurezza del governo Meloni: senza investimenti nazionali su personale, prevenzione e contrasto al degrado sociale, sostengono, nessuna riorganizzazione della polizia municipale potrà produrre risultati duraturi». La sicurezza, ribadisce il consigliere pentastellato «non è solo repressione, ma anche intervento su marginalità, dipendenze e qualità della vita nei quartieri».
Tra bisogno reale e scontro politico
La proposta di Fratelli d’Italia intercetta un tema reale e sentito dai cittadini, soprattutto nelle periferie. Tuttavia, il modo e il momento scelti per rilanciare il dibattito farebbero emergere il sospetto che la sicurezza venga usata anche come leva di posizionamento politico. Tra esigenze operative, competenze istituzionali e rivalità interne al centrodestra, il confronto appare destinato a proseguire. La sfida sarà capire se prevarrà una discussione di merito o se il tema resterà incastrato, ancora una volta, nella logica della campagna elettorale permanente.

