L'idea avrebbe potuto essere di quelle che meritano un applauso. Con il termometro che sfiora i 40 gradi e un'estate destinata a mettere a dura prova soprattutto anziani e persone fragili, la sindaca Giulia Guazzora ha deciso di aprire fino al 31 agosto la sala anti-caldo di San Mauro Torinese, la sala "Irma Antonetto" di via XXV Aprile, come rifugio climatizzato per chi in casa non dispone di un condizionatore.
Un'iniziativa intelligente, di buon senso e anche di grande sensibilità sociale. Tanto da convincermi a trovare qualcuno disposto a raccontare quanto fosse utile avere un luogo fresco dove trascorrere le ore più calde della giornata.
Invece ho trovato il nulla.
La sala anti-caldo completamente deserta
La sala anti-caldo ieri (primo giorno di apertura) e oggi completamente vuota. Nessun anziano seduto a leggere un giornale, nessuno intento a fare due chiacchiere, nessuno a cercare riparo dall'afa. Solo silenzio.
È vero, negli ultimi due giorni le temperature hanno concesso una leggera tregua. Ma sarebbe troppo semplice fermarsi a questa spiegazione.
Il primo ostacolo è già arrivarci. La struttura non è certo in una posizione comoda per gran parte dei sanmauresi e lo è ancora meno per chi è anziano, ha problemi di deambulazione o semplicemente non guida. Un servizio pensato per i più fragili dovrebbe essere, prima di tutto, facilmente raggiungibile.
Più che un rifugio dal caldo sembra un magazzino
Poi si apre la porta. Ed è qui che lo stupore lascia spazio alla delusione.
Più che una sala climatizzata destinata ad accogliere le persone durante l'emergenza caldo, sembra un locale adibito a deposito. Sedie sporche e accatastate, ambienti trascurati, un generale senso di abbandono. L'unico bagno disponibile non offre certo un'immagine rassicurante: la pulizia lascia a desiderare e nelle vicinanze sono presenti sacchi dell'immondizia.
Ma la vera sorpresa è un'altra.
Dentro non c'è assolutamente nulla che invogli a fermarsi. Nessun televisore, nessun giornale, nessun distributore di acqua fresca o caffè, nessun piccolo spazio di socializzazione. Soltanto quattro mura climatizzate.
E allora la domanda nasce spontanea: chi sceglierebbe di trascorrere lì qualche ora? A fare cosa?
Perché la lotta contro il caldo estremo non significa soltanto abbassare la temperatura di una stanza. Significa offrire un luogo accogliente, dignitoso, dove le persone possano sentirsi bene e magari rompere anche quella solitudine che, spesso, accompagna proprio gli anziani durante l'estate.
L'idea della sindaca meritava una realizzazione migliore
Forse sarebbe bastato poco. Coinvolgere le associazioni del territorio già dotate di locali climatizzati, utilizzare i saloni parrocchiali, individuare spazi più centrali oppure aprire la stessa sala consiliare comunale. Luoghi vissuti, facilmente raggiungibili e certamente più invitanti.
L'impressione, purtroppo, è che ci si sia fermati al gesto simbolico senza curare ciò che avrebbe fatto davvero la differenza: la qualità dell'accoglienza.
Ed è un peccato.
Perché l'idea della sindaca Giulia Guazzora era davvero buona. Anzi, ottima. Ma quando una buona intuizione viene realizzata senza prestare attenzione ai dettagli che contano, il rischio è che resti soltanto una bella intenzione.
E una sala anti-caldo deserta, in piena emergenza climatica, è forse il segnale più evidente che qualcosa, nell'organizzazione, non ha funzionato.

