Per decenni è stata un punto di riferimento per donne vittime di tratta e violenza, madri sole, bambini e persone in difficoltà. Monica Canalis ricorda il riconoscimento attribuitole nel 2021 dal Consiglio regionale
Ci sono persone che attraversano una città senza limitarsi ad abitarla. Ne conoscono le ferite, incontrano chi rimane ai margini e trasformano la solidarietà in qualcosa di concreto: una porta aperta, un pasto, un letto, un luogo nel quale ricominciare.
Suor Angela Pozzoli è stata una di queste persone.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nel mondo del volontariato e dell'assistenza torinese, dove per decenni la religiosa delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli è stata impegnata dalla parte delle persone più fragili.
Una vita spesa soprattutto accanto alle donne, alle madri sole, ai bambini, alle vittime della tratta e della violenza, ma anche alle persone senza dimora e a chi bussava alla porta dei servizi vincenziani cercando non soltanto un aiuto materiale, ma qualcuno disposto ad ascoltare.
La sua storia è legata in modo particolare ai Gruppi di Volontariato Vincenziano e alla realtà di via Saccarelli a Torino, diventata negli anni uno dei punti di riferimento cittadini dell'accoglienza e della solidarietà.
Una vita dalla parte degli ultimi
Suor Angela Pozzoli era originaria di Giussano, in Brianza, e aveva portato a Torino una concezione della carità tutt'altro che passiva: organizzare, costruire reti, coinvolgere volontari e dialogare – talvolta anche con determinazione – con le istituzioni affinché ai problemi sociali corrispondessero risposte concrete.
Già nel 2020 veniva raccontata come una delle animatrici del volontariato vincenziano torinese, impegnata nell'aiuto ai poveri, alle madri sole e alle vittime della tratta. Anche durante il periodo più difficile della pandemia, l'attività di assistenza era proseguita attraverso pasti, distribuzione di beni e interventi rivolti alle persone più vulnerabili.
Non una solidarietà vissuta a distanza, dunque, ma sul campo.
Tra mense, centri di ascolto, accoglienza e sostegno alle donne, Suor Angela ha rappresentato per generazioni di volontarie e volontari una presenza capace di trasformare la sensibilità individuale in una risposta organizzata ai bisogni della città.
Via Saccarelli, quel luogo diventato un porto sicuro
È soprattutto a via Saccarelli che il suo nome rimane legato.
Qui operano da anni le realtà del volontariato vincenziano impegnate nel sostegno alle persone in difficoltà e senza dimora. Ancora oggi i servizi vincenziani indicano attività di distribuzione di vestiario, alimenti e pacchi viveri alle famiglie.
Ma per tante donne e tanti bambini quel luogo ha significato qualcosa di ancora più importante: la possibilità di sentirsi nuovamente al sicuro.
Ed è proprio questa dimensione che emerge dal ricordo della consigliera regionale del Partito Democratico Monica Canalis, che nel 2021 aveva proposto al Consiglio regionale del Piemonte di attribuire a Suor Angela un riconoscimento speciale.
Canalis: «Una grande testimone della carità cristiana»
«Con Suor Angela Pozzoli ci lascia una grande testimone della carità cristiana ed una grande donna», afferma Canalis ricordando la religiosa.
La consigliera regionale richiama in particolare il dicembre 2021, quando, in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani, il Consiglio regionale del Piemonte accolse la sua proposta di premiare Suor Angela con un riconoscimento speciale per l'impegno profuso accanto alle donne vittime di tratta e violenza.
«Per anni Suor Angela Pozzoli è stata il fermento per tante volontarie e volontari – prosegue Canalis – che hanno reso la Casa di via Saccarelli un porto sicuro per le mamme e i bambini».
Parole che restituiscono anche il tratto forse più caratteristico della religiosa: non soltanto aiutare personalmente, ma riuscire a coinvolgere altre persone, creando attorno ai bisogni una comunità capace di farsene carico.
«Una religiosa di frontiera»
Canalis la definisce «un esempio di religiosa di frontiera», capace di sollecitare le istituzioni e, nello stesso tempo, di collaborare con esse per trovare risposte ai bisogni delle persone più fragili.
Una definizione che racconta bene il modo in cui Suor Angela interpretava la propria missione.
La carità, per lei, non si fermava all'assistenza immediata. Significava anche interrogare la città sulle sue povertà, portare all'attenzione delle istituzioni le situazioni che rischiavano di restare invisibili e costruire soluzioni insieme al volontariato.
Un approccio maturato in decenni di lavoro sul territorio torinese e in un rapporto continuo con il mondo dell'assistenza sociale.
Un'eredità che rimane a Torino
La scomparsa di Suor Angela Pozzoli chiude una lunga pagina della solidarietà torinese, ma lascia un'eredità che va oltre le strutture e i servizi ai quali ha dedicato la propria vita.
Resta nelle volontarie e nei volontari che ha coinvolto. Nelle donne accompagnate fuori dalla violenza e dallo sfruttamento. Nelle madri che hanno trovato una porta aperta nel momento più difficile. Nei bambini accolti insieme alle loro mamme. Nelle persone senza dimora alle quali è stata restituita, prima ancora di un aiuto materiale, la dignità di essere viste e ascoltate.
«La ricordo con gratitudine ed affetto – conclude Monica Canalis – certa che la sua testimonianza lascerà un'impronta duratura in tutta la comunità torinese».
Ed è forse proprio questa l'immagine che meglio racconta Suor Angela Pozzoli: una donna che ha scelto di stare dove era più difficile stare.
Accanto a chi rischiava di rimanere solo.