La settima bestia. L'avarizia quel veleno del cuore, quel vizio che si insinua lentamente nell'animo umano

La settima bestia. L'avarizia quel veleno del cuore, quel vizio che si insinua lentamente nell'animo umano

E' il tentativo illusorio di possedere la vita che fa smarrire il senso del gratuito e dunque dell’esistere

Siamo giunti, infine, all’ultimo dei nostri peggiori predatori. La settima bestia rappresenta ciò che sta ostacolando l’umanità più di ogni cosa.

Come detto precedentemente, questa creatura non ha come obiettivo principale la distruzione della nostra specie, bensì farci proliferare per usarci. Quest’orrore, in effetti, ormai è diventato parte stessa della nostra attuale cultura e società, sta distruggendo ogni aspetto del nostro animo, corrompendolo, portando gli uomini a bramare oltre ogni cosa il possesso invece di concentrarsi su ciò che è davvero importante.

Per la prima volta nelle nostre interazioni, parleremo della nascita di questa bestia. Già precedentemente abbiamo detto che la settima ed ultima bestia è la sorella minore della sesta. Quest’ultima ha generato una terribile reazione a catena man mano che le persone erano ossessionate dalla fame, alcune di loro subirono una ulteriore mutazione,  invece di limitarsi a bramare, iniziarono a utilizzare I propri possessi per incrementare i guadagni e mangiare sempre di più. e ciò creò una meccanica senza possibilità di fuga: chi più si faceva possedere, aveva più mezzi per ottenere più cose, spesso strappandolo dalle mani di chi ne avrebbe avuto diritto o bisogno. Così nacquero le prime istanze della settima bestia. Come avete potuto capire, quindi, si tratta di un circolo vizioso che porta sempre meno persone a dominare gli altri, al prezzo di farsi possedere.

L’aspetto della settima bestia è quanto di più assurdo ed alieno ci sia per noi essere umani. Di fatto è priva di una forma fisica nel senso che intendiamo noi, infatti, è rappresentabile da un fumo nero e viola che muta la sua forma e il suo colore a piacimento man mano che possiede e ghermisce le sue vittime. Da questo ammasso informe emergono sottili e incredibilmente lunghi arti semi tangibili fatti della stessa mistica sostanza del corpo. Ogni snodo di queste braccia fungono da germoglio dai quali si diramano altri arti terminanti in mani affusolate e tremendamente contorte. Le sue unghie sono uncinate e grondati di sangue proveniente dalle ferite che lascia nelle carni delle vittime. La cosa più terrificante, però, è ciò che si cela al centro di questa ribollente marea di oscurità, una gigantesca fauce, irta di denti sbavanti di un misterioso licore verde, che vortica su sé stessa nell’instancabile desiderio di inghiottire tutto ciò che le sue mani le procurano.

Questa gargantuesca aberrazione galleggia sopra le nostre teste ogni giorno, allungando le proprie appendici verso tutti noi e strappandoci frammenti di anima dei quali si nutre. diversamente da tutte le altre bestie, questa non impossessa un singolo individuo ma si sostiene tramite la collettività. Non si riproduce, poiché ne può esisterne solo una alla volta poiché tutto può appartenere ad un solo indivIduo. Non accetterebbe di dividere i suoi averi con nessun altro, tanto meno un suo ipotetico discendente. Arricchisce oltre ogni possibile logica coloro i quali le giurano fedeltà poiché essi si uniranno a lei ben presto. Rappresenta il predatore definitivo dell’animo umano e, invece di combatterla, abbiamo deciso, come specie, di assecondarla in ogni aspetto.

Purtroppo, non v’è modo di sfuggirle in toto. Ognuno di noi è già diventato una sua preda, chi più e chi meno. Io sto rinunciando a combatterla poiché ogni individuo, invece di combatterla, cerca di entrare nelle sue grazie. Mi sto arrendendo perché l’umanità intera si sta arrendendo a lei e non posso combatterla da solo. Siamo deboli e malleabili nelle sue mani, come cuccioli di maiale che, prima o poi, verranno mandati al macello.

Ipotizzo che per poterla arrestare e, infine, distruggere dovremmo rimettere al primo posto l’essere umano e non il possesso ed il potere, ma da questa elucubrazione c’è una gigantesca e terrificante deduzione che emerge. Chi di noi sarebbe disposto a rinunciare a ciò che ha per salvare gli altri? Spero di riuscire a scrivervi nuovamente perché vorrebbe dire che sono riuscita a sopravviverle.

Nella speranza di rivedervi Dr. Morius B.

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