Cresce l’allarme per i lupi in Piemonte, sempre più numerosi e aggressivi. Nel Torinese si moltiplicano gli attacchi ai bovini e ad altri grandi animali, non solo in montagna ma anche in pianura. Dopo i casi registrati negli ultimi mesi, l’ultimo episodio arriva da Frossasco, dove un branco ha aggredito una mandria al pascolo notturno, ferendo gravemente tre mucche.
«Fino a poco tempo fa – spiega Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino – si pensava che un lupo, che pesa 25-30 chili, non avesse la forza di attaccare una mucca. Invece ora colpiscono vitelli, manze e persino bovini adulti. Per gli allevatori è un danno economico enorme: la perdita di un capo può equivalere a un intero mese di lavoro».
Secondo Coldiretti, la situazione sta diventando insostenibile per molti allevatori piemontesi. «Ogni anno riceviamo richieste di aiuto da chi non ce la fa più – continua Mecca Cici –. Alcuni stanno abbandonando gli alpeggi. Ma se scompaiono i margari, finisce anche l’agricoltura di montagna, che è fondamentale per la tutela del territorio e per la produzione dei grandi formaggi delle vallate piemontesi».
Il pascolo all’aperto, pratica tradizionale e sostenibile, è oggi minacciato dalla presenza crescente dei predatori. Coldiretti denuncia una contraddizione: «Si impongono agli allevatori norme europee sul benessere animale, ma non si interviene contro i lupi che rendono impossibile il pascolamento, la forma più naturale di allevamento».
Coldiretti chiede quindi più risorse per la difesa degli allevamenti, risarcimenti rapidi per i danni subiti e l’attuazione del Piano di gestione del lupo in Piemonte: «La Conferenza Stato-Regioni ha già dato il via libera ai piani di controllo, ma la Regione deve ora passare ai fatti. Serve un piano articolato per province e aree locali, con monitoraggio, prevenzione e interventi mirati».
In questo periodo dell’anno, spiegano i ricercatori, i giovani lupi imparano le tecniche di caccia dai genitori, provocando episodi di “surplus killing”, ovvero uccisioni in eccesso rispetto al fabbisogno alimentare.
Con branchi sempre più numerosi – spesso composti da cinque o sei individui – e avvistamenti anche in zone di pianura, il ritorno del lupo in Piemonte è ormai una realtà. Una realtà che, senza un piano di gestione efficace, rischia di mettere in crisi l’intero sistema zootecnico alpino e pedemontano.