Torino, una piazzetta intitolata a don Mario Bo: il sacerdote che costruì comunità a Pietra Alta

Un omaggio al parroco che, negli anni dell'immigrazione e dell'espansione urbana, contribuì alla crescita sociale e religiosa della periferia nord di Torino

Furono chiamati i “parroci-costruttori”. Una generazione di sacerdoti torinesi, che pur sapendo poco o nulla di progetti, piani edilizi, ricerca dei finanziamenti, nel giro di un paio di decenni, per far fronte all’enorme espansione demografica, dovuta all’immigrazione prima veneta e poi dalle regioni del sud, si “inventarono” impresari, e dal nulla realizzarono nuove chiese, complessi religiosi, centri oratoriani, scuole materne.

Una risposta concreta alle esigenze dei nuovi torinesi. Don Mario Bo fu un indiscusso protagonista di quell’epoca, a cavallo degli anni sessanta e settanta del secolo scorso.

Nominato parroco nel 1964, inizia la sua attività sacerdotale proprio alla periferia estrema di Torino. Quel nord periferico che coincideva con Falchera vecchia e Falchera nuova, Pietra Alta ed il complesso industriale della Snia Viscosa, prospiciente all’imbocco dell’autostrada per Milano.

Erano gli anni in cui gli abitanti di questo territorio, quando prendevano i mezzi pubblici per andare in centro, dicevano andiamo a Torino, come se la loro realtà appartenesse a qualcosa di lontano ed indefinito.

Dalla Snia Viscosa alla parrocchia di San Michele Arcangelo

Don Mario si occupò da subito delle vecchie e nuove povertà concentrate in quest’area.

Prima nella piccola chiesa all’interno dell’allora ancora villaggio operaio della Snia Viscosa, in fondo a Corso Vercelli, poi progettando e realizzando nel medesimo quartiere di Barriera di Milano, la Parrocchia di San Michele Arcangelo, inaugurata e benedetta dal Cardinal Michele Pellegrino nel 1971.

Negli anni successivi, comprendendo il valore sociale ed aggregativo per tutta la comunità, della piazzetta antistante alla chiesa, don Mario permise sempre, l’uso di quell’area, sia per i momenti di svago che quelli religiosi

Torino, la piazzetta di Pietra Alta intitolata a don Mario Bo

Fino a domenica 20 settembre, era una anonima piazzetta. Sebbene conosciuta e frequentata da molti nel quartiere. Posta all’incrocio fra corso Vercelli e via Ivrea, antistante alla parrocchia di San Michele Arcangelo.

Ma per i parrocchiani, i residenti tra Pietra Alta e Falchera Vecchia, questa piazzetta ha rappresentato, per generazioni, l’unico luogo di incontro, grazie anche alla vicina chiesa ed il suo ampio sagrato.

Con lungimiranza, questo sacerdote, molto amato dai parrocchiani, capì che gli spazi aggregativi erano fondamentali, rendendo sempre disponibile la piazzetta antistante alla chiesa.

Quella piazzetta che da domenica, e per sempre, per la toponomastica torinese è diventata ufficialmente: piazzetta don Mario Bo.

La cerimonia di intitolazione alla presenza delle autorità di Torino

Al termine della funzione religiosa officiata dal Vescovo ausiliare monsignor Alessandro Giraudo e dal parroco don Luigi Cervellin, le autorità civili della città di Torino: la vicesindaca Michela Favaro, il vicepresidente vicario del Consiglio Comunale torinese Domenico Garcea, ed il presidente della Circoscrizione Valerio Lomanto, hanno dato avvio alla manifestazione dedicata allo scoprimento della targa ed inaugurazione della piazzetta.

Iniziativa avvenuta nell’ambito dei festeggiamenti patronali dedicati a San Michele Arcangelo.

Favaro: «Una storia fatta di impegno e attenzione alle persone»

«Intitolare questa piazzetta a don Mario Bo – ha sottolineato la vicesindaca Favaro – significa riconoscere il valore di una persona che ha contribuito profondamente alla crescita della comunità di San Michele Arcangelo e di Pietra Alta.

Non è soltanto un atto di memoria – ma un modo per consegnare alle nuove generazioni una storia fatta di impegno, attenzione alle persone e capacità di costruire comunità».

Garcea: «Don Bo non solo costruttore di edifici, ma seminatore di speranza»

Dello stesso avviso, il vicepresidente vicario del Consiglio Comunale Domenico Garcea, il quale ha ribadito l’importanza di questo atto, non solo simbolico, per ricordare un sacerdote «Che creò una comunità, partendo dai bisogni delle persone, da un tessuto sociale spesso lacerato. Don Bo non fu solo costruttore di edifici, ma seminatore di speranza: attraverso la realizzazione di spazi sociali ed aggregativi, ad un grande oratorio denominato “La Repubblica dei ragazzi”.

Senza dimenticare la nascita di squadre sportive, la costruzione di campi da bocce, tennis e calcio. Ricordarlo oggi, è anche ricordare quei semi di speranza che seppe gettare, soprattutto fra i giovani».

Don Luigi Cervellin ricorda don Mario Bo e il suo impegno per la comunità

Ma è dal parroco don Luigi Cervellin, che sono giunte le parole più accorate nei confronti di don Mario Bo «Se oggi abbiamo questo è grazie all’intuizione di un gruppo di giovani, i “giovani di don Mario”, che hanno saputo raccogliere e fare proprio questa istanza.

Un targa che richiama soprattutto la presenza di chi in questo quartiere c’è stato fin dall’inizio. Si dice che don Mario abbia pensato in grande – ha sottolineato il parroco di San Michele Arcangelo – un po’ come un altro sacerdote vissuto 100 anni prima: don Bosco. Tutti e due hanno sognato. Tutti e due hanno avuto questa caratteristica di far calare i sogni nella realtà quotidiana, rendendoli concreti.

Questa targa ci ricorda una persona, un sacerdote, che ha lavorato con impegno e passione. Perché anche noi, come collettività, come comunità, possiamo seguire questo fecondo stile di vita».

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