Uniformi, pagelle e ricordi raccontano il collegio ospitato nella residenza torinese dal 1869 al 1943. Un viaggio nella storia dell’istruzione e nella quotidianità delle allieve
Formule geometriche, appunti e pensieri scritti a matita sulle pareti: a Villa della Regina, a Torino, sopravvivono ancora le tracce delle ragazze che studiavano nella residenza. A restituire nomi e storie a quella stagione è “A scuola a Villa della Regina”, il nuovo allestimento permanente dedicato all’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari Italiani.
Il percorso, ospitato nella Guardaroba della Regina e realizzato con la Scuola Internazionale Europea Statale “Altiero Spinelli”, riunisce documenti, uniformi e oggetti personali. Ne emerge il ritratto di una comunità femminile, tra disciplina, formazione e amicizie.
Una scuola nell’Italia appena unita
Voluto da Maria Luisa del Carretto di Santa Giulia per garantire l’istruzione alle figlie dei militari caduti o feriti nelle guerre risorgimentali, l’Istituto ricevette il sostegno di Vittorio Emanuele II, che nel 1865 gli donò la residenza.
Il collegio vi rimase dal 1869 al 1943, diventando una delle scuole femminili più prestigiose dell’Italia postunitaria. Il modello educativo laico affiancava alle materie tradizionali musica, danza, lingue e contabilità, insieme a sartoria, ricamo e disegno industriale. I bombardamenti della Seconda guerra mondiale danneggiarono gravemente la Villa e imposero lo sfollamento delle allieve.
Le divise e le storie delle ragazze
Le studentesse erano chiamate “fiordalisi”, dal colore delle bordure dell’uniforme. La divisa da cerimonia esposta racconta anche l’identità patriottica del collegio: il nero ricordava i padri morti in guerra, l’azzurro rendeva omaggio a Casa Savoia.
Più personali le storie custodite nelle carte. Una lettera documenta l’ammissione gratuita di Maria Adelaide Madonna, per le infermità riportate dal padre sul campo. La pagella del 1908 di Casimira “Lilla” Pasqualino restituisce invece un carattere: prima della classe, ma «insofferente alla disciplina».
Tra gli oggetti spicca “La Goffa”, la bambola confezionata negli anni Ottanta dall’ex allieva Clementina Varesio con la stoffa della propria uniforme. Il nome deriverebbe da un rimprovero abituale di un’insegnante.
La memoria quotidiana entra nel museo
Un baule da corredo, una scatola per dolci donata dalla regina Elena, un biglietto d’amicizia scambiato negli anni Trenta completano il racconto. Piccoli oggetti che riportano nelle sale della residenza le attese e le relazioni delle sue giovani abitanti.
Conservata anche grazie alle donazioni delle ex allieve e delle famiglie, questa memoria entra ora stabilmente nel museo, aggiungendo alla storia reale di Villa della Regina un capitolo dedicato all’educazione femminile e alla vita delle ragazze che l’hanno abitata.