È stato il silenzio raccolto della chiesa di San Maurizio, durante la Messa del 19 febbraio, a segnare il momento più intenso del Giorno del Ricordo ad Ivrea. Un silenzio carico di memoria, di dolore e anche di polemica. Perché proprio da quell’altare, dedicato ai Martiri delle Foibe e alla tragedia del Confine Orientale, è partito un messaggio chiaro contro l’Amministrazione Chiantore.
La celebrazione, promossa da Giorgia Povolo e partecipata da numerosi cittadini «E' stata voluta – spiegano gli organizzatori – per ricordare degnamente chi ha perso la vita o dovuto subire gravi offese e danni materiali». Un momento di preghiera che, nelle intenzioni dell’Unione degli Istriani, ha rappresentato la risposta civile e religiosa a quanto accaduto il 10 febbraio.
L’Unione degli Istriani, infatti, non ha preso parte all’iniziativa organizzata dal sindaco e dalla Giunta comunale di Ivrea in occasione del Giorno del Ricordo. Una scelta netta, motivata con parole altrettanto nette: quella del 10 febbraio viene definita una «sceneggiata della targa», un tentativo di «confondere e nascondere» la celebrazione ufficiale con temi ritenuti estranei al doveroso tributo ai Martiri delle Foibe.
Secondo l’associazione, si sarebbe trattato di un «modo per diluire la responsabilità storica dei crimini commessi – si legge nella nota – da partigiani comunisti o da delinquenti comuni nei confronti della popolazione italiana in Istria, a Fiume e in Dalmazia». Accuse che riaccendono una frattura mai del tutto ricomposta nel dibattito pubblico.
Nel mirino anche il rispetto della legge dello Stato che istituisce il Giorno del Ricordo: per l’Unione degli Istriani, ogni celebrazione che non mantenga centrale il ricordo delle vittime rischia di tradire lo spirito della ricorrenza.
Durante la funzione religiosa, Padre Andrea Plichero – che ha sostituito don Romano Salvarani, esule istriano impossibilitato a celebrare per motivi di salute – ha ripercorso gli eventi di quegli anni drammatici, ricordando i crimini compiuti contro la popolazione civile e il clima di violenza che segnò il Confine Orientale nel secondo dopoguerra.
Particolare commozione ha suscitato il ricordo dei sacerdoti umiliati e trucidati in Istria, a Fiume e in Dalmazia, figure spesso dimenticate nel racconto pubblico di quei fatti ma ancora vive nella memoria delle comunità degli esuli.
La Messa del 19 febbraio è diventata così non solo un momento spirituale, ma anche un atto simbolico. «Un modo per affermare – spiega Valerio Cignetti, presidente dell'Unione degli Istriani Piemonte e Valle d’Aosta – che “nonostante chi provvisoriamente la governa, Ivrea non dimentica».
Parole che suonano come una sfida politica oltre che memoriale. Perché il Giorno del Ricordo, a Ivrea come altrove, continua a essere terreno di confronto acceso: tra chi chiede una memoria senza attenuanti e chi propone letture più complesse del contesto storico.
Intanto, dalla chiesa di San Maurizio, è arrivato un messaggio chiaro: per una parte della città, la memoria delle Foibe non può essere oggetto di compromessi né di reinterpretazioni.

