Dalle amministrazioni del Canavese al Parlamento e al governo, una vita nel cattolicesimo democratico. «A lui devo soprattutto la mia formazione politica»
«Un amico e un maestro politico, sempre lucido nell’analisi e paziente nelle difficoltà».
Monica Canalis, consigliera regionale del Pd, ricorda così Gianfranco Morgando, scomparso a 76 anni, figura di riferimento del centrosinistra piemontese e protagonista della sua formazione politica.
Nelle parole di Canalis emerge soprattutto un insegnamento: anteporre il progetto collettivo alle ambizioni personali. «Ci ricordava sempre che il progetto politico viene prima del percorso del singolo e che le culture politiche sono necessarie anche oggi per non ridurre l’attività politica al mero pragmatismo o alla lotta per il potere».
Nato a Borgiallo nel 1949, Morgando aveva portato le radici canavesane dentro le istituzioni nazionali. Dopo l’impegno amministrativo a Borgiallo e Cuorgnè, era approdato alla Provincia di Torino, occupandosi di Istruzione, Formazione professionale e Bilancio. Eletto deputato per la prima volta nel 1992, aveva attraversato quattro legislature tra Camera e Senato, ricoprendo anche gli incarichi di sottosegretario all’Industria nei governi D’Alema e al Tesoro nel secondo governo Amato.
Allievo di Carlo Donat-Cattin, aveva accompagnato il passaggio dalla Democrazia Cristiana al Partito popolare, alla Margherita e infine al Pd, del quale era diventato nel 2007 il primo segretario piemontese. Un percorso nel quale la tradizione cattolico-sociale era rimasta il filo conduttore, coltivato anche attraverso l’attività della Fondazione Donat-Cattin e l’attenzione alla formazione dei giovani.
È proprio su questo terreno che il ricordo di Canalis si fa più personale. «Con lui avevo costruito le basi della Scuola di formazione politica del Pd piemontese. A lui soprattutto devo la mia formazione politica».
La consigliera ne sottolinea la capacità di mediare e far incontrare le persone intorno a progetti comuni: «Un riferimento politico ed umano». Un dirigente che considerava i partiti una «scuola di democrazia» e leggeva i fenomeni sociali ed economici con attenzione e profondità.
«Uomo di dialogo e di cultura, legatissimo alla sua famiglia e al suo Canavese, lascia un grande vuoto nel centrosinistra piemontese», conclude Canalis. «Oggi lo piangiamo come Cattolici Democratici e come piemontesi».