Sabato 31 ottobre alla Sala Fratelli Cervi lo spettacolo della rassegna Teatriade 2026. Un’opera tra domande sull’esistenza e suggestioni della cultura francese del '700
Quanto riusciamo davvero a comprendere del tempo che viviamo? E quanto dell’ordine che riconosciamo nel mondo nasce dal nostro bisogno di attribuirgli un significato? Sono interrogativi che attraversano “I levrieri di piombo di Vauvenargue”, lo spettacolo scritto e diretto da Fabrizio Frassa, in programma sabato 31 ottobre, alle 21, in Sala Cervi (via Mazzini 60) a Caselle Torinese.
L’appuntamento rientra nella rassegna Teatriade 2026 ed è presentato dalla Pro Loco di Caselle e dal Teatro di Ognidove, con il patrocinio della Città. In scena Simona De Vizia, Luca Pivano ed Elis Calegari; le scenografie sono di Franca Battistella, mentre Federica Frassa cura suoni e immagini.
Un ritorno nella storia teatrale di Caselle
Il titolo appartiene già alla memoria culturale cittadina. Il 9 giugno 2018 l’opera era stata rappresentata nella stessa Sala Fratelli Cervi, all’interno di una precedente edizione di Teatriade. Un lavoro sperimentale, costruito intorno alla condivisione del tempo fra interpreti e spettatori, chiamati a confrontarsi con dubbi e domande comuni.
In quella versione, la parola teatrale si misurava con il bisogno di ascoltare, con i limiti della conoscenza e con la tendenza umana a riconoscere disegni e corrispondenze nell’universo. Persino le costellazioni diventavano occasione per interrogare il nostro punto di vista: figure apparentemente familiari, composte però da stelle lontanissime fra loro.
Il ritorno del lavoro nel cartellone del 2026 consente dunque di ritrovare una pagina della drammaturgia di Frassa e di rileggerla a distanza di otto anni.
Vauvenargues, una voce del Settecento da riscoprire
Il nome evocato dal titolo apre anche una finestra sulla cultura europea del XVIII secolo. Luc de Clapiers, marchese di Vauvenargues, nacque ad Aix-en-Provence nel 1715 e morì a Parigi nel 1747. Scrittore e moralista, si formò sui classici, soprattutto Seneca e Plutarco, affiancando la riflessione sull’uomo a un’esperienza militare che lo portò nelle campagne d’Italia e di Boemia. Nel 1746 pubblicò anonima l’Introduzione alla conoscenza dello spirito umano, accompagnata da riflessioni e massime.
La sua fu un’esistenza breve e segnata dalla sofferenza. Durante la ritirata da Praga subì il congelamento delle gambe; il vaiolo compromise ulteriormente la sua salute e le prospettive di una carriera diplomatica. Stabilitosi a Parigi, si dedicò alla scrittura, sostenuto dall’amicizia di Voltaire e Marmontel.
Eppure il suo pensiero conserva una forte fiducia nella dignità umana. Vauvenargues riconosce alle passioni un ruolo attivo e difende una ragione capace di restare in rapporto con la vita e con il sentimento. Il coraggio di agire, la forza interiore e la resistenza alla disperazione occupano un posto centrale nella sua riflessione.
Da Rembrandt agli interrogativi sull’uomo
La proposta di ottobre si inserisce in un percorso che, a Caselle, ha già intrecciato teatro e storia della cultura. Nel maggio scorso Teatriade 2026 aveva ospitato “Le oscure stanze di Rembrandt”, altro lavoro scritto e diretto da Frassa. Un appuntamento dedicato alla dimensione umana del pittore, fra perdite, solitudine e ricerca della bellezza.
Ora “I levrieri di piombo di Vauvenargue” riporta al centro la possibilità del teatro di dare spazio alle domande: quelle che attraversano i secoli e continuano a riguardare il rapporto fra individuo, conoscenza e tempo.