Konecta, mille posti a rischio in Italia: Ivrea torna in bilico, allarme per 555 lavoratori

Konecta, mille posti a rischio in Italia: Ivrea torna in bilico, allarme per 555 lavoratori

La nuova riorganizzazione della multinazionale riapre la vertenza sul polo eporediese. Avetta (Pd) porta il caso in Regione: «Senza un piano industriale è a rischio anche l’economia del Canavese»

Non è più soltanto una vertenza aziendale. Con circa mille posti di lavoro potenzialmente coinvolti a livello nazionale, il nuovo piano di ridimensionamento annunciato da Konecta Italia apre un fronte che riguarda l’occupazione, la tenuta del settore dei contact center e, in Piemonte, il futuro di uno dei poli produttivi più importanti del Canavese: la sede di Ivrea, dove lavorano attualmente circa 555 persone.

L’allarme è tornato a suonare dopo l’incontro nazionale del 15 settembre tra azienda e organizzazioni sindacali. Konecta aveva inizialmente indicato un’eccedenza di 670 FTE, Full Time Equivalent, di cui 600 nelle attività operative e 70 nelle funzioni indirette e di staff. Tradotto in persone, considerando la presenza di rapporti part-time, il perimetro interessato arriva a circa mille lavoratori. Al momento non è stata resa nota la ripartizione degli esuberi tra le diverse sedi italiane.

Ivrea, 555 posti e un'incognita che pesa sull'economia del territorio

Per Ivrea la questione assume una dimensione che va oltre i confini dello stabilimento. Cinquecentocinquantacinque occupati rappresentano infatti un bacino significativo di redditi, consumi e famiglie che gravita sull'economia locale. Un eventuale ridimensionamento consistente avrebbe quindi effetti non soltanto sull'occupazione diretta, ma potenzialmente anche sull'indotto e sulla capacità del territorio di trattenere lavoro qualificato.

È su questo punto che interviene il consigliere regionale Alberto Avetta (Pd), che ha presentato un'interrogazione alla Giunta regionale chiedendo quali iniziative intenda assumere di fronte al nuovo scenario.

«L'annuncio di mille esuberi a livello nazionale – sostiene Avetta – getta nuove ombre sul futuro della sede di Ivrea». Secondo il consigliere, a preoccupare è anche l'assenza, allo stato attuale, di un piano industriale capace di indicare prospettive e investimenti per il futuro delle attività.

Una posizione politica che si inserisce in una vertenza più ampia: anche le organizzazioni sindacali hanno chiesto che il confronto venga portato a livello istituzionale, con il coinvolgimento del Ministero, dell'azienda, dei rappresentanti dei lavoratori e, quando necessario, dei principali committenti.

Dalla chiusura scongiurata alle 107 uscite da Ivrea

La nuova crisi arriva dopo mesi già difficili per il polo eporediese.

Nel dicembre scorso Konecta aveva prospettato un piano di riorganizzazione delle attività piemontesi basato sull'accentramento a Torino e sulla conseguente chiusura delle sedi di Ivrea e Asti.

Dopo settimane di mobilitazioni e trattative sindacali, a febbraio era stata aperta una procedura di uscita incentivata volontaria per 180 lavoratori piemontesi, 80 dei quali a Ivrea.

Le adesioni erano state persino superiori alle previsioni: ad aprile si erano registrate 213 uscite complessive in Piemonte, 107 delle quali dalla sede di Ivrea. Un risultato che aveva portato l'azienda a ritirare il progetto di chiusura del sito eporediese.

Ma la stabilità è durata poco.

A fine maggio era arrivata infatti la decisione di trasferire a Torino 125 addetti impegnati nelle attività di back office non telefonico, di cui 40 provenienti da Ivrea. Un'operazione inizialmente prevista per luglio e successivamente rinviata a ottobre.

Contact center, la crisi diventa strutturale

Dietro la vertenza Konecta c'è però un problema economico più ampio. Il settore CRM/BPO e dei contact center sta attraversando una fase di profonda trasformazione.

Nel confronto con i sindacati, l'azienda ha indicato tra le cause delle difficoltà la contrazione dei volumi, la riduzione del fatturato e della marginalità, il cambiamento delle esigenze dei committenti e una competizione sempre più forte. A questo scenario si aggiunge l'accelerazione della trasformazione tecnologica, che sta modificando processi produttivi, professionalità e fabbisogni di personale.

Il punto economico diventa quindi capire se la risposta alla riduzione dei volumi debba passare prevalentemente attraverso un taglio degli organici oppure attraverso investimenti, riqualificazione professionale e riconversione delle attività.

È proprio su questo terreno che i sindacati chiedono un cambio di passo, sostenendo la necessità di un progetto industriale capace di accompagnare la trasformazione tecnologica senza limitarsi alla gestione degli esuberi.

Il nodo del piano industriale

Ed è qui che si concentra anche la pressione politica sul Piemonte.

«Questo annuncio e l'assenza di qualsivoglia piano industriale da parte della multinazionale spagnola – afferma Avetta – sono segnali preoccupanti per i lavoratori direttamente interessati, per tutta l'economia canavesana e per il comparto piemontese delle telecomunicazioni».

Il consigliere regionale chiede quindi alla Regione Piemonte di sostenere il confronto tra azienda, organizzazioni sindacali e amministrazioni locali.

La questione, per il Canavese, è soprattutto economica: evitare che una riorganizzazione nazionale si traduca in un'ulteriore contrazione dell'occupazione e della presenza produttiva sul territorio.

Dopo le 107 uscite volontarie già registrate a Ivrea e il trasferimento previsto per altri 40 lavoratori, il nuovo annuncio nazionale riapre dunque una partita che sembrava almeno parzialmente chiusa.

Ora l'attenzione è concentrata sui prossimi confronti con Konecta e, soprattutto, sulla distribuzione territoriale delle eccedenze. Perché dietro il dato nazionale dei mille posti ci sono numeri che devono ancora essere assegnati alle singole sedi. E Ivrea, con i suoi 555 addetti, torna inevitabilmente al centro della vertenza occupazionale piemontese.

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