I consiglieri regionali del Pd sollecitano l’intervento del Piemonte sulla vertenza: «A rischio competenze e occupazione»
Non è più soltanto la crisi di una singola commessa, ma una vertenza che rischia di trasformarsi in un nuovo caso occupazionale per il sistema produttivo torinese. Al centro c’è Innovaway S.p.A. e, in particolare, il futuro della sede di Torino, dove lavorano circa 160 persone.
A portare la questione in Consiglio regionale sono Laura Pompeo e Alberto Avetta, consiglieri del Partito Democratico, che chiedono alla Regione Piemonte di uscire da quella che definiscono una posizione di sostanziale assenza e di convocare con urgenza un Tavolo di Crisi.
Pompeo ha presentato un’interrogazione all’assessore regionale al Lavoro, Maurizio Marrone, per conoscere quali iniziative la Giunta intenda assumere. La preoccupazione immediata riguarda i 30 lavoratori impegnati nella commessa INBIZ, in prevalenza donne con oltre quindici anni di anzianità, ma secondo i consiglieri il problema ha ormai dimensioni più ampie.
Innovaway, 160 lavoratori e 30 mesi di contratto di solidarietà
Il dato che fotografa meglio la fragilità della situazione riguarda l’intero sito torinese: secondo i consiglieri, i circa 160 dipendenti hanno attraversato, nell’ultimo triennio, 30 mesi di contratto di solidarietà.
Un elemento che sposta la vertenza dal piano strettamente aziendale a quello economico e politico. La questione riguarda infatti la capacità del territorio piemontese di conservare occupazione qualificata e competenze maturate nel corso degli anni, soprattutto in un comparto nel quale l’organizzazione delle commesse e i rapporti tra fornitori, appaltatori e grandi gruppi possono avere conseguenze dirette sui livelli occupazionali.
«È inaccettabile che la Regione Piemonte non prenda una posizione di fronte a un rischio così concreto di espulsione dal sistema produttivo», sostiene Pompeo.
Chiamata in causa per Innovaway, Engineering e Intesa Sanpaolo
Nella ricostruzione politica della vertenza, Pompeo e Avetta individuano una responsabilità che non riguarderebbe soltanto Innovaway. I due consiglieri chiamano in causa anche Engineering SpA e il committente finale Intesa Sanpaolo, chiedendo ai soggetti coinvolti di assumersi un impegno per garantire la continuità occupazionale.
Il riferimento è il precedente della vertenza Numero Blu, considerato un modello da seguire per evitare la dispersione delle professionalità.
«Non possiamo permettere che competenze storiche del territorio vadano disperse», affermano Pompeo e Avetta, indicando tre possibili direttrici di intervento regionale: Tavolo di Crisi, percorsi di ricollocazione e misure di sostegno al reddito.
Smart working, fondi pensione e nuove commesse
Alla preoccupazione per i posti di lavoro si aggiungono le criticità gestionali che, secondo i due consiglieri dem sulla base delle segnalazioni di lavoratori e rappresentanze sindacali, riguarderebbero ritardi nei versamenti ai fondi pensione, pressioni per modifiche peggiorative dello smart working e l'assenza di una strategia efficace per acquisire nuove commesse.
Accuse sulle quali sarà necessario il confronto con l'azienda e con gli altri soggetti coinvolti, ma che contribuiscono ad aumentare la pressione politica sulla Regione affinché apra rapidamente una sede istituzionale di confronto.
La vertenza Innovaway diventa un caso politico regionale
La richiesta di Pompeo e Avetta è quindi quella di convocare Innovaway, Engineering e Intesa Sanpaolo attorno allo stesso tavolo, per verificare le condizioni per scongiurare eventuali esuberi e costruire una prospettiva industriale e occupazionale per il sito di Torino.
La partita ha anche una valenza politica. Per i due esponenti PD, infatti, la vertenza Innovaway rappresenta un banco di prova per le politiche regionali del lavoro: non soltanto gestione dell'emergenza quando arrivano i licenziamenti, ma capacità di intervenire prima che una situazione di difficoltà diventi irreversibile.
In gioco ci sono 160 posti di lavoro, ma anche un patrimonio di esperienza professionale accumulato negli anni.
Ed è proprio su questo punto che Pompeo e Avetta chiedono un cambio di passo: «I lavoratori non possono pagare il prezzo di scelte sbagliate. Serve un impegno concreto per evitare licenziamenti, garantire la continuità produttiva e attivare tutte le tutele previste dalla legge. Torino e il Piemonte non possono perdere un patrimonio professionale tanto importante».