Dipendenza negli adolescenti: segnali d’allarme e prevenzione. Come riconoscere il gioco problematico, quali segnali osservare e quando chiedere aiuto
Una partita dopo cena, un’altra prima di dormire, poi la promessa di smettere tra cinque minuti.
Per molti ragazzi i videogiochi rappresentano un passatempo, un’occasione per stare con gli amici e condividere passioni. Per alcuni, però, il gioco finisce per occupare ogni spazio della giornata, fino a compromettere il sonno, lo studio, le relazioni e la salute.
Gaming problematico: i dati sugli adolescenti in Italia
Secondo l’indagine nazionale Dipendenze comportamentali nella Generazione Z 2.0, circa 219.000 ragazzi tra gli 11 e i 13 anni, pari al 13,6%, presentano un profilo compatibile con un disturbo da gaming.
Tra i 14 e i 17 anni la percentuale scende al 7,9%, corrispondente a circa 183.000 studenti. Parliamo quindi di oltre 400.000 adolescenti.
Numeri che invitano a interrogarsi su un fenomeno ancora troppo poco riconosciuto dalle famiglie e, talvolta, dagli stessi professionisti della salute.
Che cos’è l’Internet Gaming Disorder?
Con questa espressione indichiamo un modello di comportamento caratterizzato da un coinvolgimento persistente nel gioco digitale e da una progressiva perdita di controllo. La persona fatica a interrompere le sessioni, assegna ai videogiochi una priorità crescente e continua a giocare anche quando compaiono conseguenze negative nella vita quotidiana.
L’Organizzazione mondiale della sanità riconosce il Gaming Disorder nell’undicesima revisione della classificazione internazionale delle malattie, l’ICD-11. Il DSM-5-TR, il manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association, include invece l’Internet Gaming Disorder tra le condizioni che richiedono ulteriori studi.
Occorre distinguere il disturbo dal semplice entusiasmo per un videogioco. Il tempo trascorso davanti allo schermo, da solo, non basta per formulare una diagnosi: contano soprattutto la perdita di controllo, la continuità del comportamento e le conseguenze concrete sul funzionamento personale, scolastico e sociale.
Videogiochi, sonno e rendimento scolastico: i segnali da osservare
Quando il gioco diventa il centro della giornata, il primo campanello d’allarme può riguardare il sonno. Le partite prolungate ritardano l’ora di coricarsi, riducono le ore di riposo e favoriscono stanchezza, difficoltà di concentrazione e irritabilità.
Anche il rendimento scolastico può risentirne. Compiti trascurati, assenze, calo dei voti e abbandono delle attività sportive o degli interessi precedenti possono segnalare una difficoltà crescente. A questi aspetti si aggiungono sedentarietà, disturbi muscoloscheletrici e alterazioni delle abitudini alimentari.
Gaming problematico, ansia e isolamento sociale
Il quadro può diventare ancora più delicato quando compaiono ansia, sintomi depressivi, isolamento sociale o conflitti familiari.
Questi problemi possono precedere il gaming problematico, accompagnarlo oppure aggravarsi nel tempo. Per questo serve uno sguardo complessivo sul benessere del ragazzo.
Acquisti nei videogiochi e loot box: attenzione alle spese
Attenzione anche agli acquisti all’interno dei giochi.
Skin, potenziamenti, pacchetti a pagamento e loot box possono trasformare il passatempo in una fonte di spesa difficile da controllare.
Quasi un adolescente su due tra quelli con un profilo di gaming problematico ha speso denaro, nell’ultimo anno, per avanzare più rapidamente o ottenere vantaggi nel gioco.
Prevenzione: regole condivise e dialogo in famiglia
La prevenzione comincia in famiglia, molto prima che compaiano segnali evidenti di disagio.
Stabilire orari condivisi, proteggere il sonno, concordare pause e mantenere spazi dedicati allo sport, agli amici e alle attività all’aperto aiuta a costruire un rapporto equilibrato con la tecnologia.
Anche gli adulti devono dare il buon esempio. Le regole funzionano meglio quando coinvolgono tutta la famiglia e quando i genitori conoscono i giochi praticati dai figli, le modalità online e le persone con cui interagiscono.
Il dialogo resta fondamentale: divieti improvvisi e punizioni rischiano di alimentare conflitti, mentre l’ascolto permette di comprendere che cosa il ragazzo cerca nel mondo digitale.
Quando rivolgersi al medico o al pediatra
Un genitore dovrebbe prestare attenzione quando il figlio perde ripetutamente il controllo del tempo di gioco, reagisce con rabbia alle interruzioni, trascura gli impegni, dorme poco o rinuncia progressivamente alle relazioni e alle attività abituali.
La persistenza di questi segnali richiede un confronto con il medico di famiglia o il pediatra, che può valutare il quadro generale e indirizzare, quando necessario, ai servizi specialistici.
I videogiochi possono offrire divertimento, creatività e occasioni di socializzazione. La prevenzione serve a preservare questi aspetti positivi, prima che il gioco sottragga spazio al sonno, allo studio, agli affetti e alla crescita.
Perché il tempo trascorso online dovrebbe arricchire la vita reale, non sostituirla.