Rinnovabili in Piemonte, Nallo attacca Cirio e Marnati: «Legge da correggere dopo i rilievi di Roma»
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Rinnovabili in Piemonte, Nallo attacca Cirio e Marnati: «Legge da correggere dopo i rilievi di Roma»

La consigliera di Italia Viva contesta il tetto dello 0,8% sui terreni agricoli e denuncia una retromarcia della Giunta

La legge piemontese sulle rinnovabili riaccende lo scontro politico. 

Vittoria Nallo, consigliera regionale di Italia Viva, nel gruppo Stati Uniti d’Europa, punta il dito contro il presidente Alberto Cirio e l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati: secondo quanto denuncia in una nota del 15 ottobre, i rilievi ministeriali avrebbero costretto la Regione a rimettere mano al limite previsto per le aree agricole idonee agli impianti.

«È l’ennesima figuraccia della Giunta Cirio, costretta a correggere in fretta e furia la legge sulle rinnovabili per evitare di farsi impugnare il testo di fronte alla Corte costituzionale», attacca Nallo.

Il bersaglio è una scelta che la maggioranza aveva presentato come un punto di equilibrio tra transizione energetica e difesa dell’agricoltura.

La legge, approvata dal Consiglio regionale il 21 luglio scorso e promulgata il 28 luglio 2026, stabilisce che le aree agricole qualificabili come idonee non possano superare lo 0,8% della Superficie agricola utilizzata regionale, includendo gli impianti agrivoltaici in esercizio o autorizzati. È su questo tetto che si concentra la contestazione.

Il nodo dello 0,8% e la correzione denunciata da Nallo

Secondo la consigliera, l’impostazione scelta dalla Giunta avrebbe mostrato le criticità già segnalate dall’opposizione durante il confronto in Aula.

«Avevamo fatto notare sin da subito che la legge nazionale stabilisce un range e che un limite rigido non sarebbe stato ammissibile, né politicamente, né giuridicamente», sostiene Nallo. La maggioranza, aggiunge, avrebbe comunque proseguito su quella strada per rivendicare la maggiore protezione possibile dei terreni agricoli.

Ora, però, le osservazioni arrivate dai ministeri avrebbero portato alla previsione di una forchetta tra lo 0,8% e l’1%, al posto del limite rigido. Un intervento che Nallo interpreta come una smentita politica dell’impianto sostenuto da Cirio e Marnati.

Le promesse di luglio tornano al centro dello scontro

Il punto politicamente più esposto per la Giunta è il confronto con le dichiarazioni che avevano accompagnato il via libera estivo.

Il 22 luglio Marnati aveva rivendicato: «Assicuriamo al Piemonte un quadro chiaro e tempi definiti, diamo certezze agli investitori». La Regione indicava come priorità l’utilizzo di superfici già trasformate, dagli edifici ai parcheggi fino alle aree industriali dismesse, insieme alla tutela dei suoli agricoli produttivi.

È proprio sul tema della certezza delle regole che Nallo costruisce l’affondo: una norma presentata come risposta alla burocrazia e agli ostacoli agli investimenti necessiterebbe già di correzioni a meno di tre mesi dall’approvazione.

«È ormai il solito copione della destra di governo: approvano leggi di pura propaganda, salvo poi essere smentiti dalla realtà», dichiara la consigliera.

La critica investe quindi il metodo con cui la maggioranza governa la transizione energetica: la capacità di tradurre una posizione politica sulla tutela del territorio in disposizioni solide e applicabili.

Terreni agricoli e investimenti: la partita politica delle rinnovabili

Dietro lo scontro sulle percentuali resta una scelta che riguarda amministrazioni locali, agricoltori e operatori energetici: come distribuire gli impianti, proteggere il paesaggio e consentire gli investimenti necessari.

La legge regionale indica per il Piemonte un obiettivo minimo di 4.991 megawatt di potenza nominale da fonti rinnovabili al 2030. Un traguardo che rende la stabilità delle regole una questione concreta per la programmazione degli interventi.

Nallo accusa la Giunta di muoversi nella direzione opposta: «Altro che tutela del territorio, altro che sviluppo energetico, autonomia e indipendenza del Piemonte: con questa destra si crea soltanto incertezza per le imprese e un freno alla transizione energetica».

La vicenda apre così un fronte sulla credibilità della politica energetica regionale.

Alla maggioranza viene contestato di aver privilegiato la rivendicazione del limite più restrittivo senza garantirne la tenuta giuridica. È su questo terreno che Cirio e Marnati sono chiamati a chiarire quali modifiche siano necessarie e quali conseguenze possano avere sull’applicazione della legge.

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