La Procura di Torino ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza di conti, terreni, fabbricati e preziosi. Tra gli immobili anche uno che sarebbe stato destinato a ospitare donne vittime di violenza
Dai conti correnti a una cassetta di sicurezza con gioielli, monete storiche e decine di orologi da taschino. Passa anche da una filiale bancaria la ricostruzione del patrimonio finito sotto sequestro nell’inchiesta sulla presunta setta di Almese, in Bassa Val di Susa.
La Procura di Torino ha disposto un sequestro preventivo d’urgenza per oltre 700mila euro a carico di Bruno Antonio Malatesta, il 59enne già in custodia cautelare in carcere, e di altri due indagati. Il decreto riguarda decine di terreni e fabbricati, disponibilità finanziarie e oggetti di valore.
I beni intestati a terzi e il controllo che il “maestro” avrebbe mantenuto
Gli accertamenti patrimoniali dei carabinieri del Nucleo investigativo di Torino, coordinati dalla Procura diretta da Giovanni Bombardieri, risalgono al 2018. Da allora, secondo gli investigatori, Malatesta avrebbe trasferito le intestazioni dei propri beni societari e immobiliari a persone di fiducia e a enti terzi, conservandone di fatto il controllo. Due dei quattro indagati avrebbero fatto da prestanome.
I carabinieri hanno ricostruito anche il flusso di denaro e donazioni che, secondo l’ipotesi investigativa, dalle presunte vittime sarebbe arrivato al “maestro” e ai suoi collaboratori. Oltre al contante, i passaggi avrebbero riguardato abitazioni, terreni e oggetti preziosi. Il decreto si concentra sulle intestazioni ritenute fittizie. L’ulteriore ipotesi di reato è il trasferimento fraudolento di valori, previsto dall’articolo 512-bis del codice penale.
Dal Torinese alla Sicilia, la mappa dei beni sequestrati
Il decreto comprende conti correnti, carte prepagate e un fondo pensione intestati al principale indagato. A La Cassa, Viù e Givoletto il sequestro riguarda decine di terreni e fabbricati intestati a una società agricola riconducibile, secondo gli accertamenti, a due stretti collaboratori di Malatesta.
Il provvedimento interessa anche immobili e disponibilità finanziarie intestati alla fondazione cui faceva capo la comunità residenziale, con beni ad Almese, Givoletto, Perlo e San Gregorio di Catania. In provincia di Cuneo, tra gli immobili sequestrati, uno stabile che sarebbe stato destinato a diventare una casa rifugio per donne vittime di violenza.
Sotto sequestro anche il contenuto di una cassetta di sicurezza nella disponibilità di uno degli indagati. Al suo interno i militari hanno trovato gioielli, monete storiche e orologi da taschino d’epoca.
Operazione Asmodeo, dalle indagini del 2024 all’arresto del 1° ottobre
L’inchiesta era partita nel marzo 2024. Il 1° ottobre 2026, con l’operazione Asmodeo, i carabinieri hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Malatesta. Le ipotesi di reato a suo carico comprendevano riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. Nella stessa giornata è stata posta sotto sequestro la residenza di Almese e alcuni ospiti sono stati accompagnati in luoghi protetti.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, i corsi di yoga, meditazione e difesa personale sarebbero serviti ad avvicinare persone in condizioni di vulnerabilità. Nella comunità, il presunto “maestro” avrebbe esercitato un controllo sulle ospiti attraverso la manipolazione psicologica, anche proponendo rituali presentati come cure. Il nuovo decreto apre il capitolo patrimoniale della stessa indagine, concentrandosi su chi risultava proprietario dei beni e su chi, secondo gli inquirenti, continuava a disporne.