Mar, 14 Apr, 2026

Storia e barocco si incontrano a Castellamonte: restaurata la cappella dell’Assunta, simbolo di fede e memoria

Storia e barocco si incontrano a Castellamonte: restaurata la cappella dell’Assunta, simbolo di fede e memoria

Da sempre il Piemonte è terra generosa nell’offrirci angoli di storia in ogni luogo in cui si è fermata la paziente ed ingegnosa mente di chi ha vissuto fin dall’antichità le nostre contrade, villaggi, borghi, città o semplici frazioni ricche di meravigliosi trascorsi: tracce di vite vissute, aneddoti, racconti e manufatti sono infatti dietro ad ogni angolo di questa terra ma non sempre sono conosciuti ed apprezzati come meriterebbero.

La città di Castellamonte, uno dei molti luoghi in cui sono presenti siti storici di grande interesse culturale ed artistico, prende il nome da una millenaria dimora fortificata posta a guardia dell’abitato, costruzione silente ed austera che da secoli osserva la sua gente e custodisce le sue memorie con quella tipica gelosia sabauda intrisa di sobrietà e riservatezza, vantando un passato di straordinaria importanza sia nei personaggi che qui sono nati e vissuti, sia nelle strutture che evocano fatti lontani.

Villa Malakoff sita a breve distanza dal castello ne è un esempio, chi la costruì volle ricordare la torre di Sebastopoli che portava lo stesso nome, ultimo baluardo russo conquistato sanguinosamente dalla coalizione anglo-sarda-francese alleata della Turchia nel 1856 nella Guerra di Crimea, terra lontana e sconosciuta dove molti soldati piemontesi persero la vita, tante le vittime del colera, come i figli di questa terra che diedero un apporto fondamentale in tutte le campagne militari del Risorgimento ed in modo particolare tra il 1848 e il 1870: circa 14.500 soldati canavesani presero parte alle tre guerre d’Indipendenza, Guerra di Crimea e Fatti di Porta Pia a Roma, in un’epoca in cui l’abitato di Castellamonte contava circa 8.800 anime a fronte delle 9.600 presenti nella città dalle “rosse torri” Ivrea.

Storie e vicende di uomini in un’epoca in cui si lottava per unire le terre divise e frammentate dello stivale in un’unica Nazione italiana: pochi luoghi possono vantare le molte anime che contribuirono in modi e tempi diversi all’impresa e tra questi Castellamonte ed i suoi figli, da Giuseppe Bertinatti, classe 1808, primo ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America; Antonio Gallenca, classe 1810, autore di un fallito attentato a Re Carlo Alberto di Savoia, apprezzato giornalista del Times di Londra e voluto da Cavour in Parlamento; Alessandro Borella qui nato nel 1815 co-fondatore della “Gazzetta del Popolo” di Torino; Domenico Gallo, classe 1818 che sedette per due legislature nel Parlamento subalpino; Giovanni De Stefani, classe 1832, ufficiale dell’esercito sardo che partecipò alla spedizione dei Mille con Garibaldi, figura emblematica viste le voci che lo volevano per l’occasione informatore di Cavour; passando per Pier Alessandro Gallo, più volte sindaco, nato nel 1851 che volle unire Castellamonte a Rivarolo tramite la costruzione di una delle prime strade ferrate, fino ad arrivare a Giuseppe San Martino di Castellamonte, classe 1832, ufficiale delle “Voloire” la famosa artiglieria ippotrainata, che si distinse nella battaglia di Custoza nel 1866, con il fratello Pietro, diplomatico a Bruxelles e Berna, fece costruire la Torre rossa del castello di Castellamonte. 

Castellamonte cappella assunta riqualificazione 2

Nel 1901 la famiglia di San Martino si legherà a quella biellese dei Ricardi di Netro con le nozze della giovane Emilia con Alessandro, quest’ultimo nipote dell’ufficiale dell’esercito piemontese Ernesto Ricardi, figura eroica della prima guerra di Indipendenza protagonista nelle battaglie di Pastrengo e di Goito e gravemente ferito nella battaglia di Novara il 23 marzo 1849: sarà quest’ultima famiglia ad ereditare il castello, tutt’ora preservato e protetto dall’opera del Conte Tomaso Ricardi di Netro.  Il castello già dimora dell’architetto Amedeo di Castellamonte, progettista della Reggia di Venaria su commissione del Duca di Savoia Carlo Emanuele II, ha al suo interno una cappella religiosa riedificata dal famoso progettista verso la metà del XVII° secolo su una preesistente chiesa consacrata, come riporta la scritta sulla pietra sacra, dal vescovo Cesare Ferrero nella chiesa di Santa Caterina di Ivrea il 27 settembre 1597.

Il sito religioso conosciuto come cappella dell’Assunta è stato oggetto di un particolare ed attento restauro grazie al bando del PNRR “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale “ (M1C3, Misura2.2), uno dei due aperti anche alle persone fisiche, gestito con grande professionalità e collaborazione da parte dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, vinto nel 2022 dall’attuale proprietario del sito e portato avanti dal settembre 2023 fino ad oggi.

Castellamonte cappella assunta riqualificazione 2

Il restauro ha permesso di scoprire che l’autografia della cappella è opera di Amedeo di Castellamonte, avvenuta tra il 1647 ed il 1662, mentre la Macchina dell’altare, un fondale dipinto su tela raffigurante le colonne, il timpano ed i marmi, risulta essere uno splendido esempio di “architettura effimera” di grande importanza storico-artistica in piena epoca barocca: quest’ultimo risulta essere il terzo esemplare in Piemonte e l’unico presente in Canavese ed in tutto il territorio del Piemonte settentrionale.

La cappella è sicuramente la costruzione che con la sua facciata chiara colpisce il visitatore che arriva in prossimità del borgo, essendo posta nella parte a sud del castello ad osservare il congiungersi delle strade che arrivano da Rivarolo, da Ivrea e da Cuorgnè: la sua figura semplice e lineare è stata per secoli un centro di riferimento rivolto alla fede cristiana ed alla preghiera per tutta la comunità, in particolare nelle feste del 15 agosto e del 2 novembre, con l’esposizione del Santissimo e la successiva benedizione al canto del Tantum ergo, un vero e proprio rito di protezione a cui partecipavano le diverse confraternite rappresentanti la popolazione, che ricevevano inginocchiate il gesto benedicente dell’arciprete.

Castellamonte cappella assunta riqualificazione 6

Al restauro hanno partecipato circa 50 persone, ognuna dotata di competenze diverse e con la presenza di alcuni artigiani del luogo, guidate dalla mano esperta dell’architetto Maria Luce Reyneri di Lagnasco che ha seguito in modo assiduo la complessità del recupero conservativo del sito.

La cripta presente al centro della cappella, con lo stemma dei Conti di Castellamonte e datata 1590, era destinata a sepoltura esclusivamente dei tre rami dei Conti di Castellamonte possessori delle diverse porzioni del castello, ovvero il ramo di Amedeo di Castellamonte ed suoi discendenti diretti Conti Carroccio che occupavano il Palazzo Bianco, il ramo degli Aimone di Castellamonte nell’edificio a nord-ovest poi ereditato dai Conti Vercellino, per arrivare al ramo Castellamonte Brosso proprietari della parte castellana posta a nord-est, comprensiva delle scuderie.

Secondo i documenti consultati risulta sepolto nel 1556 un Aimone dei Conti di Castellamonte e della valle di Brosso, a seguire due suoi figli: nel 1585 don Luigi “alto, dal naso aquilino e dal pelo castano” e nel 1590 Pietro, “piccolo di statura, rosso di pelo, dall’aspetto allegro”: come si può quindi notare, nessun membro del consortile se non i proprietari degli edifici all’interno del castello, poteva vantare diritti di sepoltura in questa cripta.

Castellamonte cappella assunta riqualificazione 5

Nel 1647 monsignor vescovo Ottavio Asinari in visita pastorale presso la cappella dell’Assunta, ebbe modo di vedere la stessa nella forma originale medievale oblunga, mentre il 28 giugno 1662 monsignor Filiberto Milliet potè ammirare le migliorie apportate direttamente dall’ingegno di Amedeo di Castellamonte, modifiche architettoniche e strutturali esistenti ancora oggi e splendidamente rivalutate dalle opere di restauro appena concluse. Fu la moglie di Amedeo, Ippolita Dentis, a finanziare in quel frangente la completa ristrutturazione della loro parte di proprietà dell’area castellana comprensiva della cappella, trasformando un medievale forte di difesa, in un elegante residenza, un palazzo dalle linee orizzontali sottolineate dal doppio marcapiano e “dall’unghia a becco” sotto il tetto.

La cappella fu allargata in modo da risultare quasi quadrata, furono aggiunti cornicioni e lesene tipiche dello stile del Vasari a cui Amedeo si ispirava, mentre la già citata macchina scenografica completava l’opera “provista de eleganti icona, cum imaginibus Assuntionis”: l’ambiente interno risultò quindi elegante e permeato da quella leggerezza nei contorni architettonici da farlo apparire sontuoso ed umile nesso stesso momento, quasi a voler sottolineare l’abbraccio del creato alle genti che si ritrovavano nella preghiera, di fronte ad un altare che vegliava, attraverso il portale, l’abitato sottostante. Purtroppo molti elementi originali sono andato dispersi nel tempo, come il quadro raffigurante la Madonna Assunta posto al centro dell’altare, il paliotto di cuoio riportante lo stemma dei conti di Castellamonte, come pure il battistero ed il confessionale: esiste una sola pittura raffigurante la cappella nella sua forma più antica ed è conservata oggi nella Parrocchiale, ma riguarda solo l’esterno.

Tra il 1552 ed il 1555 (anno in cui venne distrutta la fortezza di Volpiano in mano spagnola difesa dal comandante Cesare Maggi) i francesi al comando del Maresciallo Brissac assaltarono anche Castellamonte, ed il suo castello subì danni rilevanti ed ancora parzialmente visibili sulle pareti esterne di epoca medioevale, mentre qualche anno più tardi, a causa di un incendio, anche la torre allora presente, fu gravemente danneggiata. Il sito religioso non venne risparmiato, come tanti altri, dalla furia giacobina durante l’occupazione francese nel periodo napoleonico. Durante l’Ottocento, la proprietà della cappella vide protagonisti i Conti Vegnaben eredi del Palazzo Bianco in precedenza appartenuto ai Carroccio e prima ancora di Amedeo di Castellamonte, estintisi poi nei Conti Veggi. 

Nel 1820 la cappella fu risistemata in occasione delle nozze tra Clementina Castellamonte Brosso con il Conte Gioacchino Vegnaben, mentre dal 1842, a seguito dell’abbattimento della parrocchiale medievale per far posto alla enorme chiesa progettata da Alessandro Antonelli mai edificata, la cappella dell’Assunta fu utilizzata per le celebrazioni fino al 1874, anno in cui fu inaugurata l’attuale parrocchiale. La funzione pubblica del sito religioso presente nell’area del castello termina nel momento in cui tutto il complesso viene acquisito dai Conti di San Martino.

Attraversando oggi il parco del castello, dalle cui balaustre in cotto prospicenti l’abitato di Castellamonte si può ammirare lo stupendo panorama offerto dalla pianura canavesana, si arriva alla minuta scalinata che termina sul pianoro sottostante ove dignitosa si erge la facciata della cappella, splendente di sinuosi chiarori dettati dalla luce di una chiara mattina d’estate, quasi una fortezza avvolta nel candore della fede cristiana che fa buona guardia sui pensieri delle genti che dal basso, alzando lo sguardo, incontrano la storia millenaria di queste pietre che da sempre danno sicurezza alle anime abitanti il circondario.

Castellamonte cappella assunta riqualificazione 3

La giornata di mercoledì 28 maggio ha visto ufficialmente la rinascita della cappella dell’Assunta grazie ad una interessante e sobria inaugurazione preparata e voluta dal Conte Tomaso Ricardi di Netro, storico e scrittore, attuale proprietario del maniero abitato da Amedeo di Castellamonte ed apprezzato funzionario presso il complesso museale della Reggia di Venaria. Monsignor Daniele Salera, Vescovo di Ivrea, ha officiato la Santa Messa presso l’altare della stessa cappella dell’Assunta, cui ha fatto seguito una conferenza che ha concluso la presentazione del sito restaurato ai tanti ospiti che sono intervenuti per l’evento, dove si sono alternati alla parola i rappresentanti della Regione Piemonte, il sindaco di Castellamonte, la progettista dei lavori di recupero e restauro Marialuce Reyneri di Lagnasco, la professoressa Laura Facchin, docente all’Università degli Studi dell’Insubria ed a concludere il committente l’opera Tomaso Ricardi di Netro.

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