La scadenza dei servizi della prima fase apre il nodo dei canoni per gli istituti. Avetta (Pd) interroga la Regione e chiede misure per le scuole piemontesi più in difficoltà
Una scuola può ormai funzionare senza una connessione Internet stabile e veloce? La risposta, guardando alla quotidianità di qualsiasi istituto, appare sempre più difficile.
Registro elettronico, comunicazioni con le famiglie, piattaforme didattiche, servizi cloud, laboratori digitali, attività delle segreterie e procedure amministrative dipendono ogni giorno dalla rete. Ed è proprio per questo che la conclusione del periodo di connettività gratuita per le scuole interessate dalla prima fase del Piano Scuola Connessa sta aprendo un problema non secondario: chi sosterrà d'ora in avanti il costo dei collegamenti?
La questione arriva anche in Consiglio regionale del Piemonte, dove il consigliere Alberto Avetta (Pd) ha presentato un'interrogazione chiedendo alla Regione di verificare la situazione degli istituti piemontesi e di valutare misure per evitare che i nuovi costi ricadano interamente sulle autonomie scolastiche.
Internet non è più un servizio accessorio per la scuola
Il nodo va ben oltre il semplice pagamento di una bolletta.
Negli ultimi anni la digitalizzazione ha modificato profondamente il funzionamento delle scuole. La connessione è diventata parte dell'infrastruttura necessaria per garantire non soltanto la didattica, ma anche buona parte dell'attività amministrativa.
Una sua interruzione o un collegamento inadeguato possono avere conseguenze sul registro elettronico, sulle comunicazioni scuola-famiglia, sull'accesso alle piattaforme ministeriali, sui servizi delle segreterie e sull'utilizzo degli strumenti digitali acquistati e potenziati negli ultimi anni.
È su questo punto che si concentra la preoccupazione: se il costo della connettività viene trasferito sui bilanci delle singole scuole, le risorse utilizzate per pagare Internet potrebbero non essere più disponibili per altre attività e servizi.
La questione è stata sollevata nelle ultime settimane anche a livello nazionale. Secondo quanto riportato dalla stampa, alcuni istituti interessati dalla scadenza della prima fase hanno già dovuto organizzarsi autonomamente per garantire la continuità della connessione. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un finanziamento stabile, mentre l'Associazione nazionale presidi ha ricordato che la durata temporanea del finanziamento era nota, esprimendosi comunque a favore della continuità del servizio.
Piano Scuola Connessa, cosa sta realmente scadendo
Occorre però distinguere le diverse fasi del programma.
La Fase 1 del Piano Scuola Connessa, avviata nell'ambito della Strategia italiana per la Banda Ultra Larga, ha interessato circa 27mila edifici scolastici e ha consentito di portare negli istituti connessioni ad alta capacità. Il piano originario prevedeva una durata limitata del servizio e le singole connessioni non hanno necessariamente la stessa data di scadenza.
Al 31 agosto 2026, secondo gli ultimi dati pubblicati da Infratel, risultavano attivate 27.410 scuole: 24.087 attraverso l'intervento diretto di Infratel e 3.323 tramite società regionali. In Piemonte l'attuazione dell'intervento Infratel è affidata a Fastweb.
Diversa è invece la successiva misura finanziata attraverso il PNRR, destinata a quasi 10mila ulteriori sedi scolastiche: in questo caso i servizi di connettività sono previsti gratuitamente per sei anni dall'attivazione. Le attività di infrastrutturazione dovevano concludersi entro il 30 giugno 2026, con la garanzia dei servizi per almeno i sei anni successivi.
Il problema che emerge oggi, dunque, non riguarda indistintamente tutte le scuole italiane, ma in particolare gli istituti e i plessi interessati dalla progressiva scadenza dei servizi della prima fase.
Il rischio: scuole costrette a scegliere dove trovare le risorse
È qui che la questione diventa economica.
Un istituto che deve sostenere autonomamente il costo della connessione deve trovare le risorse all'interno di un bilancio che finanzia già attività didattiche, funzionamento amministrativo, materiali, progetti e numerosi altri servizi.
Secondo stime riportate dalla stampa specializzata, per alcuni istituti la spesa per garantire autonomamente il servizio potrebbe arrivare nell'ordine di 3-4mila euro l'anno, anche se il costo effettivo dipende naturalmente dal contratto, dal numero di sedi e dalle caratteristiche tecniche richieste.
Ed è proprio la diversa capacità economica degli istituti a far emergere un secondo interrogativo: il costo della connessione rischia di creare nuove disparità tra le scuole?
Gli istituti più grandi o dotati di maggiori disponibilità potrebbero assorbire più facilmente la nuova spesa. Per le scuole con bilanci più limitati, per gli istituti del primo ciclo o per quelli distribuiti su più plessi, soprattutto nelle aree territorialmente più complesse, l'impatto potrebbe essere differente.
Avetta porta il caso in Consiglio regionale
Su questo scenario interviene il consigliere regionale Alberto Avetta (Pd), che ha presentato un'interrogazione alla Giunta piemontese.
Secondo Avetta, con la ripresa dell'anno scolastico starebbe crescendo tra i dirigenti la preoccupazione per la conclusione dei servizi garantiti dal Piano.
«Questo significa che ogni scuola dovrà farsi carico dei costi di connessione, con il rischio di dover sottrarre fondi ad altri servizi essenziali o a progetti didattici», sostiene il consigliere.
Per Avetta, la connessione non può essere considerata una voce secondaria proprio perché ormai condiziona direttamente il normale funzionamento degli istituti.
Dal registro elettronico alla didattica digitale, fino alle attività amministrative, sostiene il consigliere, la disponibilità della rete è diventata parte integrante del servizio scolastico.
La richiesta alla Regione: mappare scuole, costi e criticità
L'interrogazione punta quindi a capire quale possa essere il ruolo della Regione Piemonte.
Avetta chiede alla Giunta regionale di non limitarsi ad attendere eventuali decisioni nazionali e propone di valutare interventi rivolti agli istituti piemontesi maggiormente esposti al problema.
In particolare, secondo il consigliere, sarebbe necessario individuare quali scuole siano effettivamente interessate dalla scadenza della copertura, quali costi dovranno sostenere e dove si concentrino le maggiori criticità territoriali ed economiche.
Una ricognizione che potrebbe coinvolgere l'Ufficio scolastico regionale, gli enti locali, le autonomie scolastiche e le loro rappresentanze.
«L'eventuale trasferimento dei costi della connessione sui singoli istituti – afferma Avetta – verrebbe ad aggravare i bilanci scolastici già affaticati per le ordinarie esigenze didattiche e amministrative».
Il timore espresso nell'interrogazione è soprattutto quello di una maggiore penalizzazione delle scuole del primo ciclo, degli istituti con minori disponibilità economiche e delle realtà collocate nei territori più fragili o difficili da raggiungere.
La questione ora è garantire la continuità
Il problema, quindi, non è soltanto tecnologico.
Dopo anni di investimenti nella digitalizzazione della scuola, dalle reti ai dispositivi fino ai laboratori innovativi, la sfida diventa garantire che quell'infrastruttura possa continuare a funzionare senza trasformare la connessione Internet in una voce capace di comprimere altre attività scolastiche.
L'interrogazione presentata in Regione porta così al centro una domanda destinata a riguardare un numero crescente di istituti man mano che arriveranno a scadenza i servizi della prima fase: chi deve sostenere stabilmente il costo della connessione digitale delle scuole?
La risposta dovrà chiarire anche un altro punto: se la connettività è ormai indispensabile per garantire didattica e amministrazione, può essere trattata ancora come un progetto temporaneo oppure deve diventare una componente strutturale del funzionamento della scuola pubblica?