A Borgaro Torinese il riscaldamento delle scuole finisce al centro dello scontro politico. Un’interrogazione articolata e dai toni duri, porta in Consiglio comunale il tema delle condizioni climatiche inadeguate negli edifici scolastici dell’Istituto Comprensivo, una questione che – secondo Elisa Cibrario Romanin, Mattia Stievano e Luigi Spinelli di Uniti per cambiare Borgaro – non può più essere derubricata a semplice inconveniente stagionale.
Nel documento si ricostruisce una lunga sequenza di segnalazioni formali inviate dalla dirigenza scolastica all’Amministrazione, a partire almeno dallo scorso ottobre. Segnalazioni che parlano di temperature interne non conformi alla normativa, di disagi per studenti e personale e persino di attività didattiche modificate, come le lezioni di educazione fisica, a causa del freddo.
Il caso più recente citato risale al 19 gennaio, quando nel plesso della primaria “Nicola Grosa” si sarebbe verificata l’ennesima criticità. Un episodio che ha riacceso la preoccupazione dei genitori e che, secondo i consiglieri interroganti, confermerebbe una situazione non episodica ma strutturale, tanto più grave perché riguarda edifici frequentati da minori.
L’interrogazione entra nel merito delle responsabilità: il Comune, viene ricordato, è titolare della manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici e del corretto funzionamento degli impianti di riscaldamento. Da qui una serie di quesiti puntuali su cause tecniche, interventi effettuati, controlli, eventuali penali al fornitore del servizio e sui vincoli contrattuali previsti dal disciplinare di gara.
A rispondere è l’assessore all’Istruzione Eugenio Bertuol, che invita a leggere quanto accaduto con maggiore equilibrio. L’assessore conferma che un problema c’è stato, riconducibile a un guasto di natura elettrica, ma sottolinea come la ditta incaricata sia intervenuta in tempi rapidi, risolvendo la criticità.
Bertuol spiega che il periodo invernale è fisiologicamente il più delicato per gli impianti di riscaldamento, soprattutto in edifici di grandi dimensioni come le scuole. «Anche quando l’intervento è immediato - chiarisce - il ripristino delle temperature ottimali non può essere istantaneo: servono ore affinché gli ambienti tornino a regime».
La situazione più sensibile riguarda la scuola primaria “Nicola Grosa”, l’unico plesso non collegato al teleriscaldamento. Proprio per questo, però, secondo l’assessore, l’attenzione sarebbe massima e la ditta interverrebbe ogni volta che si presenta una necessità, in costante raccordo con la direzione scolastica.
Bertuol ricorda inoltre che «la normativa vigente fissa il limite massimo tra i 18 e i 19 gradi, un dato spesso ignorato nel dibattito pubblico» e precisa che «il Comune non ha scelto direttamente il gestore del servizio: la ditta che oggi ha in carico l’appalto è risultata vincitrice di una gara Consip sovracomunale».
Il messaggio finale di Bertuol è rivolto alle famiglie «nessuna emergenza strutturale, nessuna criticità specifica, ma situazioni tipiche del periodo invernale, affrontate e risolte di volta in volta».
Resta però una distanza evidente tra le due posizioni. Da un lato l’Amministrazione parla di episodi gestiti tempestivamente; dall’altro l’interrogazione insiste su una ripetitività documentata delle segnalazioni, che rende difficile liquidare il problema come occasionale.
Il nodo, più che tecnico, appare politico: quando un disagio diventa sistemico? E soprattutto, quanto a lungo è accettabile che scuole frequentate da bambini funzionino “in emergenza”, affidandosi a interventi correttivi invece che a soluzioni strutturali? Domande che, al netto delle rassicurazioni, continuano a circolare tra genitori e operatori scolastici in attesa che il termometro – dentro e fuori le aule – smetta di oscillare.

