Mer, 13 Mag, 2026

Migrazione dei rospi: migliaia di anfibi a rischio sulle strade, al via la campagna per salvare la biodiversità

Migrazione dei rospi: migliaia di anfibi a rischio sulle strade, al via la campagna per salvare la biodiversità

Non fanno rumore, non occupano le prime pagine e non bloccano il traffico. Eppure, ogni anno tra fine febbraio e marzo, migliaia di rospi attraversano le strade del Torinese in una delle migrazioni più delicate e meno visibili del nostro territorio. Un rito antico, scandito da pioggia e temperature miti, che oggi si scontra con asfalto, fari e urbanizzazione.

Per il sedicesimo anno consecutivo la Città metropolitana di Torino ha attivato la campagna di salvaguardia degli anfibi, un’azione concreta di tutela ambientale che prova a ridurre le morìe causate dal traffico veicolare durante il periodo riproduttivo.

Quando la pioggia chiama, i rospi rispondono

Dopo mesi trascorsi nei siti di svernamento, i rospi emergono con l’allungarsi delle giornate e l’aumento dell’umidità. Le serate piovose rappresentano il segnale definitivo: è il momento di mettersi in cammino verso stagni e zone umide dove avverrà la riproduzione.

La migrazione di massa dura circa un mese e si concentra soprattutto nelle notti più umide. È proprio in quelle ore che si consuma il conflitto tra natura e infrastrutture: strade provinciali e traffico intenso diventano barriere spesso letali.

Habitat frammentati e zone umide scomparse

Negli ultimi decenni la costruzione di strade, autostrade e nuovi insediamenti ha cancellato o frammentato aree umide fondamentali per la sopravvivenza degli anfibi. In altri casi le zone di riproduzione sono rimaste, ma sono diventate difficili da raggiungere.

Gli anfibi, già vulnerabili ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, pagano così il prezzo della trasformazione del territorio. Non è solo una questione di singoli esemplari schiacciati: è l’equilibrio degli ecosistemi locali a essere messo alla prova.

posizionamento reti e segnaletica migrazione Rospi Val di Chy 02 2026 3

Cartelli, reti e volontari: la tutela sul campo

Le soluzioni adottate sono diverse e calibrate sui contesti. Dove il traffico è troppo intenso per consentire interventi diretti, vengono installati cartelli che segnalano la presenza dei rospi, invitando gli automobilisti a rallentare. Nei siti più sicuri vengono invece posizionate barriere temporanee che intercettano gli animali lungo le carreggiate. A quel punto entrano in azione operatori e volontari, che li raccolgono e li trasferiscono manualmente oltre la strada.

L’esperienza accumulata negli ultimi anni ha evidenziato un limite importante: molti “rospodotti” realizzati non vengono utilizzati, spesso per il diametro insufficiente o per la difficoltà di convogliare gli animali al loro interno. Diversamente, i sottopassi più ampi, superiori al metro di diametro, risultano efficaci e realmente frequentati dagli anfibi.

I territori coinvolti nel 2026

In alcune località, come San Giorio di Susa, Rivarossa, Rosta e Buttigliera, la migrazione si è drasticamente ridotta nel tempo. In altre, come la collina torinese, il fenomeno resta significativo e sostenuto da una crescente sensibilità dei cittadini.

Nel 2026 resta attivo, seppur in misura ridotta per la presenza di un cantiere, il bacino artificiale del lago Gurzia tra Vistrorio e Vidracco, dove convergono migliaia di anfibi provenienti dalle colline circostanti. Qui i volontari del Circolo di Legambiente “Chiusella Vivo” installano barriere per facilitare le operazioni di salvataggio.

Nuovo sito di intervento è il Comune di Val di Chy, dove è stata posata una barriera di 300 metri lungo la Sp64 per intercettare i rospi diretti verso una torbiera. A Giaglione si interviene invece per proteggere la migrazione verso un lago situato in una proprietà privata.

Anche in Val Pellice gruppi spontanei di volontari monitorano le serate piovose nelle aree più critiche, con l’obiettivo di individuare nuovi punti su cui concentrare future azioni di tutela.

Una migrazione che parla di noi

La migrazione dei rospi è un indicatore ambientale potente. Gli anfibi sono tra le specie più sensibili ai cambiamenti climatici e alla qualità degli habitat: il loro declino segnala uno squilibrio più ampio.

Proteggerli significa ripensare la progettazione delle infrastrutture, tutelare le zone umide e promuovere una mobilità più consapevole. A volte basta rallentare per qualche centinaio di metri in una sera di pioggia per fare la differenza.

Sotto i fari delle auto, ogni primavera, si gioca una piccola ma significativa battaglia per la biodiversità. E il suo esito dipende anche da noi.

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Torino e area metropolitana

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