Con l’arrivo del freddo, il rabbocco dell’antigelo può nascondere un pericolo per gli animali domestici: come riconoscere il rischio e quando rivolgersi al veterinario
«Gemmea l'aria, il sole così chiaro / che tu ricerchi gli albicocchi in fiore»: così Giovanni Pascoli apriva la sua Novembre, la poesia di Myricae che chiama questi giorni «l'estate, fredda, dei morti». È il tempo in cui, dopo le ultime giornate tiepide, sui prati delle nostre valli e della pianura canavesana compare la prima brina, la brin-a dei nostri vecchi, e in ogni casa si fa quel piccolo rito di stagione che è la preparazione dell'auto all'inverno: gomme termiche, liquido lavavetri invernale e, soprattutto, il rabbocco dell'antigelo nel radiatore.
Proprio da questo gesto, così ordinario, nasce ogni anno uno degli avvelenamenti più insidiosi che incontriamo in ambulatorio: quello da glicole etilenico.
Un nome che è già un avvertimento
La parola glicole viene dal greco glykýs, «dolce», la stessa radice di glucosio e di glicemia. Il nome non è casuale: il glicole etilenico, sintetizzato per la prima volta dal chimico francese Charles-Adolphe Wurtz alla metà dell'Ottocento, ha davvero un sapore dolciastro. È il componente principale di gran parte dei liquidi antigelo e refrigeranti per motori, dove nei prodotti concentrati supera di norma il 90%, e si trova anche in alcuni liquidi lavavetri, in certi fluidi per freni e nei circuiti degli impianti di riscaldamento.
Per un cane che gironzola in garage, o per un gatto che passa sotto le auto in cortile, una pozzetta di liquido colorato e dolce sul pavimento è una tentazione. E il guaio è che ne basta pochissimo. Secondo il Merck Veterinary Manual, la dose minima letale di glicole etilenico puro è di 4,4–6,6 mL per chilogrammo di peso nel cane e di appena 1,4 mL/kg nel gatto: per un gatto di 4 kg, poco più di un cucchiaino da caffè.
Come agisce, e perché inganna
Il glicole etilenico, di per sé, è poco tossico. A essere pericolosi sono i prodotti che il fegato ne ricava, demolendolo attraverso lo stesso enzima che metabolizza l'alcol: acidi organici che alterano l'equilibrio del sangue e, infine, l'acido ossalico, che si lega al calcio e precipita nei reni sotto forma di cristalli di ossalato di calcio, distruggendone i tubuli.
Il decorso si svolge in fasi, ed è qui l'inganno. Tra mezz'ora e dodici ore dopo l'ingestione l'animale sembra ubriaco: barcolla, vomita, è abbattuto, beve e urina molto. Poi, spesso, pare riprendersi, e il proprietario tira un sospiro di sollievo. Ma è proprio in quelle ore di apparente tregua che si prepara il danno più grave: l'insufficienza renale acuta, che nel gatto compare già tra 12 e 24 ore e nel cane tra 36 e 72 ore dall'ingestione, quando ormai le possibilità di cura si sono drasticamente ridotte.
Una corsa contro il tempo
Un antidoto esiste. Il fomepizolo, oppure, in sua mancanza, l'etanolo somministrato per via endovenosa, «tengono occupato» l'enzima che trasforma il glicole nei suoi derivati tossici, così che la sostanza venga eliminata con le urine prima di fare danni. Ma funziona soltanto se si interviene presto: la prognosi, ricorda ancora il Merck, peggiora con il passare del tempo tra l'ingestione e l'inizio della terapia, e quando i reni hanno già smesso di produrre urina l'antidoto serve a poco. Nel gatto, che è più sensibile e più rapido nel metabolizzare il veleno, la finestra utile è particolarmente breve.
Per questo il consiglio è uno solo: se sospettate che il vostro animale abbia leccato dell'antigelo, anche in minima quantità, non aspettate i sintomi. Portatelo subito dal veterinario, con la confezione del prodotto.
La prevenzione, in garage e in cortile
Qualche semplice accortezza riduce il rischio quasi a zero. Fate il rabbocco con cani e gatti lontani, raccogliete subito con della carta assorbente ogni goccia caduta e lavate il pavimento. Chiudete bene i flaconi e riponeteli in alto, in un armadio. Controllate che l'auto non perda liquido dal radiatore: una macchia sotto il motore va riparata, non solo pulita. E non lasciate mai il liquido esausto in secchi o bacinelle aperte, ma conferitelo all'isola ecologica.
Al momento dell'acquisto vale la pena leggere l'etichetta. Esistono antigelo a base di glicole propilenico, molto meno tossico, anche se non del tutto innocuo, soprattutto per il gatto. Negli Stati Uniti, dal 2012, i produttori aggiungono ai liquidi antigelo una sostanza amaricante per scoraggiarne l'ingestione; anche dove è presente, però, non tutti gli animali ne sono dissuasi.
Cinque secoli fa Paracelso, padre della moderna tossicologia, scriveva che «tutte le cose sono veleno, e nulla è privo di veleno; solo la dose fa sì che una cosa non sia un veleno». Con il glicole etilenico, per i nostri amici a quattro zampe, quella dose è davvero piccola: tanto vale non dargliene l'occasione.