Perchè Natale non è sempre Natale per tutti...non per chi si comporta male
Tutti sanno di Babbo Natale, quel paffuto e sorridente omone che porta i doni ai bambini bravi per regalare loro gioia e sogni. Tuttavia, pochi sanno cosa accade a quelli cattivi. Cerchiamo sempre di dimenticarci di questa parte perché troppo dolorosa ma non ha senso farlo. Anzi risulta molto meglio sapere ed affrontare la realtà.
Io abitavo in una villetta con la mia famiglia. Eravamo io, i miei genitori e mio fratello minore Francesco. Mio padre aveva un buon lavoro che ci permetteva di vivere nell’agiatezza ma era spesso via di casa. Mia madre non era da meno, impegnata in viaggi o a divertirsi in vari modi. Mio fratello non era mai riuscito a gestire l’assenza dei nostri genitori e sfogava spesso la sua frustrazione a scuola dove bullizzava con insistenza un suo compagno, un certo Luca, nostro vicino di casa. La sera prima della Vigilia di Natale, mio fratello, cosparse d’acqua il vialetto di casa di questo povero ragazzo, per farsi due risate dell’inevitabile ruzzolone che ne sarebbe seguito e, infine, andò a letto felice delle risate che si sarebbe goduto. Il mattino si sveglio presto e si affacciò alla finestra di camera sua per godersi il tanto atteso spettacolo ma ciò che vide non era ciò che aveva previsto. Appena uscito di casa, Luca, scivolò sul ghiaccio battendo forte la testa sul marciapiede. Presto arrivò l’ambulanza e portò via il ragazzo inerme tra le lacrime dei suoi genitori.
Sentendo le sirene dell’ambulanza andai a controllare ma, arrivato a situazione già terminata, chiesi a mio fratello cosa fosse successo e mi raccontò tutto. La cosa più terribile però è che, dopo un apparente momento di shock, Francesco non sembrava dispiaciuto per l’accaduto. Anzi se ne disinteressò molto rapidamente andando a giocare al computer. Ero scioccato dalla fredda indifferenza di mio fratello e, infuriato con lui, gli chiesi come facesse a starsene lì tranquillo. Le sue parole ancora mi risuonano in testa «Ma non ti preoccupare, l’ambulanza è arrivata no? Vedrai che starà bene»
Non appena finì di pronunciare queste parole mi voltai e, senza pronunciare neanche una parola, tornai in camera mia aberrato da cosa era diventato mio fratello.
La notte della viglia fu fredda e ventosa, e francamente non feci attenzione ai rumori che venivano da fuori scambiandoli per il vento. I miei erano fuori e sarebbero tornati il giorno seguente quindi a casa eravamo solo io e mio fratello. Improvvisamente un fortissimo frastuono metallico si sentì provenire dal tetto e io mi irrigidii dalla paura. Una voce roca e profonda pronunciava parole incomprensibili e non feci in tempo a capire cosa stesse succedendo che un terribile rumore di vetri infranti si diffuse per la casa. Seguirono pesanti e sordi rumori di passi sul pavimento e le urla di mio fratello. Quello fu l’unico suono che mi fece superare la paura e mi mossi tremante verso la sua camera. Mi mossi, a passo incerto, verso la porta della camera di Franceso quando improvvisamente, tra un urlo e l’altro, sentii uno sferragliare di catene che, pesanti, venivano trascinate.
Quello che vidi appena aprii la porta ancora mi provoca terrificanti incubi. Una creatura enorme, ricurva sul suo peso, era girata verso la finestra rotta che dava sulla strada. Era coperto da una folta pelliccia, le sue gambe caprine terminavano in zoccoli sporchi di fango e neve. Due gargantuesche e ricurve corna adornavano una deforme testa allungata. Attirato dal rumore della porta che si apriva si girò e i suoi profondi occhi rossi e neri iniettati di sangue mi guardarono fissi nell’anima. La sua bocca si aprì solo per dirmi di tornare a letto perché, e cito, «tu non sei un bambino cattivo». Questa enorme figura, infine, saltò giù per la strada e, in quel preciso istante, notai il grosso sacco di iuta chiuso con delle catene arrugginite dal quale usciva un piede.
Rimasi impietrito a gelare dal freddo, piangendo. Quando la polizia, avvertita dai sistemi di sicurezza, arrivò non riuscì a dare nessuna spiegazione all’accaduto.
Non vidi mai più mio fratello.
Da quel giorno mi comportai sempre di più da bravo terrorizzato che quell’essere potesse tornare a finire il lavoro.
E tu? Tu sei un bravo bambino?