Dopo 5 anni di questa rubrica, è utile fare una precisazione: il caffè è meglio prenderlo nella tazza di vetro (o ceramica) che nel bicchierino di plastica. Ecco il perché.
Il caffè è uno dei piccoli riti quotidiani più amati dagli italiani. Ma c’è un dettaglio che spesso sottovalutiamo: il contenitore in cui lo beviamo. Quando prendiamo un caffè da una macchinetta o da asporto in un bicchierino di plastica, insieme alla bevanda potremmo ingerire anche microplastiche. Molti bicchieri monouso sono fatti di polipropilene o polistirene, materiali plastici che, quando vengono a contatto con liquidi molto caldi, possono degradarsi e rilasciare particelle microscopiche nel liquido.
Lo studio sulle microplastiche nelle bevande calde
Uno studio pubblicato sul Journal of Hazardous Materials ha simulato proprio questa situazione: acqua molto calda versata in un bicchiere monouso. Il risultato è sorprendente: fino a 25.000 particelle di microplastica rilasciate in una bevanda calda dopo circa 15 minuti di contatto. Se una persona beve 3 caffè al giorno, può ingerire anche 75.000 particelle al giorno.
E non riguarda solo i bicchieri di plastica: anche molti bicchieri “di carta” hanno un rivestimento interno di plastica che può rilasciare microplastiche quando viene scaldato.
Cosa sono le microplastiche e dove si trovano nel corpo umano
Le microplastiche sono frammenti di plastica più piccoli di 5 millimetri e spesso invisibili a occhio nudo. Possono entrare nel nostro organismo attraverso alimenti, bevande e aria che respiriamo.
Negli ultimi anni i ricercatori le hanno trovate praticamente ovunque nel corpo umano: sangue, placenta, latte materno, polmoni e fegato.
Microplastiche e rischio cardiovascolare: cosa dice lo studio del 2024
Nel 2024 uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha fatto una scoperta importante. I ricercatori hanno analizzato placche aterosclerotiche rimosse dalle carotidi di oltre 250 pazienti e hanno trovato micro e nanoplastiche in più della metà dei casi.
Le placche che contenevano plastica risultavano più infiammate e più instabili. E soprattutto i pazienti con queste placche avevano un rischio più che raddoppiato di infarto, ictus o morte nei tre anni successivi rispetto a chi non aveva microplastiche nelle arterie.
È la prima evidenza diretta che collega microplastiche e malattie cardiovascolari.
Come ridurre l’esposizione quotidiana alle microplastiche
La ricerca è ancora in corso, ma le microplastiche possono favorire infiammazione cronica, trasportare sostanze chimiche tossiche, interferire con il sistema endocrino ed aumentare lo stress ossidativo.
Non possiamo eliminare completamente le microplastiche dall’ambiente, ma possiamo ridurre l’esposizione quotidiana con piccoli gesti. Per esempio preferire tazze di vetro o ceramica, evitare bevande molto calde in contenitori di plastica, ridurre l’uso di prodotti monouso e non scaldare cibi o bevande in plastica.
Il caffè può anche fare bene alla salute se consumato con moderazione. Ma se vogliamo berlo davvero “in salute”, meglio farlo in una tazza di vetro o ceramica.
Il gusto è lo stesso.
Le microplastiche, invece, restano fuori.