Pannoloni, il Piemonte prova la via delle farmacie: il M5S attacca, «Sei mesi per una misura tampone»
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Pannoloni, il Piemonte prova la via delle farmacie: il M5S attacca, «Sei mesi per una misura tampone»

Dopo mesi di ritardi e migliaia di consegne arretrate, la Regione attiva con Federfarma un canale straordinario. Coluccio, Unia e Disabato: «Bene l’intervento, ma non è ancora una soluzione strutturale»

Dalle consegne saltate alle penali per 800mila euro, dal cambio di gestore all’internalizzazione del servizio.

E adesso, dopo un’estate segnata ancora dai disagi, arriva il “piano B”: i pannoloni destinati ad anziani e persone non autosufficienti potranno essere ritirati direttamente nelle farmacie. Una soluzione straordinaria con cui la Regione Piemonte tenta di chiudere una delle crisi più delicate degli ultimi mesi sul fronte dell’assistenza sanitaria territoriale.

Pannoloni in farmacia per smaltire gli arretrati

Il nuovo canale è partito mercoledì 26 agosto, in collaborazione con Federfarma Piemonte, con un obiettivo preciso: smaltire gli ordini arretrati e riportare progressivamente alla normalità la distribuzione degli ausili per incontinenza.

Gli utenti interessati saranno contattati dalla farmacia nella quale è stato effettuato l’ordine e potranno quindi ritirare il prodotto richiesto oppure, se non disponibile, un ausilio equivalente.

Una risposta che arriva dopo mesi difficili per un servizio che interessa circa 83 mila piemontesi, in gran parte anziani, disabili e persone non autosufficienti. Ancora a metà agosto risultavano 7.500 consegne arretrate da oltre dieci giorni, mentre diverse famiglie, rimaste senza forniture, erano state costrette ad acquistare i prodotti di tasca propria.

Il M5S: «Abbiamo aspettato sei mesi»

Ed è proprio sui tempi che si concentra l’attacco del Movimento 5 Stelle.

«Bene il canale straordinario di distribuzione in farmacia, ma abbiamo dovuto aspettare sei mesi per una misura tampone», affermano i consiglieri regionali pentastellati Pasquale Coluccio, Alberto Unia e Sarah Disabato, che rivendicano di aver portato il problema in Consiglio regionale già a marzo: «Auspichiamo che questa misura ponga davvero fine ai disservizi che da mesi colpiscono anziani, non autosufficienti e le loro famiglie, costretti a farsi carico di costi che spettano alla sanità pubblica».

Una crisi iniziata nei primi mesi dell’anno

Secondo il M5S, le difficoltà erano note da tempo. A marzo l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi aveva riconosciuto le criticità del sistema e proprio in quel periodo era maturata la scelta di cambiare radicalmente la gestione.

La vicenda aveva già visto la risoluzione di un primo contratto e le contestazioni al soggetto successivamente incaricato. La Regione aveva quindi deciso di affidarsi ad Amos, società pubblica partecipata da aziende sanitarie piemontesi, per riorganizzare il servizio.

Le penali da 800 mila euro e il passaggio ad Amos

A giugno la situazione era però ancora lontana dall’essere risolta. Riboldi aveva definito «inaccettabili» i disservizi, annunciando la revoca dell’affidamento per gravi inadempienze e ricordando l’applicazione di penali per circa 800mila euro.

L’obiettivo era quello di voltare pagina dal 1° luglio attraverso l’internalizzazione con Amos.

Il nuovo sistema è entrato operativamente in funzione a fine giugno: per gli ordini effettuati dal 29 giugno la gestione delle consegne è passata ad Amos. Anche la nuova organizzazione, tuttavia, non è riuscita immediatamente ad assorbire l’arretrato accumulato.

Le farmacie diventano il “piano B”

Ed è qui che si inserisce l’intervento delle farmacie, destinato ad affiancare temporaneamente la distribuzione ordinaria fino al recupero degli ordini rimasti inevasi.

Una soluzione accolta positivamente dal Movimento 5 Stelle, ma che non cancella le critiche sulla gestione dell’emergenza.

«Dopo quasi sei mesi si parla ancora solo di un tentativo straordinario e temporaneo, non di una soluzione strutturale», sottolineano Coluccio, Unia e Disabato.

Il M5S ricorda di essere tornato sulla questione anche a maggio, quando alcune farmacie non disponevano neppure di un contatto telefonico del nuovo affidatario.

«Una misura tampone non basta»

«Sei mesi per arrivare a una misura tampone sono un’ammissione di fallimento della gestione ordinaria», attaccano i consiglieri pentastellati, annunciando una nuova iniziativa in Consiglio regionale.

La richiesta è che Riboldi riferisca sui risultati ottenuti attraverso il canale straordinario e, soprattutto, indichi tempi certi per il definitivo ripristino del servizio ordinario.

«Vigileremo affinché vengano mantenute davvero le promesse, senza rischiare di scaricare ancora una volta le incapacità gestionali della politica sulle famiglie», concludono.

La prova dei fatti nelle prossime settimane

La Regione assicura intanto un monitoraggio delle consegne e del recupero dell’arretrato. La prova decisiva sarà però nelle prossime settimane.

Perché dopo mesi di disservizi, cambi di gestore, penali, riorganizzazioni e interventi straordinari, per migliaia di famiglie piemontesi la questione è molto meno burocratica di quanto possa sembrare: significa poter ricevere regolarmente un presidio sanitario essenziale senza essere costrette a comprarlo di tasca propria.

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