Torino custodisce un angolo tra storia e archeologia. Un’antica porta, un fossato e un ponte levatoio

Tra il Bastione di San Maurizio e il Bastion Verde sopravvive un pezzo della città fortificata: fossati, cannoniere e il Garittone legato a una romantica storia sabauda

A Torino ci sono luoghi davanti ai quali passiamo centinaia di volte senza sapere davvero che cosa stiamo guardando. Muri, curve, dislivelli che sembrano semplicemente parte della città moderna e che invece appartengono a un’altra Torino, quella delle fortificazioni, dei fossati, dei cannoni e delle porte da attraversare in caso di pericolo.

Oggi passeggiamo proprio lì, ai margini dei Giardini Reali, nei pressi del sottopasso di viale I Maggio, tra corso San Maurizio e corso Regina Margherita.

È uno degli angoli in cui Torino lascia affiorare il proprio passato quasi senza avvertire.

Le mura sopravvissute a Napoleone

Per capire quello che abbiamo davanti bisogna tornare all'inizio dell'Ottocento, quando Napoleone ordinò la demolizione delle fortificazioni di Torino. Della poderosa cinta difensiva che aveva protetto per secoli la capitale sabauda rimase ben poco.

Eppure proprio lungo i Giardini Reali alcuni frammenti riuscirono a sopravvivere.

Sono il Bastione di San Maurizio e il vicino Bastion Verde, due straordinari testimoni di una città che oggi fatichiamo persino a immaginare.

Il primo venne costruito tra il 1670 e il 1680 e costituiva l'ultima piattaforma del sistema difensivo che proteggeva verso nord l'espansione orientale della capitale sabauda. In quegli anni venne consultato anche il celebre ingegnere militare francese Sébastien Le Prestre de Vauban, ma il progetto da lui elaborato mostrava in quel punto un baluardo dalla forma differente rispetto a quello poi realizzato.

Una porta nascosta nel muro

È qui che la passeggiata diventa quasi una piccola caccia al tesoro.

Bisogna rallentare e osservare i mattoni.

Tra le mura si possono infatti riconoscere le tracce di un'antica apertura successivamente tamponata, in un settore delle fortificazioni legato alla cosiddetta Porta di Soccorso.

Non una porta monumentale destinata alle cerimonie, ma un passaggio strategico collegato all'area di Palazzo Reale: una via che permetteva di raggiungere rapidamente l'esterno della città fortificata.

Secondo la tradizione, proprio da questa zona Vittorio Amedeo II sarebbe uscito durante l'assedio francese del 1706 per andare incontro al principe Eugenio di Savoia, protagonista insieme al duca della riscossa che avrebbe portato alla liberazione di Torino.

Improvvisamente quel muro che accompagna il traffico quotidiano assume un significato completamente diverso.

Sotto il prato potrebbe esserci ancora il fossato

C'è poi un particolare ancora più suggestivo.

I bastioni non erano isolati: facevano parte di un articolato sistema militare fatto di fossati, terrapieni, casematte e cannoniere. Oggi gran parte di quella struttura è scomparsa alla vista, ma il terreno conserva ancora la forma delle antiche difese.

E proprio questo rende l'area archeologicamente affascinante.

Accanto al Bastion Verde il fossato storico è oggi in parte occupato dalle sistemazioni a verde. Immaginare di recuperarne e rendere leggibile almeno un tratto significherebbe restituire ai torinesi la percezione di come appariva davvero questa parte della città quando Palazzo Reale si trovava praticamente affacciato sulle fortificazioni.

Il Bastion Verde e il piccolo “Garittone”

Pochi passi ed eccoci davanti al protagonista più affascinante della passeggiata: il Bastion Verde, uno dei resti più significativi dell'enorme investimento compiuto dai Savoia per difendere la loro capitale.

Qui è sopravvissuto quasi integro anche un piccolo padiglione, il celebre Garittone.

Fu costruito tra il 1585 e il 1587 da Ascanio Vitozzi, architetto e ingegnere militare che contribuì profondamente alla trasformazione della Torino sabauda. Era un piccolo belvedere affacciato oltre le mura, dal quale il duca e la corte potevano osservare una campagna che allora cominciava immediatamente fuori dalla città.

Difesa e piacere, dunque, convivevano nello stesso luogo.

E non è finita.

Nel bastione sopravvivono elementi dell'antico sistema militare, mentre il caratteristico profilo dell'“orecchione”, la parte arrotondata della struttura difensiva, ricorda ancora la funzione originaria del complesso.

Ma perché si chiama Bastion Verde?

Qui la storia lascia spazio a una delle più romantiche leggende della Torino sabauda.

Il bastione era conosciuto in precedenza come Bastione degli Angeli. Il nome con cui lo conosciamo oggi sarebbe invece legato a Francesca di Valois, prima moglie di Carlo Emanuele II.

La giovane duchessa, cugina di Luigi XIV, morì nel 1664, appena adolescente e meno di un anno dopo il matrimonio.

Secondo la tradizione, Francesca amava particolarmente quel luogo e soprattutto il colore verde. Carlo Emanuele II avrebbe così fatto decorare il padiglione con quel colore e ricoprire di edera l'esterno in memoria della moglie. Da allora il bastione sarebbe diventato per tutti il Bastion Verde. I Musei Reali ricordano però prudentemente la vicenda come una tradizione tramandata nel tempo, più che come una certezza documentaria.

Una storia d'amore rimasta aggrappata alle mura della città.

Torino, la storia nascosta sotto gli occhi

Ed è forse questo il fascino di questo angolo dei Giardini Reali.

Non occorre entrare in un museo né allontanarsi dal centro. Basta fermarsi mentre le automobili scorrono nel sottopasso, alzare gli occhi verso quelle mura e provare per qualche istante a cancellare mentalmente asfalto, semafori e traffico.

Al loro posto ricompaiono un fossato, un ponte, le sentinelle, le artiglierie e una città chiusa dentro le proprie fortificazioni.

La Torino di quattro secoli fa è ancora lì.

Bisogna soltanto sapere dove guardare.

Crediti fotografici: www.museotorino.it

Image

Non Solo Contro

Il giornale è a cura dell'Associazione Culturale onlus NonSoloContro.
Registrazione n. 2949 del 31/01/2019 rilasciata dal Tribunale di Torino
Direttore responsabile: Nadia Bergamini

Area riservata