Venaria Reale, i corni da caccia risvegliano la tradizione: torna la Festa di Sant’Uberto
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Venaria Reale, i corni da caccia risvegliano la tradizione: torna la Festa di Sant’Uberto

Domenica 8 novembre, tra il borgo e la Reggia, l’omaggio musicale con l’Equipaggio della Regia Venaria e i francesi Les Trompes de Bonne

Prima il suono dei corni nel borgo, poi il dialogo con trombe, timpani e organo nella Cappella. A Venaria Reale la Festa di Sant’Uberto restituisce alla residenza sabauda una parte della sua memoria sonora: quella delle cerimonie di corte, delle fanfare e di una tradizione musicale che continua a vivere attraverso gli interpreti di oggi.

L’appuntamento è per domenica 8 novembre, a partire dalle 10.30. Protagonista sarà l’Equipaggio della Regia Venaria dell’Accademia di Sant’Uberto, affiancato dai suonatori francesi di Les Trompes de Bonne, provenienti dall’Alta Savoia, e dai musicisti della Reale Scuderia.

Quest’anno la ricorrenza coincide con i trent’anni del recupero della festa e della nascita dell’Accademia: una storia cominciata nel 1996, quando la musica contribuì a richiamare l’attenzione su una Reggia ancora in stato di abbandono.

Dai corni da caccia a Vivaldi: il programma musicale

Ad aprire la mattinata, alle 10.30, sarà la sfilata dell’Equipaggio dalla piazza dell’Annunziata alla Reggia di Venaria, prevista in caso di bel tempo. Il percorso unirà anche fisicamente il borgo alla residenza, riportando la celebrazione nello spazio pubblico della città.

Alle 10.45, nella Cappella di Sant’Uberto, verrà celebrata la messa con l’accompagnamento dei corni da caccia, degli ottoni e timpani della Reale Scuderia e dell’organo. Alle 11.30 seguirà l’omaggio musicale al santo.

Il programma accosta il repertorio dei corni alla scrittura barocca. L’Equipaggio della Regia Venaria e Les Trompes de Bonne eseguiranno le fantasie Le moulin de la vierge, La grande fanfare e La Capitane, oltre al Chant Final di H. Heinrich.

Alla Reale Scuderia, con organo e timpani, saranno affidati l’Allegro dal Concerto per due trombe in Do maggiore RV 537 di Antonio Vivaldi e la King William’s March di Jeremiah Clarke. Un’alternanza che permetterà di ascoltare, nella stessa mattinata, il carattere cerimoniale delle fanfare e la brillantezza del repertorio per trombe.

Una tradizione musicale riconosciuta dall’UNESCO

Al centro della festa c’è un’arte che supera i confini della rievocazione. Nel 2020 l’arte musicale dei suonatori di corno da caccia è stata iscritta nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO, attraverso una candidatura che ha coinvolto Italia, Francia, Belgio e Lussemburgo.

La presenza dei musicisti dell’Alta Savoia dà quindi voce a una consuetudine condivisa tra comunità europee. Per Venaria, questa pratica musicale rappresenta anche un legame con la propria identità: il suono diventa uno strumento per leggere la storia della residenza e trasmetterla a un pubblico contemporaneo.

L’accompagnamento delle celebrazioni di Sant’Uberto con i corni da caccia è documentato dal XVIII secolo. Riproporlo oggi significa mantenere in attività un repertorio e un sapere esecutivo, affidandoli alla continuità tra musicisti e generazioni.

Trent’anni di musica per la rinascita della Reggia

La ripresa della festa risale al 1996, su proposta dell’Accademia di Sant’Uberto e in accordo con Curia metropolitana, Comune e Soprintendenza. L’intento era contribuire al recupero della residenza attraverso la musica e le cerimonie che ne avevano segnato la storia.

Da allora l’attività dell’Accademia si è ampliata: all’Equipaggio dei corni si è aggiunto nel 2002 il gruppo di ottoni della Scuderia, seguito dalle stagioni concertistiche e dai percorsi di formazione dedicati ai giovani musicisti e agli strumenti barocchi.

La festa dell’8 novembre raccoglie questo percorso in una mattinata aperta al pubblico, nella quale la tradizione torna a essere un’esperienza d’ascolto condivisa tra città e Reggia.

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Informazioni sul sito www.accademiadisantuberto.org.

 

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