Ogni 25 aprile, si accavallano i pensieri ed i giudizi sulla condivisione popolare di aver saputo, con coraggio e sacrifici, ottenere quella agognata libertà che il fascismo da troppi anni aveva negato alla stragrande maggioranza degli italiani.
In questo contesto vale la pena esaminare quei tratti di storia patria che hanno visto le donne protagoniste non solo nel ruolo di partigiane attive o semplici resistenti, ma soprattutto come un complesso sistema di condivisione nel cercare di far valere la figura femminile come valore fondativo di una nuova società civile: non più solo madri e casalinghe ma soggetti appartenenti all’universo femminile che volevano e dovevano portare un fattivo contributo sociale e per far questo occorreva una presenza nella politica nazionale di tutte quelle donne che facevano loro i sentimenti di rivincita e valorizzazione della donna come figura preminente nel nuovo panorama democratico italiano.
Nel Convegno svoltosi alla Camera dei Deputati il 24 febbraio 1995 in occasione dei cinquant’anni dal voto alle donne, Tina Anselmi così iniziava il suo intervento:
«A cinquant’anni dal voto alle donne dobbiamo ricordare che quel voto non ci fu concesso ma fu un diritto riconosciuto per il contributo dato dalle donne alla guerra di liberazione: 30 mila partigiane; 20 mila patriote; 2 mila donne torturate, deportate, uccise. Senza questa partecipazione la stessa guerra di liberazione non sarebbe stata possibile».
Donne e Resistenza: i numeri della partecipazione femminile
Donne in coda al seggio in attesa di votare - 1946
Come dimostrano gli Atti del Convegno svoltosi alla Camera dei Deputati il 24 febbraio 1995, Cinquanta Anni dal voto alle donne 1945–1995, con interventi di Irene Pivetti, Marisa Rodano, Tina Anselmi, Nilde Iotti e Oscar Luigi Scalfaro, l’apporto femminile alla guerra di liberazione fu evidenziato da questi numeri:
- Commissarie di guerra: 512
- Patriote: 20.000
- Medaglie d’oro: 15
- Fucilate o cadute in combattimento: 2.750
Il diritto di voto alle donne in Italia
Le donne ebbero dunque il tanto sospirato diritto di voto ed entrarono nella politica attiva della Repubblica Italiana per la prima volta. Alcune, tredici per l’esattezza, avevano anche fatto parte della Consulta ma qui erano state nominate dai Partiti, non elette, come del resto anche gli uomini.
Le donne si recarono per la prima volta alle urne nella primavera del 1946 per le elezioni comunali amministrative e il 2 giugno 1946 per il referendum tra Monarchia e Repubblica e per l’Assemblea Costituente.
Prime elettrici italiane al voto
In realtà, l’estensione del diritto di voto alle donne, sia pure con molte limitazioni, era già stata votata con il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, a firma di Umberto II, che estendeva il diritto di voto attivo alle donne italiane che avessero compiuto i 21 anni.
Nel 1945 il voto alle donne rappresentava già in Europa una conquista realizzata, ad eccezione della Svizzera, dove le donne avrebbero votato soltanto nel 1971.
Una rivoluzione sociale oltre che politica
Il tanto sospirato diritto di voto ottenuto dalle donne italiane doveva far breccia in una popolazione ancora legata a vecchi crismi patriarcali, ataviche usanze e modi diversi di pensare il ruolo femminile nella società civile.
All’alba di questa rivoluzione socio-politica, ampi strati della popolazione maschile erano titubanti al pensiero che madri, mogli e figlie potessero avere un ruolo attivo, se non decisivo, nelle scelte politiche del Paese.
Proprio quella enorme fetta di popolazione che per secoli aveva avuto solo il diritto di procreare ed in molti casi ubbidire silente all’uomo, ora si apprestava a diventare arbitra del futuro di una intera nazione.
Il decreto del 1 febbraio 1945: cosa prevedeva
Il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del 1 febbraio 1945 stabiliva:
- Estensione del diritto di voto alle donne aventi i requisiti previsti dalla legge.
- Compilazione di liste elettorali femminili distinte da quelle maschili.
- Alcune limitazioni poi abrogate nel 1947.
Il provvedimento entrò in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno.
Le donne che parteciparono alla scrittura della nostra Costituzione
Il 2 giugno 1946: le donne protagoniste alle urne
Le donne che accorsero prima alle elezioni amministrative e poi a quelle politiche e al referendum istituzionale del 2 giugno 1946 furono le prime donne della storia italiana a votare.
Vennero chiamati alle urne: 13.354.601 uomini e 14.610.854 donne. Votarono: 12.998.131 elettrici e 11.949.056 elettori
Con una partecipazione altissima: 89,1%.
Le testimonianze di Anna Garofalo e Sibilla Aleramo
Come riporta la storica e scrittrice Bruna Bertolo, molte figure femminili raccontarono quell’importante periodo storico.
Anna Garofalo scrisse nel libro L’Italiana in Italia: «La donna che vota è la grande curiosità di questa prima stagione elettorale... Le schede che ci arrivano a casa ci sembrano più preziose delle tessere del pane».
Molto simile il commento espresso da Sibilla Aleramo: «Credo che moltissime, se non tutte le donne, abbiano provato la stessa emozione che ho provato io nel ricevere la scheda elettorale».
Dalla guerra civile alla rinascita democratica
Dopo la caduta di Benito Mussolini il 25 luglio 1943 e la nascita della Repubblica Sociale Italiana imposta da Adolf Hitler, l’Italia visse una tragica guerra civile durata quasi due anni, fino alla liberazione del 25 aprile 1945.
Era il momento del riscatto morale e sociale, ma anche della presa di coscienza di un passato segnato da dittatura, povertà e umiliazione internazionale.
Le donne furono tra coloro che ebbero la forza di riconsegnare dignità al Paese, aiutando a trasformare una società in cerca di riconciliazione.
Il valore storico del voto femminile in Italia
Solo chi è madre riesce a comprendere fino in fondo la tragedia di perdere un figlio, da qualsiasi parte esso abbia combattuto: rimane sempre sangue del proprio sangue e senza figli non c’è futuro possibile. Il voto del 2 giugno 1946 rappresentò quindi non solo una conquista politica, ma il simbolo di una nuova Italia democratica, civile e moderna.
Come ricorda ancora Bruna Bertolo nel testo Sebben che siamo donne, furono proprio le donne italiane all’avanguardia a contribuire in modo decisivo alla rinascita nazionale.
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