Lun, 11 Mag, 2026

Festa dell’Annunziata a Fornelli: tradizioni, riti e memoria in Val di Lanzo. Viaggio tra spiritualità, comunità e antiche usanze

Non so se gli spiriti della montagna esistono, parafrasando il titolo di un noto film del passato, ma di sicuro la giornata di domenica 22 marzo trascorsa in una piccola frazione della Val di Lanzo mi ha restituito quello che da troppo tempo avevo perso: un insieme di sentimenti percepiti in gioventù, dove in luoghi geograficamente diversi ma simili nella sostanza ho lasciato parte di me stesso.

La frazione Fornelli e la festa dell’Annunziata

Siamo nella frazione Fornelli, un gruppo di case aggrappate ad una parete boschiva nel comune di Monastero di Lanzo, in una domenica particolare per la gente di questa comunità: infatti come ogni anno e da tempo immemore si celebra nella piccola chiesetta di questa borgata la festa dell’Annunziata, antico rito da tutti sentito da sempre.

Tutto nasce dalla caratteristica festa di Santa Anastasia, patrona di Monastero di Lanzo, una antica tradizione che vede come figure principali i priori e determinati oggetti decorati a spirale detti galèit, confezionati con farina ed acqua che rappresentano un augurio di fertilità assieme all’invito al risveglio del sole.

Monastero di Lanzo Fornelli festa annunziata

Distribuiti durante la cerimonia, i galèit avevano una funzione divinatoria che segue la luce attraverso i colori vivaci rappresentati dal giallo e dal rosso, le tonalità che più disegnano la voglia di aprirsi all’esterno, alla natura contornata dalla cromia vivida che scaturisce dal cielo terso e chiaro.

Particolare importanza riveste il rito del pane bianco che veniva offerto in passato alla popolazione dai signori del luogo durante le feste patronali o in occasioni particolari: un sovrapporsi di antichissime usanze attraverso i secoli che hanno conservato e miscelato riti arcaici e precristiani con la fede cristiana cattolica.

Origini storiche: i monaci benedettini e Santa Anastasia

Fin dal 900 dopo Cristo i monaci benedettini avevano, attraverso le loro comunità, propagato il culto di Santa Anastasia fondando un secolo dopo un priorato femminile a suo nome proprio a Monastero di Lanzo.

Era usanza accostare alle fanciulle nel corso della funzione battesimale il nome della patrona Anastasia, con derivazioni linguistiche che attraverso la lingua francoprovenzale e piemontese trasformavano il nome originale in Giota, Stasiota e Stasia.

Monastero di Lanzo Fornelli festa annunziata priora

Il pane della carità era una grande forma di circa 50 cm di diametro, panificata nei forni locali, che veniva usata come copricapo da un parente prossimo della priora nel cammino verso la chiesa.

Dopo essere stato benedetto dal celebrante veniva tagliato a piccoli pezzettini ed offerto ai fedeli che, prima di afferrarlo, si baciavano le punte delle dita come gesto di ringraziamento.

Il racconto della giornata: tra neve, silenzio e memoria

Ho avuto il privilegio di assistere silente a questa tradizione e di seguito riporto le mie impressioni di questa giornata emotivamente coinvolgente.

Ad accogliermi lungo la strada verso Chiaves c’è questo luogo antico e misterioso. Nevica, e man mano che salgo con l’auto mi accorgo di entrare in una dimensione totalmente diversa dal frastuono cittadino: qui il silenzio ti avvolge in una nube di sentimenti che impongono rispetto.

Arrivo al limitare della borgata: tutto è bianco. I piccoli prati e i tetti raccontano storie antiche. Mi incammino tra scalini di pietra, archi e case che sembrano uscite da un libro di racconti.

Vengo invitato ad entrare in una baita dove è in atto un rito sacro: la preparazione e la vestizione dei priori. Una giovane donna, dal volto calmo, viene preparata con cura da una figura femminile esperta: il velo bianco ricamato rappresenta purezza e appartenenza. La scena richiama atmosfere d’altri tempi, intime e profonde.

La celebrazione nella chiesetta

La chiesetta è piccola e gremita. La comunità si raccoglie sotto la neve per entrare insieme. All’interno si respira un forte senso di appartenenza. Il rito della consegna del pane, in sostituzione delle ostie, rappresenta il simbolo più autentico della spiritualità locale: semplicità, condivisione e radici.

Terminata la funzione, la comunità si riunisce per un’asta solidale a favore della chiesa: prodotti locali, vino, dolci fatti in casa.

Successivamente si raggiunge la sala conviviale dove il profumo della polenta concia riempie l’aria. Sui tavoli: vino locale, spezzatino, dolci e caffè, serviti con dedizione dai volontari.

È ora di ritornare. Saluto tutti, anche chi ho conosciuto da poco, con gesti semplici e sinceri. Fuori, le grandi “ramine” vengono pulite. La neve è scomparsa, la festa è finita.

Ciao me car e bel Piemunt!

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