Una fortezza reale costruita nel V secolo sulla cima di una roccia: tra affreschi misteriosi, giardini d'acqua e la sanguinosa storia di re Kashyapa
Vista da lontano sembra quasi impossibile. Una parete di roccia che si innalza improvvisamente sopra il verde dello Sri Lanka, dominando la pianura come un gigantesco monumento naturale.
Poi ci si avvicina e si scopre che la natura, qui, è soltanto una parte della storia.
Perché sulla sommità di quella roccia, a circa 180 metri d'altezza, qualcuno decise oltre 1.500 anni fa di costruire una capitale. Un palazzo sospeso tra cielo e terra, protetto da mura e fossati, circondato da giardini, piscine e fontane.
Quel luogo è Sigiriya, la celebre Lion Rock, la Roccia del Leone. E dietro la sua straordinaria bellezza si nasconde una storia fatta di potere, sangue, paura e vendetta.
Sigiriya e il re Kashyapa: una fortezza nata dalla paura
Bisogna tornare al V secolo d.C.
Tra il 477 e il 495, il re Kashyapa I (Kassapa I) trasformò Sigiriya nella propria capitale e fece costruire sulla rocca una residenza fortificata praticamente inespugnabile.
Ma perché scegliere un luogo tanto spettacolare quanto difficile da raggiungere?
La risposta si trova nella tormentata storia della famiglia reale.
Kashyapa conquistò il potere dopo aver fatto uccidere il padre, il re Dhatusena, ed estromesso il fratellastro Moggallana, legittimo pretendente al trono. Temendo il suo ritorno e soprattutto la sua vendetta, abbandonò la tradizionale capitale di Anuradhapura e scelse Sigiriya come nuova sede del regno.
La montagna divenne così il suo rifugio. Ma anche la sua prigione dorata.
Un palazzo sulla cima della Roccia del Leone
Kashyapa non si limitò a costruire una fortezza. Trasformò Sigiriya in una straordinaria città reale. Sulla sommità della roccia sorgeva il palazzo fortificato, con edifici, cisterne e strutture scavate nella pietra. Ai piedi della montagna si sviluppava invece la città, protetta da mura, bastioni e fossati.
E poi c'erano i giardini. Canali, vasche, terrazze e fontane componevano un paesaggio progettato con una raffinatezza sorprendente per l'epoca. L'UNESCO considera quello di Sigiriya uno dei più antichi grandi complessi di giardini conservati in Asia.
Acqua e pietra, architettura e natura sembravano fondersi. Era una fortezza militare, certo. Ma anche un luogo costruito per stupire.
Le misteriose donne di Sigiriya
A rendere ancora più affascinante la Roccia del Leone sono gli affreschi del V secolo dipinti sulla parete occidentale.
Figure femminili dai colori intensi emergono dalla roccia dopo quindici secoli, sospese tra storia e mistero.
Chi erano quelle donne? La risposta non è definitiva.
Nel corso del tempo sono state interpretate come dame di corte, concubine del sovrano oppure figure celesti e simboliche. Proprio l'incertezza sulla loro identità ha contribuito ad alimentare la leggenda delle celebri “fanciulle di Sigiriya”.
Quel che è certo è che le pitture rappresentano uno dei tesori più preziosi del complesso archeologico, tanto che negli anni sono state oggetto di specifici programmi internazionali di conservazione.
Il Muro dello Specchio e le parole lasciate dai viaggiatori
Sigiriya custodisce anche qualcosa di sorprendentemente moderno: le tracce lasciate dai suoi visitatori.
Dal VI secolo in poi, uomini e donne che raggiungevano il luogo scrivevano versi e pensieri sul celebre Mirror Wall, il “Muro dello Specchio”. Una sorta di gigantesco libro dei visitatori vecchio di oltre mille anni.
Molti di quei graffiti raccontano lo stupore provocato dagli affreschi e dalla bellezza del luogo e costituiscono oggi una preziosa testimonianza storica e linguistica.
Le zampe del gigantesco leone
Poi arriva uno dei punti più iconici dell'intera salita.
Due enormi zampe di leone scolpite e modellate nella struttura sembrano sorvegliare ancora oggi l'accesso verso la cima.
Non erano sole.
In origine l'ingresso monumentale era costituito da un gigantesco leone costruito in mattoni e intonaco. Le scale conducevano verso la sommità passando attraverso la sua bocca. È proprio questa colossale figura ad aver dato al luogo il nome di Lion Rock, la Roccia del Leone.
Oggi gran parte dell'animale è scomparsa. Restano le zampe.
Ed è forse proprio ciò che non esiste più a rendere la scena ancora più suggestiva: davanti a quelle enormi estremità di pietra si può soltanto immaginare quanto impressionante dovesse apparire l'ingresso della cittadella nel V secolo.
La vendetta arrivò comunque
Kashyapa aveva scelto Sigiriya per sentirsi al sicuro.
Non bastò.
Nel 495 d.C., Moggallana tornò per riprendersi il trono. Kashyapa venne sconfitto e morì durante lo scontro che mise fine al suo breve regno.
La capitale tornò nell'area di Anuradhapura e Sigiriya perse la funzione di residenza reale. Il luogo tornò quindi a essere legato alla vita monastica buddhista, che nell'area aveva radici molto più antiche: insediamenti monastici esistevano infatti intorno alla rocca già secoli prima dell'arrivo di Kashyapa.
E qui la storia compie quasi un giro completo.
La montagna che era stata luogo di meditazione divenne palazzo di un re, fortezza contro una vendetta, capitale di un regno e infine nuovamente complesso monastico.
Sigiriya oggi, Patrimonio UNESCO dello Sri Lanka
Oggi non esistono più le stanze sontuose del re Kashyapa e il gigantesco leone ha perso il corpo e la testa.
Eppure Sigiriya continua a raccontare la propria storia.
Lo fa attraverso le rovine sulla sommità, le piscine scavate nella roccia, i giardini geometrici, i sistemi idraulici, gli affreschi e quelle gigantesche zampe che sembrano ancora custodire l'ingresso alla montagna.
Nel 1982 l'Antica Città di Sigiriya è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO ed è oggi uno dei grandi simboli culturali dello Sri Lanka.
Ma forse i dati storici, da soli, non spiegano fino in fondo il fascino della Roccia del Leone. Per comprenderlo bisogna immaginare di trovarsi ai suoi piedi. Guardare verso l'alto. Pensare a un sovrano che, più di quindici secoli fa, cercò nella cima di una montagna la sicurezza che il potere non riusciva più a garantirgli. Costruì mura, fossati, giardini e un gigantesco leone per proteggersi dal nemico.
Ma dalla vendetta del fratello non riuscì a nascondersi neppure lassù, tra la terra e il cielo.