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Daico Automotive Products, sciopero a Mappano per 26 posti di lavoro a rischio

Presidio oggi e lunedì 9 novembre davanti allo stabilimento di strada Goretta. La Filcams CGIL Torino chiede il ritiro della procedura di licenziamento collettivo e un tavolo sugli ammortizzatori sociali

Ventisei posti di lavoro a rischio e alcune commesse ancora attive, secondo il sindacato. È su queste due circostanze che si gioca la vertenza della Daico Automotive Products, dove la procedura di licenziamento collettivo riguarda l’intero organico. Dopo il rifiuto dell’azienda di ritirare la procedura e fermare il percorso di liquidazione, riferisce la Filcams CGIL Torino, il sindacato ha proclamato due giornate di sciopero, oggi, venerdì 6 e lunedì 9 novembre. In entrambe le giornate è previsto un presidio dalle 8 alle 11.30 davanti allo stabilimento di strada Goretta 84, a Mappano.

Le commesse ancora attive al centro della vertenza

Per la Filcams, gli ordini e i rapporti commerciali ancora in essere potrebbero offrire un margine per tenere aperta l’attività. La proposta sindacale prevede una fase transitoria con produzione e orari di lavoro ridotti, sostenuta dagli ammortizzatori sociali. Il tempo così guadagnato servirebbe a verificare se l’azienda possa continuare a operare e quanti posti di lavoro si possano salvaguardare.

«Chiediamo ancora una volta all’azienda di ritirare la procedura di licenziamento collettivo e di sospendere il percorso di liquidazione», dichiara Mario Adinolfi, funzionario della Filcams CGIL Torino. «Esistono le condizioni per aprire un confronto serio che consenta di utilizzare gli ammortizzatori sociali e difendere l’occupazione».

La crisi dell’automotive e il nodo dell’occupazione nel Torinese

La vertenza di Mappano si apre in una fase di difficoltà per la filiera dell’auto, alle prese con il calo delle produzioni e con la transizione industriale. Nel Torinese, dove molte imprese lavorano per il settore, il caso Daico pone una questione concreta: se le commesse residue possano sostenere una parte della produzione mentre si valuta il futuro dello stabilimento.

Con gli scioperi di oggi e di lunedì 9 novembre, la Filcams chiede alla proprietà di aprire un tavolo e sollecita il coinvolgimento delle istituzioni e del Governo. Il primo nodo da sciogliere è la sospensione della liquidazione. Da quella decisione dipende, secondo il sindacato, la possibilità di valutare un piano industriale e occupazionale prima che la chiusura diventi definitiva.

 

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Non Solo Contro

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