A Valperga c’è una chiesa che non ti aspetti: San Giorgio, il Medioevo nascosto del Canavese

Da fuori potrebbe quasi sfuggire. Poi si entra e tutto cambia: affreschi quattrocenteschi, colori sopravvissuti per secoli, un campanile romanico e storie riemerse da sotto la calce

Ci sono posti davanti ai quali si passa. E altri che fanno venire voglia di fermarsi.

A Valperga, ai piedi dell'antico Castello e con il profilo del Canavese tutt'intorno, ce n'è uno che appartiene decisamente alla seconda categoria. È la Chiesa di San Giorgio e il primo consiglio del nostro carnet di viaggio è semplice: non limitatevi a guardarla da fuori.

Entrate.

Perché è proprio oltre quella porta che comincia la parte più bella del viaggio.

Un salto indietro di quasi mille anni

San Giorgio non ha bisogno di effetti speciali. Il suo fascino sta nelle pietre, nelle pareti, nelle imperfezioni lasciate dal tempo.

Le sue origini risalgono all'XI secolo, quando vennero realizzate le parti più antiche della chiesa e il campanile romanico. Era il tempo del vicino Castello di Valperga, al quale l'edificio religioso era strettamente legato.

Ma attenzione: non era semplicemente la cappella dei Conti.

Qui entrava anche il popolo. San Giorgio svolgeva infatti la funzione di chiesa parrocchiale, diventando per secoli uno dei luoghi intorno ai quali ruotava la vita della comunità.

Poi la chiesa crebbe, cambiò forma, inglobò nuove cappelle. Soprattutto nel Quattrocento cominciò a trasformarsi in qualcosa di straordinario.

Aprite la porta. La sorpresa è sulle pareti

È qui che San Giorgio gioca la sua carta migliore.

Dentro, quasi all'improvviso, compaiono gli affreschi.

Colori, volti, santi, episodi della vita di Cristo. Immagini realizzate secoli fa che continuano a emergere dalle pareti come pagine di un enorme libro illustrato medievale.

Tra gli artisti documentati troviamo Pietro de Scotis, attivo nella seconda metà del XV secolo, mentre in diversi dipinti è stata riconosciuta l'influenza della scuola di Giacomo Jaquerio, uno dei grandi protagonisti del tardogotico piemontese.

Ma per godersi San Giorgio non occorre essere storici dell'arte.

Anzi, forse il modo migliore per visitarla è semplicemente guardare.

Alzare gli occhi verso le volte, avvicinarsi alle cappelle, cercare le figure, osservare i particolari. E immaginare cosa dovesse significare entrare qui cinque o sei secoli fa, quando quelle immagini erano ancora accese di colore.

Quando San Giorgio era dipinta anche fuori

C'è poi un dettaglio che cambia completamente il modo di immaginare questa chiesa.

Gli affreschi non erano soltanto all'interno.

Anche le pareti esterne erano dipinte.

Provate allora a cancellare per un momento dalla mente l'immagine austera che spesso associamo agli edifici medievali. San Giorgio doveva presentarsi come un luogo ricco di colori e immagini, capace di raccontare storie ancora prima che il fedele ne oltrepassasse la soglia.

Sulla parete meridionale comparivano figure come San Cristoforo con il Bambino, San Bernardo e immagini legate al martirio di San Giorgio.

Oggi molto è scomparso. Ma quello che resta basta per accendere l'immaginazione.

Il colpo di scena: gli affreschi scompaiono

La storia, però, a un certo punto cambia completamente.

Nel Seicento arriva la peste e la chiesa viene utilizzata come ospedale o lazzaretto. Per motivi igienici le pareti interne vengono ricoperte di calce.

E gli affreschi spariscono.

Non soltanto dagli occhi: con il trascorrere delle generazioni se ne perde quasi la memoria.

È uno degli aspetti più affascinanti della visita. Sapere che per lunghissimo tempo, dietro pareti apparentemente spoglie, continuavano a esistere santi, scene sacre e colori del Quattrocento.

Come un tesoro nascosto senza bisogno di essere sepolto.

Poi, finalmente, il Medioevo riemerge

All'inizio dell'Ottocento la funzione parrocchiale viene trasferita nella più grande Chiesa della Santissima Trinità, nel centro del paese. San Giorgio perde progressivamente importanza e conosce un lungo periodo di abbandono.

Bisognerà aspettare il Novecento perché qualcuno torni a guardarla con occhi diversi.

Intorno al 1930, grazie all'interessamento del senatore Giorgio Anselmi di Valperga, vengono condotti studi e rilievi. Sotto la calce tornano alla luce gli affreschi.

Immaginate quel momento.

Dopo secoli di silenzio, dalle pareti riappaiono colori e figure che nessuno ricordava quasi più.

Il patrimonio recuperato sarà successivamente oggetto di diversi interventi conservativi, fino ai lavori più recenti che hanno interessato anche la facciata, le decorazioni in cotto e gli affreschi esterni.

Da Valperga al Borgo Medievale di Torino

E quando si pensa di avere scoperto tutto, San Giorgio regala un'altra sorpresa.

Per trovarla bisogna idealmente lasciare Valperga e arrivare fino a Torino.

Nell'Ottocento l'architetto Alfredo d'Andrade studiò la chiesa e rimase colpito soprattutto dalla sua facciata meridionale. Quando venne realizzato il Borgo Medievale del Valentino, alcuni elementi architettonici e decorativi di San Giorgio, comprese le caratteristiche finestre in cotto, furono utilizzati come modello.

Insomma, chi ha passeggiato nel Borgo Medievale di Torino potrebbe aver già incontrato un pezzetto di Valperga senza saperlo.

Ed è uno di quei dettagli da ricordare quando, tornando all'esterno, si osservano le finestre della chiesa con maggiore attenzione.

Prima di andare via, fatele un giro intorno

La visita non finisce sulla porta.

Camminate lungo la parete a mezzogiorno. Cercate le finestre in terracotta, i fregi, i pinnacoli e le tracce delle antiche pitture. Sono indizi lasciati da epoche diverse e permettono quasi di leggere l'evoluzione dell'edificio direttamente sulle sue mura.

Tra le storie più curiose c'è quella dell'Adorazione dei Magi: l'affresco esterno riuscì a salvarsi perché, durante uno degli ampliamenti, venne inglobato nella cosiddetta Sacrestia Nuova e quindi protetto dalle intemperie.

Una piccola coincidenza architettonica che ha permesso a un frammento di Medioevo di arrivare fino a noi.

Il bello di San Giorgio? Non te l'aspetti

Forse è proprio questa la ragione per cui vale la pena raggiungere Valperga.

Non si viene qui per trovare una grande cattedrale o un monumento celebrato in ogni guida turistica. Si viene per qualcosa di più sottile: il piacere della scoperta.

Una chiesa nata quasi mille anni fa. Un campanile romanico. Affreschi quattrocenteschi dimenticati sotto la calce. Una peste che ne cambia la storia. Un architetto dell'Ottocento che porta un pezzo di Valperga nel cuore di Torino. Dipinti che scompaiono e altri che, quasi per caso, riescono a sopravvivere.

E poi c'è quel momento, difficile da raccontare in una fotografia, in cui si entra, si alza lo sguardo e ci si accorge che quel piccolo edificio custodisce molto più di quanto lasciasse immaginare.

È per posti come questo che vale ancora la pena uscire dalle strade più battute.

Nel carnet di viaggio attraverso il Canavese, accanto a Chiesa di San Giorgio, Valperga, una nota possiamo già scriverla:

fermarsi. Entrare. E soprattutto guardare in alto.

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