Alla fine il parere è arrivato. Protocollato. Firmato. Timbrato. E soprattutto atteso a San Mauro Torinese come il VAR al 97esimo minuto di una finale di Champions, dopo una settimana di risse social, comunicati infuocati, post al vetriolo e improvvise lauree collettive in diritto amministrativo conseguite direttamente su Facebook.
A mettere nero su bianco la propria valutazione è stata la Segretaria generale del Comune. Ovvero la figura che, nella liturgia istituzionale italiana, dovrebbe incarnare il sacro Graal della neutralità: tecnico, imparziale, terzo, impermeabile al caos politico.
E forse è proprio questo il dettaglio più interessante.
Perché il risultato finale sembra costruito con una precisione quasi sartoriale per riuscire nell’impresa più difficile della politica italiana contemporanea: dare ragione a tutti senza scontentare davvero nessuno. Un documento che concede qualcosa alle opposizioni, tranquillizza la maggioranza, riconosce l’esistenza del problema, ma contemporaneamente lo sterilizza con elegante burocrazia senza effettivamente rispondere al quesito posto: ossia l'incompatibilità esiste...
Un piccolo capolavoro di equilibrismo istituzionale. Oppure, a seconda del grado di cinismo dell’osservatore, una supercazzola amministrativa con timbro comunale.
Il giallo della bozza “fantasma”
Ma mentre il Comune cerca di riportare la temperatura politica sotto i livelli di fusione nucleare, in città è esploso anche un altro interrogativo. Uno di quelli che nei corridoi della politica locale si sussurrano con tono da spy story di provincia.
Possibile che la bozza del parere abbia iniziato a circolare prima ancora della protocollazione ufficiale? E soprattutto: come sarebbe arrivata nelle mani della sindaca Giulia Guazzora già intorno alle 12,45, mentre ai consiglieri comunali sarebbe stata inviata soltanto diverse ore dopo, nel tardo pomeriggio?
Domande che, al momento, restano senza risposta ufficiale, ma che inevitabilmente alimentano retroscena, sospetti e quel clima da “House of Cards” che ormai accompagna l’intera vicenda.
Conflitto di interessi secondo il manuale del perfetto equilibrista
Il nodo politico-amministrativo riguarda il possibile conflitto di interessi dell’assessora Daisy Miatton nella votazione di alcune delibere relative a contributi concessi all’associazione Mariuccia Allovio ODV, realtà nella quale lavora il marito dell’assessora stessa.
Ed è qui che il parere diventa quasi un’opera di alta ingegneria lessicale.
La Segretaria generale scrive infatti che, in almeno due casi, l’assessora avrebbe dovuto astenersi “in via prudenziale” dalla discussione e dal voto. Che tradotto dal burocratese all’italiano corrente significa più o meno: “Forse non era obbligata per legge… ma diciamo che evitarla sarebbe stato decisamente opportuno".
E qui arriva immediatamente il gigantesco paracadute istituzionale. Perché subito dopo il documento precisa anche che non esiste incompatibilità formale, non emergono illeciti conclamati (cosa che nessuno ha mai ipotizzato per altro), non c’è danno erariale, gli importi erano modesti (come se non fosse importante come vengono utilizzati i soldi pubblici pochi o tanti che siano), le delibere erano state approvate all’unanimità (e quindi?) e per finire i termini amministrativi risultano ormai scaduti.
Traduzione politica definitiva: “Sì, il problema c’era. Però niente panico, nessuno chiami Report”.
Il parere che riesce nell’impresa di non fare male a nessuno
Leggendo lepagine del documento si ha quasi la sensazione di assistere a una performance acrobatica. La Segretaria sembra camminare costantemente sopra un filo sottilissimo, cercando disperatamente di non precipitare né verso la condanna politica né verso l’assoluzione piena.
Ogni volta che il testo sembra avvicinarsi a una conclusione netta, immediatamente arriva la frenata tecnica. Un linguaggio che sembra voler dire simultaneamente: “Qualcosa non funzionava, ma non trasformiamola nella caduta della Prima Repubblica”.
E infatti il risultato finale è quasi perfetto. Le opposizioni potranno sostenere che la Segretaria abbia riconosciuto il conflitto di interessi, mentre la maggioranza potrà ribattere che non abbia bocciato nessuno.
In pratica: tutti vincono, nessuno perde, applausi al direttore d’orchestra.
Anche la locandina Facebook entra nella saga amministrativa
E il capolavoro dell’equilibrio continua pure sul fronte della famosa locandina Facebook dell’associazione sportiva Allotreb, dove compariva il numero personale dell’assessora. Anche qui la Segretaria mantiene la proverbiale linea democristiana del “colpo al cerchio e colpo alla botte”.
Il comportamento viene definito “inopportuno”, ma non illegittimo. Ovvero: non abbastanza grave da diventare un caso, ma sufficientemente discutibile da meritarsi almeno una tirata d’orecchie istituzionale.
Una specie di: “Non è vietato… però magari anche no.”
La parte che la politica non può anestetizzare
Perché mentre il documento prova a raffreddare il caso con il linguaggio felpato della prudenza amministrativa, la politica ha un problema: la politica vive di simboli, percezioni, equilibri e sangue freddo che spesso evapora molto rapidamente.
E infatti sul tavolo resta la mozione di sfiducia contro Daisy Miatton, firmata dalle opposizioni e destinata ad approdare in Consiglio comunale già nei prossimi giorni.
Ed è qui che il clima si fa davvero interessante.
Nel centrosinistra cittadino sempre più sull'orlo di una crisi di nervi sono già partiti appelli drammatici all’unità, prese di posizione pubbliche, raccolte firme e perfino tentativi disperati di evitare la frattura interna alla maggioranza che si profila all'orizzonte popolata di nubi nere e minacciose.
Tradotto dal politichese: la paura che la situazione possa sfuggire di mano esiste eccome. Perché il parere magari non condanna nessuno, ma una cosa la certifica chiaramente: un problema politico e di opportunità amministrativa c’era.
E adesso toccherà al Consiglio comunale decidere se considerarlo una semplice leggerezza amministrativa, oppure il simbolo di un modo un po' troppo disinvolto di vivere il confine tra incarico pubblico, relazioni personali e gestione del potere locale.
Nel frattempo, a San Mauro Torinese resta una certezza. Politicamente, questa partita sembra ancora lontanissima dal triplice fischio finale.

