Alessandro Filippone ai Campionati Mondiali Pokémon 2026. Una passione nata quasi per gioco e diventata un viaggio tra tornei, strategie e trasferte internazionali. Premiato in Municipio
Ci sono viaggi che cominciano con una valigia. Altri con un biglietto aereo. Quello di Alessandro Filippone, invece, è cominciato con un mazzo di carte Pokémon.
Carte colorate, all’apparenza soltanto un gioco. Poi le prime partite, la curiosità, le strategie da imparare, gli avversari da studiare. Infine gli allenamenti, i tornei, le trasferte e un traguardo che, per un ragazzo di appena 11 anni, ha qualcosa di straordinario: attraversare l’Oceano e arrivare a San Francisco per rappresentare l’Italia ai Campionati Mondiali Pokémon.
E così, qualche settimana dopo le luci della California, la storia è tornata là dove tutto è più familiare: Volpiano.
Nella Sala del Sindaco del Municipio, il primo cittadino Giovanni Panichelli, insieme agli assessori Barbara Sapino e Luca Ferrero, ha consegnato ad Alessandro una pergamena. Un gesto semplice, ma carico di significato. Non soltanto il riconoscimento per il risultato raggiunto da un giovanissimo concittadino, ma il modo con cui il suo paese ha voluto dirgli quanto sia orgoglioso di lui e del percorso che lo ha portato, a soli 11 anni, da Volpiano fino agli Stati Uniti.
Accanto a lui c’era poi la squadra che non compare in nessuna classifica, ma che probabilmente conta più di tutte: la sua famiglia.
Mamma Valeria, papà Marco, la sorellina Laura, i nonni, gli zii e i cugini. Una presenza numerosa e affettuosa, quasi una piccola curva personale, che racconta quanto questa avventura sia diventata nel tempo un’esperienza condivisa.
Da Volpiano al grande palcoscenico dei Mondiali Pokémon
Per capire davvero dove sia arrivato questo undicenne volpianese bisogna però spostarsi idealmente di migliaia di chilometri.
San Francisco, California.
È qui che Alessandro si è ritrovato immerso nel grande spettacolo dei Pokémon World Championships 2026, il vertice della stagione competitiva internazionale Pokémon.
Non una semplice manifestazione per appassionati. La partecipazione ai Mondiali avviene infatti attraverso un percorso competitivo e, per il gioco di carte collezionabili, i giocatori devono guadagnarsi l’accesso grazie ai risultati ottenuti nel corso della stagione.
L’edizione 2026 si è svolta dal 28 al 30 agosto al Moscone Center di San Francisco, con le finali della domenica ospitate al Chase Center. L’organizzazione aveva annunciato la presenza di oltre 3.000 concorrenti impegnati nelle diverse competizioni Pokémon e un montepremi complessivo superiore ai 2 milioni di dollari.
In mezzo a quel mondo, tra migliaia di giocatori arrivati da Paesi diversi, c’era anche Alessandro.
Undici anni. Volpiano alle spalle. L’Italia da rappresentare.
Tutto era cominciato quasi per caso
Ed è forse questa la parte più bella della storia.
All’inizio non c’erano classifiche internazionali né aerei diretti in California. C’erano soltanto alcuni mazzi Pokémon e un bambino che aveva voglia di capire come funzionassero.
Alessandro comincia a giocare con i genitori. Poi arriva l’incontro con il mondo competitivo, anche grazie alla presenza di un maestro in una fumetteria del territorio e alla scoperta della Lega dedicata al gioco. La curiosità diventa passione e la passione, poco alla volta, si trasforma in impegno.
Da quel momento arrivano gli allenamenti, i tornei e le prime trasferte. Alessandro frequenta e si allena alla Lega di Grugliasco, dove può incontrare altri appassionati, confrontarsi con loro e affinare le proprie strategie. Il percorso agonistico lo porta dalle competizioni regionali a quelle internazionali, fino alla qualificazione per il prestigioso appuntamento negli Stati Uniti.
Dietro quelle carte c’è molto più di un gioco
Perché dietro Pikachu e le altre creature dell’universo Pokémon c’è un gioco competitivo decisamente più complesso di quanto possa immaginare chi lo osserva soltanto dall’esterno.
Servono logica, memoria, capacità di calcolo, strategia, pazienza e concentrazione. Durante le competizioni le giornate possono significare molte ore trascorse al tavolo e ogni partita richiede non soltanto di conoscere perfettamente il proprio mazzo, ma anche di interpretare le mosse dell’avversario e modificare rapidamente la strategia.
Per alcuni aspetti può ricordare gli scacchi: bisogna pensare in anticipo, immaginare le possibili mosse dell’altro, valutare probabilità e conseguenze e decidere in pochi istanti quale strada seguire.
E dietro ogni carta giocata c’è anche la capacità di accettare che non tutte le partite possano essere vinte.
San Francisco e quell’emozione impossibile da allenare
Poi arriva il momento per il quale probabilmente nessun allenamento può prepararti completamente.
Entrare per la prima volta in un Campionato Mondiale.
L’emozione, per Alessandro, si è fatta sentire. Lui stesso ha raccontato l’impatto con l’atmosfera, gli allestimenti e soprattutto con le dimensioni di una manifestazione così importante.
Per un ragazzo di undici anni abituato ad allenarsi a pochi chilometri da casa, trovarsi improvvisamente dall’altra parte dell’Oceano, circondato da giocatori provenienti da tutto il mondo, significa anche imparare a dominare qualcosa che non compare in nessun mazzo: l’emozione.
E forse è proprio questa una delle lezioni più importanti che Alessandro sta imparando attraverso il gioco.
La squadra più importante è la famiglia
Dietro di lui, infatti, c’è un’altra squadra. Non ha carte, classifiche né Championship Points.
È la sua famiglia.
Mamma Valeria e papà Marco lo accompagnano nelle trasferte, mentre attorno ad Alessandro si è creata una vera squadra familiare, con la sorellina Laura, i nonni, gli zii e i cugini pronti a fare il tifo per lui.
Così i tornei sono diventati anche un modo per stare insieme, viaggiare, conoscere nuove città e vivere esperienze che rimangono indipendentemente dal risultato di una partita.
Perché a undici anni vincere conta. Ma imparare a perdere, ricominciare, confrontarsi con gli altri e rimettersi a studiare può contare ancora di più.
Dopo l’America, Alessandro guarda già all’Europa
San Francisco, infatti, non rappresenta il punto finale della storia.
Il calendario guarda già avanti. Nel percorso di Alessandro ci sono nuove competizioni europee, a partire da Francoforte, mentre all’orizzonte compaiono altre possibili trasferte a Nizza, Stoccarda e Londra.
Il gioco sta diventando così anche una particolare scuola di vita: insegna a gestire vittorie e sconfitte, a mantenere la concentrazione per molte ore, a confrontarsi con persone provenienti da altri Paesi e persino a utilizzare l’inglese in un contesto internazionale.
Nel frattempo, però, c’è la vita di tutti i giorni.
Alessandro ha appena iniziato la scuola media. Studia, si allena e continua a coltivare la sua passione.
E forse uno dei particolari più belli arriva quando qualcuno gli domanda che cosa voglia fare da grande.
Non risponde il giocatore professionista.
Non dice il campione Pokémon.
Vorrebbe diventare professore.
Una pergamena che racconta l’orgoglio di Volpiano
Ed è qui che la pergamena consegnata in Municipio assume un significato che va oltre il risultato sportivo.
Non celebra soltanto una qualificazione o una trasferta americana. Racconta il percorso di un bambino che attraverso una passione ha scoperto disciplina, studio, concentrazione, confronto e capacità di mettersi alla prova.
La presenza, al momento della consegna, del sindaco e degli assessori rende ancora più evidente il significato di quel riconoscimento: Volpiano è orgogliosa del suo giovane concittadino e ha voluto dimostrarglielo accogliendolo nel cuore istituzionale della città.
E lundì sera Alessandro era di nuovo a casa.
Attorno a lui la sua famiglia. Davanti a lui gli amministratori del suo paese. Idealmente, alle loro spalle, un’intera comunità.
San Francisco era ormai lontana.
Sul tavolo non un mazzo da giocare, ma una pergamena.
Eppure il viaggio era ancora tutto lì: nelle partite vinte e in quelle perse, negli allenamenti a Grugliasco, nelle ore trascorse a studiare una strategia, negli aerei presi insieme a mamma e papà, nell’emozione di sedersi a un tavolo dall’altra parte del mondo.
Da Volpiano alla California e ritorno. A soli undici anni. Carta dopo carta.
E la prossima partita deve ancora cominciare.