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Asl TO4, chi cura prende in mano i pennelli: l’arte rende più umani gli ospedali

Da Chivasso a Ivrea, Ciriè, Lanzo e Cuorgnè, centinaia di operatori hanno partecipato ai laboratori di pittura che trasformano gli spazi sanitari

In una sala d’attesa si portano preoccupazioni, domande, la fatica di un percorso di cura. Anche ciò che circonda le persone contribuisce a farle sentire accolte. 

Negli ospedali dell’Asl TO4, alcuni di quegli spazi hanno cambiato volto grazie alle mani di chi, ogni giorno, lavora per assisterle: medici, infermieri, tecnici, operatori sociosanitari e amministrativi che, insieme, hanno preso in mano i pennelli.

Si chiama “Prendersi cura di chi cura per curare il luogo che cura” il progetto che intreccia formazione del personale, relazioni e pittura. Un’esperienza nella quale i grandi pannelli decorativi destinati agli ambienti sanitari sono il risultato visibile di un lavoro che comincia dalle persone.

Dai laboratori di Chivasso agli altri presidi dell’Asl TO4

Nata nel 2017 all’Ospedale di Chivasso, l’iniziativa si è progressivamente estesa a Ivrea, Ciriè, Lanzo e Cuorgnè, coinvolgendo centinaia di professionisti.

A idearla e guidarla è Mirella Fontana, responsabile della Macroarea Ospedale-Territorio di Chivasso nell’ambito della Direzione delle Professioni Sanitarie, la DiPSa. Nei suoi laboratori, inseriti in un percorso formativo strutturato, la realizzazione delle opere diventa occasione per incontrarsi al di là delle mansioni e delle gerarchie.

Il dipinto prende forma attraverso il contributo di ciascuno. Condividere colori, scelte e gesti permette di lavorare insieme in un contesto diverso da quello quotidiano, dando spazio alla creatività e alla conoscenza reciproca. È qui che il progetto cerca di rafforzare lo spirito di squadra e il benessere degli operatori: nella possibilità di riconoscersi anche come persone, oltre il ruolo professionale.

«Umanizzare la cura significa valorizzare la dignità e i bisogni profondi della persona, sia essa un operatore o un utente», sottolinea Clara Occhiena, direttrice della DiPSa. I pannelli realizzati, osserva, rendono tangibile un lavoro corale che unisce competenza, empatia e bellezza.

Il colore come gesto di accoglienza

Una volta conclusi, i pannelli entrano nei reparti, nei servizi e nelle sale d’attesa. Il percorso condiviso durante i laboratori diventa così parte dell’esperienza quotidiana di pazienti, familiari e personale.

L’umanizzazione degli ospedali passa anche dall’attenzione agli ambienti: luoghi nei quali si attraversano momenti di fragilità, si attendono risposte e si affidano ad altri aspetti importanti della propria vita. Rendere questi spazi più gradevoli significa dedicare attenzione anche a questa dimensione dell’assistenza.

Il valore sociale dell’iniziativa sta proprio nel legame tra chi realizza le opere e chi le incontra. Gli operatori contribuiscono direttamente a rendere più accogliente il luogo in cui lavorano e in cui la comunità cerca cura.

Per Luigi Vercellino, direttore generale dell’Asl TO4, sostenere i professionisti significa, in ultima analisi, prendersi cura delle persone assistite. Attraverso i laboratori, evidenzia, il personale rafforza le relazioni e diventa protagonista del cambiamento degli ambienti sanitari.

Un’esperienza entrata nella formazione e nella ricerca

Il progetto è inserito stabilmente nel Piano Formativo Aziendale ed è accreditato ECM, Educazione Continua in Medicina, come attività formativa sul campo.

Nel 2025, con il contributo dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, l’esperienza è stata raccontata nell’articolo “Accoglienza nel colore. Dare un senso a una pratica estetica nei luoghi di cura”, pubblicato su EPALE Journal. Nel 2026 è stata inoltre inserita nel Quaderno n. 7 dell’AIEMS, l’Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche.

L’iniziativa proseguirà coinvolgendo altri reparti e servizi, con il sostegno della Direzione Generale e della Direzione delle Professioni Sanitarie. L’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ne sottolinea il beneficio per la comunità e il significato di opere realizzate dagli stessi professionisti per gli spazi destinati ai pazienti.

Ogni pannello conserva così qualcosa del lavoro che lo ha fatto nascere: tempo condiviso, ascolto, collaborazione. E porta dentro l’ospedale un gesto di attenzione che rimane, a disposizione di chi vi entra ogni giorno.

 

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