Scontri a Torino, FSP attacca la sinistra: «Senza la polizia la manifestazione sarebbe finita in devastazione»
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Scontri a Torino, FSP attacca la sinistra: «Senza la polizia la manifestazione sarebbe finita in devastazione»

A poche ore dalla discussione in Consiglio regionale sui disordini del 17 ottobre, Pantanella punta il dito contro le strumentalizzazioni politiche

La ferita degli scontri del 17 ottobre è ancora aperta e, mentre il Consiglio regionale si prepara a discuterne, oggi martedì 27 ottobre,  il confronto politico si fa sempre più acceso.

A intervenire è Luca Pantanella, segretario generale provinciale della FSP Polizia di Stato, che difende l’operato degli agenti e contesta duramente le accuse rivolte alle forze dell’ordine da alcuni esponenti della sinistra e di Alleanza Verdi e Sinistra.

Un comunicato dai toni netti, che arriva a poche ore dal dibattito in aula e rimette al centro una domanda: come si può discutere di quanto accaduto a Torino senza affrontare fino in fondo anche il tema della violenza contro chi era chiamato a garantire la sicurezza?

Per Pantanella, la ricostruzione offerta da una parte della politica lascia fuori proprio ciò che gli operatori avrebbero dovuto affrontare: insulti, sputi, lanci di oggetti e, sostiene il sindacalista, anche minorenni trovati in possesso di bottiglie molotov.

«Attacchi strumentali contro chi indossa la divisa»

Il segretario della FSP parla di «attacchi strumentali e inaccettabili» e accusa alcuni esponenti politici di alimentare un «processo mediatico» contro gli agenti, ignorando il contesto nel quale sono intervenuti.

Secondo la sua ricostruzione, gli interventi di contenimento si sarebbero resi necessari quando la violenza ha messo a rischio l’incolumità pubblica e quella degli operatori. Pantanella attribuisce alla professionalità e alla capacità di controllo delle forze dell’ordine il merito di avere evitato conseguenze ancora più gravi per Torino, i cittadini e i commercianti.

«Senza la nostra professionalità, la manifestazione sarebbe finita in devastazione», è la posizione espressa dal rappresentante sindacale.

La polemica sui «manifestanti inermi» e i minori

Uno dei passaggi più duri del comunicato riguarda la rappresentazione dei manifestanti come «inermi». Pantanella la contesta richiamando il presunto ritrovamento di bottiglie incendiarie tra giovanissimi.

«L’età non può diventare un alibi per giustificare condotte criminali», afferma il segretario provinciale della FSP, chiedendo che si distinguano le persone scese in piazza pacificamente da chi avrebbe cercato lo scontro.

È una distinzione che la politica non può eludere. Il diritto di manifestare merita tutela, così come merita una condanna chiara ogni forma di violenza. Le ragioni di una protesta non possono diventare una giustificazione per aggressioni e danneggiamenti; allo stesso tempo, eventuali responsabilità individuali vanno accertate senza trasformare ogni partecipante in un colpevole.

Giornalisti e osservatori, la richiesta di chiarimenti

Nel suo intervento Pantanella chiede chiarezza anche su chi, a suo giudizio, potrebbe utilizzare in modo «ambiguo e strumentale» il ruolo di giornalista o di osservatore durante le manifestazioni.

Un’accusa che, per la sua delicatezza, richiede fatti precisi e verifiche puntuali. Il diritto di cronaca è una garanzia per tutti, soprattutto quando la tensione è alta: eventuali comportamenti individuali impropri devono essere accertati, senza delegittimare chi documenta ciò che accade in piazza.

Il nodo politico arriva in Consiglio regionale

Il comunicato della FSP si inserisce così nel confronto che approda in Consiglio regionale. Pantanella chiede alla politica responsabilità e accusa chi alimenta polemiche per convenienza di danneggiare Torino, il suo tessuto economico e le persone che ogni giorno vi lavorano.

«Il diritto di manifestare è sacro, la violenza e la distruzione degli spazi pubblici no», è il messaggio del sindacato, che respinge le accuse generalizzate e chiede rispetto per gli operatori impegnati nei servizi di ordine pubblico.

Dal dibattito in aula i cittadini hanno diritto di aspettarsi qualcosa di più di uno scontro tra tifoserie: una ricostruzione rigorosa dei fatti, attenzione alle responsabilità e parole chiare contro la violenza.

Difendere la sicurezza, il diritto di protesta e la libertà di informazione significa prendere sul serio tutte e tre, senza usarne una per cancellare le altre.

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