Paura in via Rivarolo 84: Marco Artuso medicato dopo l'esplosione improvvisa dello smartphone
Si sarebbe potuto trasformare nel peggiore degli incubi. Quello che ha vissuto Marco Artuso, titolare del distributore Tamoil, in via Rivarolo 84 a Mappano, la mattinata di giovedì 6 luglio.
Per cause ancora da accertare, il cellulare che teneva nella tasca laterale dei pantaloni, mentre scendeva dalla macchina per recarsi sul luogo di lavoro, ha improvvisamente ed inspiegabilmente preso fuoco.
L'esplosione del cellulare e i soccorsi immediati
Artuso, nel tentativo di liberarsi dei pantaloni in fiamme, è rimasto ustionato ad entrambe le mani e alla coscia sinistra.
Immediati i soccorsi. Sul posto è giunta un'autoambulanza con medico a bordo. Portato d'urgenza all'ospedale di Chivasso, non si è potuto fare altro che accertare le ustioni all'arto superiore bilaterale e alla coscia sinistra, causate dallo scoppio del cellulare.
La prognosi riferita è di 15 giorni, ma con gli ulteriori accertamenti al San Giovanni Bosco sarà certamente prolungata.
Il racconto di Marco Artuso: «Poteva finire molto peggio»
«I volontari della Cri, il personale medico accorso, sono stati tutti fantastici – spiega, ancora visibilmente scosso, Marco Artuso – e desidero ringraziarli. Certo, con il senno di poi, se il cellulare mi fosse esploso in macchina, vicino alle pompe di benzina, oggi ci sarebbe un altro racconto, più drammatico. (A poche decine di metri dall’impianto Tamoil di Mappano ha sede l’ufficio postale, con un numero sempre elevato di persone in coda, anche fuori dalle Poste, ndr)».
«Il telefono non aveva mai dato problemi»
E dire che Artuso, per sua stessa ammissione, utilizza pochissimo il cellulare.
«Non sono un patito. Come tutti ce l’ho. Più che altro mi serve per ricevere le telefonate. Lo avevo ricaricato e non aveva dato alcun segnale di eventuali problematiche, guasti o surriscaldamenti. Insomma è esploso all’improvviso».
Il recupero e l'assistenza legale
Di tutta questa notorietà Artuso ne avrebbe fatto volentieri a meno.
«La coscia, nonostante i medicamenti, bruciano e il caldo non aiuta. Fatico a stare in piedi. E sono sempre alla ricerca di una posizione adatta per trarre un po’ di sollievo. Certamente voglio andare a fondo di questa storia. Una associazione che difende i diritti dei consumatori sta seguendo il mio caso».
Lo shock dopo l'incidente
Intanto, al distributore di via Rivarolo è tutto un via vai di amici e conoscenti che chiedono notizie delle sue condizioni. Ma tutto in presenza. Nessun messaggio o telefonata.
Dopo questo brutto spavento, Artuso per un po' pensa di fare a meno del cellulare.
Lo shock è ancora troppo forte, come i danni sulla sua pelle.