Le leggende metropolitane non sono solo racconti da bar o storie da social network: quando attecchiscono in un territorio, possono generare ansia collettiva, sfiducia e un clima di insicurezza difficile da gestire. È quanto sta accadendo in questi giorni a Leini e in numerosi Comuni del Torinese, dove un vocale anonimo sta rimbalzando sulle chat dei genitori degli alunni delle scuole, diffondendo un presunto allarme su tentativi di rapimento di bambini per traffico di organi.
Un messaggio inquietante che arriva all’improvviso, magari mentre si è al lavoro o in cucina, e che in pochi secondi riesce a gelare il sangue. Una voce con il tono di chi sembra sapere, di chi “mette in guardia”. Parole scelte con cura per colpire nel punto più fragile e profondo di ogni famiglia: la sicurezza dei propri figli.
Nel vocale si parla di “loschi figuri” avvistati nei pressi delle scuole, di auto sospette, di bambini nel mirino di una presunta rete criminale legata al traffico di organi. Frasi gravi, immagini forti, scenari inquietanti che si imprimono nella mente di chi ascolta. Eppure, dietro quel racconto allarmante non c’è alcun fatto verificato, nessuna denuncia, nessun riscontro ufficiale. Solo un’accusa pesantissima costruita sul nulla, capace però di generare paura reale.
A intervenire con una nota congiunta sono il sindaco di Leini, Luca Torella, e l’assessore alla Sicurezza Francesco Faccilongo, che parlano chiaramente di fake news: «Si tratta di una notizia assolutamente falsa, priva di alcun fondamento e che vuole semplicemente creare allarmismo ingiustificato».
Parole nette, che arrivano dopo un confronto diretto con le forze dell’ordine. Non appena il vocale ha iniziato a circolare con insistenza anche a Leini, infatti, l’Amministrazione Torella non è rimasta a guardare. Come già avvenuto in altri Comuni del Torinese travolti dalla stessa ondata di messaggi, si è scelto di andare oltre il tam tam delle chat e verificare i fatti, senza alimentare né minimizzare.
Nel giro di poche ore sono scattati i contatti diretti con il comandante della Polizia Locale e con i Carabinieri competenti sul territorio. Un confronto immediato, concreto, per capire se dietro quelle parole cariche di paura ci fosse anche solo un elemento reale. Perché quando si parla di scuole e bambini, ogni dubbio va chiarito fino in fondo.
L’esito delle verifiche è chiaro: non esiste alcun caso segnalato o confermato di tentativi di rapimento nei pressi delle scuole.
E proprio per spegnere sul nascere ogni ulteriore timore, l’Amministrazione ha deciso di fare un passo in più. Pur in assenza di qualsiasi riscontro concreto, è stato chiesto di intensificare i passaggi di pattugliamento nelle aree attorno agli edifici scolastici, affiancando servizi straordinari a quelli già previsti nella normale programmazione.
Una presenza più visibile, più frequente, capace di trasformare l’ansia in fiducia. Un segnale chiaro rivolto alle famiglie: le istituzioni ci sono, vigilano e non sottovalutano nulla. Un gesto concreto per stemperare la tensione che, inevitabilmente, si era diffusa tra i genitori.
Vicende come questa raccontano con chiarezza quanto possano essere insidiose leggende metropolitane e fake news, soprattutto quando viaggiano veloci nelle chat private e nei gruppi WhatsApp, spazi percepiti come “sicuri” e quindi meno sottoposti a spirito critico. Basta un audio di pochi secondi, inoltrato di contatto in contatto, per trasformare un’invenzione in un caso che sembra reale.
Le conseguenze non sono virtuali, ma molto concrete. Si genera un allarme sociale privo di fondamento, si diffonde il panico tra i genitori, si moltiplicano telefonate e segnalazioni alle forze dell’ordine già impegnate nei servizi quotidiani. Intanto cresce un clima di sospetto verso volti sconosciuti, auto parcheggiate, movimenti ordinari che improvvisamente appaiono minacciosi. E, nel tempo, si insinua anche un’erosione della fiducia nelle istituzioni, accusate ingiustamente di “non dire tutto”.
Quando il tema sfiora i bambini, la reazione emotiva è istantanea, viscerale. È una corda sensibilissima, che non ha bisogno di prove per vibrare. Ed è proprio su questa leva che fanno forza gli autori di messaggi anonimi: sanno che la paura corre più veloce della verifica dei fatti.
Nel comunicato diffuso alla cittadinanza, il sindaco e l’assessore scelgono parole pesate, ma molto chiare. «Non si tratta di una semplice bravata», scrivono, mettendo subito un punto fermo su un aspetto che non può essere sottovalutato. Perché quando si parla di presunti rapimenti di bambini, non esiste leggerezza possibile. «Diffondere consapevolmente una falsa notizia di questo tipo è un atto grave e irresponsabile», sottolineano ancora. Non è solo una catena da interrompere o un audio da cancellare: è un messaggio che entra nelle case, che si insinua nei pensieri dei genitori, che cambia lo sguardo con cui si accompagna un figlio a scuola.
Un vocale del genere genera paura vera, crea tensioni all’interno della comunità, alimenta sospetti. «Si rischia di trasformare un normale contesto quotidiano in uno scenario percepito come pericoloso», è il senso dell’allarme lanciato dagli amministratori.
Per questo l’Amministrazione auspica che si possa arrivare a individuare i responsabili. Non per spirito punitivo, ma per ribadire un principio: la libertà di comunicare non può trasformarsi nella libertà di seminare allarmismo e dolore.
Il messaggio finale del sindaco Torella è semplice, diretto, quasi un invito a fermarsi un attimo prima di premere “inoltra”. È rivolto alle famiglie, ai genitori, a chi in buona fede ha fatto circolare quell’audio pensando di fare qualcosa di utile. «Verificate sempre le comunicazioni anonime prima di condividerle» è l’appello. Un gesto di pochi minuti può evitare ore – se non giorni – di ansia collettiva. Allo stesso modo, l’invito è a non rilanciare audio o messaggi non verificati, soprattutto quando contengono accuse così gravi. «In caso di dubbi, contattate direttamente le forze dell’ordine» ribadiscono sindaco e assessore, ricordando che i canali ufficiali esistono proprio per questo.
Perché ogni condivisione, anche fatta con le migliori intenzioni, rischia di diventare un tassello di un meccanismo più grande. Un vocale inoltrato senza controllo contribuisce, magari inconsapevolmente, ad alimentare il gioco di chi trova divertimento nel generare allarme, dolore e insicurezza. E spezzare quella catena, oggi, è una responsabilità che appartiene a tutti.
Fake news e sicurezza: come difendersi
Per evitare che episodi simili si ripetano, l’invito è a trasformare l’esperienza di questi giorni in una lezione collettiva. Non servono competenze tecniche particolari, ma un po’ di attenzione in più. «Diffidiamo dei messaggi anonimi e privi di fonti ufficiali» è il primo passo. Se un’informazione è vera e rilevante, trova spazio nei canali istituzionali, nelle comunicazioni del Comune, nelle note delle forze dell’ordine.
Allo stesso modo, è fondamentale verificare sempre prima di condividere: controllare i siti ufficiali, le pagine dell’amministrazione, eventualmente fare una telefonata. E soprattutto non lasciarsi trascinare dall’emotività. È naturale reagire di impulso quando si parla di bambini, ma è proprio su quell’impulso che fanno leva le false notizie. «Non inoltrate contenuti allarmistici senza riscontri» è l’appello che suona quasi come una regola di convivenza digitale.
Perché la sicurezza non è fatta solo di pattugliamenti e controlli: passa anche dalla responsabilità collettiva, dalle scelte quotidiane di ciascuno.
L’episodio che ha coinvolto Leini e altri Comuni del Torinese mostra quanto sia sottile il confine tra informazione e disinformazione. Oggi basta un audio di pochi secondi per raggiungere centinaia di persone in pochissimo tempo, generando un’ondata di paura difficile da arginare. In questo scenario, il vero antidoto resta uno solo: la verifica dei fatti, la fiducia nei canali ufficiali, la capacità di fermarsi prima di condividere.
Perché proteggere i nostri figli significa anche difenderli da paure costruite ad arte, da allarmi senza fondamento che rischiano di minare la serenità di un’intera comunità.

