Sab, 6 Giu, 2026

Dal silenzio di Torino al fragore del Sud: la scomparsa di Cavour e l’inizio tormentato dell’Italia unita tra brigantaggio, dissenso e repressione

Dal silenzio di Torino al fragore del Sud: la scomparsa di Cavour e l’inizio tormentato dell’Italia unita tra brigantaggio, dissenso e repressione

Fin dal primo momento in cui si sparse la voce, a Torino, della morte di Cavour, la città parve un involucro silente di emozioni che avvolgeva tutta la popolazione: quell’uomo di cui tanto si parlava e sparlava, quel grande e rotondo viso occupato da un minuscolo paio di occhialini in vetro e ferro, quel ciuffo di capelli un po’ composti e un po’ ribelli alla brezza mattutina della contrada di Po, quella figura piccola che si compiaceva del saluto dei suoi concittadini mentre sorseggiava il classico bicerin nel suo caffè preferito in piazza San Carlo… non c’era più!

La gente si accorse solo allora della perdita dell’uomo che incarnava tutta la sabaudità di cui il Paese aveva bisogno per intraprendere un nuovo percorso politico e sociale.  Molti vissero la notizia come un misto di costernazione, confusione e paura: se ne andava lo spirito libero di chi, pur senza aver progettato nei dettagli l’unità territoriale, era l’unico in grado di armonizzare le diversità regionali in un’unica realtà solida. Solo allora si comprese che quanto avevano fatto gli eserciti e i plebisciti rischiava di svanire senza la diplomazia di Cavour. 

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Un progetto del cavalier Antonio Cipolla, architetto di Napoli, per un monumento a Cavour da installarsi a Torino, venne disapprovato dal Consiglio comunale nel 1865 per “troppa espressività”. Un nuovo studio fu affidato allo scultore Giovanni Duprè, la cui opera venne inaugurata nel 1873 alla presenza del Re d’Italia Vittorio Emanuele II. 

“Fare gli italiani”

La frase di Massimo d’Azeglio “L’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani” emergeva in tutta la sua drammaticità. Era chiaro a molti che il dialogo fosse necessario sopra ogni altro atto politico o militare. Anche chi aveva condannato il cinismo politico di Cavour ora si sentiva orfano di lui: i suoi difetti, uniti ai grandi pregi, diventavano strumenti insostituibili al servizio della comunità.

La città si chiuse in un profondo silenzio già dal momento in cui si sparse la notizia che Cavour era stato costretto a letto. Tutto si fermò: giornali, riviste, conversazioni. Nessuno osava chiedere notizie, temendo la conferma che nessuno voleva sentire. La diagnosi di congestione cerebrale non lasciò scampo. Dopo pochi giorni di agonia, assistito da parenti e amici, il grande statista morì nella sua residenza torinese. 

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Le caricature del “Fischietto”

Il settimanale satirico Il Fischietto, noto per le caricature di Redenti, iniziò a ricordarlo raffigurandolo tra le nubi del cielo, intento a suggerire politiche. Le vignette, eleganti e rispettose, lo mostravano come un paffuto angioletto che sussurrava consigli a chi si caricava sulle spalle la sua eredità politica. L’Italia turrita, su piedistallo, indicava a Vittorio Emanuele II e a Garibaldi la figura di Cavour in cielo, circondato da Dante e Machiavelli.

Non più ghigni o sorrisi finti: il suo viso serio e inespressivo osservava e fissava l’azione sottostante, simbolo di preoccupazione per chi avrebbe dovuto reggere il peso della sua eredità politica. 

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Un vuoto politico incolmabile

Nessun politico dell’epoca aveva il suo carisma. La sua figura, ingombrante anche da morto, si rivelava insostituibile proprio mentre l’unità d’Italia era minata da una guerra partigiana meridionale, a metà tra banditismo e dissenso politico, alimentata dai sudditi borbonici e dalle tensioni con il Papato. 

Il cammino del nuovo Regno d’Italia per sedare i malcontenti del Sud, sottoposto da subito a tassazioni e coscrizioni, fu tortuoso. Ci vollero anni per arrivare a una pacificazione, dopo una vera e propria guerra civile spesso ridotta dalla storiografia a “brigantaggio”. Ampie zone del Mezzogiorno furono controllate da bande sostenute dallo Stato Pontificio e da Maria Sofia di Baviera, regina delle Due Sicilie. La repressione prese la forma di rappresaglie contro popolazioni civili: dal massacro di Bronte, agli eccidi di Pontelandolfo e Casalduni nell’agosto 1861.

Il nuovo governo regio, insediato a Torino il 17 marzo 1861, affidò alle armi la soluzione di molte controversie sociali che forse Cavour avrebbe affrontato diversamente, armato della sola forza del dialogo.

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