È un tranquillo giovedì di questa vigilia di Natale senza neve quando, entrando come di consueto nella mia edicola di riferimento, capisco subito che non è un giorno come tutti gli altri. A Volpiano, infatti, da tempo circola una voce: la famosa e iconica Settimana Enigmistica, la rivista di giochi e cruciverba che accompagna settimanalmente la vita di milioni di italiani, ha in serbo una sorpresa che riguarda proprio la nostra cittadina ai piedi delle Vaude.
C’è un insolito viavai in questa fredda mattina all’interno di uno di quegli ultimi piccoli e genuini santuari dell’informazione. Qui, da sempre, trovo all’inizio di ogni mese ad aspettarmi il mio eroe d’infanzia: Tex Willer, l’eroe bonelliano che con uno sganassone e un colpo di pistola mette sempre tutti d’accordo. Oggi però decido di “sgarrare” e, incuriosito, chiedo all’amica edicolante una copia della Settimana Enigmistica di cui tanti volpianesi parlano misteriosamente da giorni.
È troppo tardi: le copie sono già finite dalle prime ore del mattino. Chiedo allora spiegazioni ai presenti sul motivo di tanta attenzione per questa pubblicazione nel suo tradizionale giorno di uscita. La risposta è breve e immediata: nei mesi precedenti, un anonimo volpianese ha inviato alla redazione alcune fotografie dell’abitato di Volpiano, permettendo la creazione di un cruciverba dedicato alla nostra località. Un fatto mai accaduto nella pluridecennale storia editoriale della rivista.
Esco dall’edicola con il mio caro Tex in una mano e un tarlo nel cervello: devo assolutamente procurarmi una copia della Settimana Enigmistica.

Inizia così una sorta di cammino di Compostela cittadino che mi porta a visitare tutte le altre edicole del paese, come fossero stazioni di fede. La risposta è sempre la stessa: rivista esaurita, scomparsa, divorata dalla curiosità popolare.
Salgo in auto, animato da uno spirito d’avventura degno di un atipico Indiana Jones sceso dalle valli canavesane, e mi dirigo fuori dal ricetto cittadino verso il paese vicino, alla disperata ricerca di un’edicola. La trovo. Entro senza accorgermi che in tasca, ben visibile, spunta il mio nuovo Tex. La cosa non passa inosservata: chi è dietro il banco mi conosce, mi guarda e dice sorridendo: «A Volpiano non c’è più, vero? D’altronde anche a me è rimasta una sola copia!»
Esco finalmente con in mano la misteriosa e ambita Settimana Enigmistica. E non è cosa da poco, perché appena oltrepassata la soglia dell’edicola incontro un compaesano, anche lui in trasferta per lo stesso motivo. Mi sorride estasiato, convinto di aver trovato la preziosa pubblicazione del giorno. Ricambio il sorriso, ma mi infilo velocemente in auto per non assistere alla sua inevitabile delusione: l’ultima copia era proprio la mia.
Arrivato a casa, sfoglio con ansia le pagine alla ricerca del cruciverba “misterioso” dedicato alla nostra comunità. E lo trovo. Ci sono il municipio e la piazzetta antistante, la chiesetta di Madonna delle Vigne, uno scorcio di via Garibaldi, Palazzo Oliveri – sede di numerose associazioni volpianesi – e infine la splendida facciata della parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo.
È tutto vero: Volpiano c’è. E nel silenzio ovattato del cruciverba, affiancato dalle immagini, questi scorci cittadini assumono un sapore intimo ed elegante allo stesso tempo. Un piccolo grande motivo di orgoglio paesano, reso possibile dalla sensibilità di una sola persona.
La domanda sorge spontanea: chi ha avuto la cura e l’amore di prendere carta e matita, inviando alla redazione le fotografie di Volpiano con la speranza di vederle pubblicate? Sicuramente qualcuno che ama profondamente il proprio territorio. Mi piace immaginare un giovane, non distratto dai dispersivi social, capace di un gesto d’amore verso il luogo in cui vive. Un atto inconsueto di rispetto verso vie e case sconosciute ai più, nel variegato e multiculturale mondo della Settimana Enigmistica, tempio consacrato di quel genuino sapere nazional-popolare che tanto affascina e che permette di scoprire curiosità nate dalle ricerche di anonimi cultori delle tradizioni, degli usi e dei costumi di un’Italia silenziosa che vive tra un cruciverba e un indovinello.
Il mistero si risolve presto, anche se è sempre stato un segreto di Pulcinella. Alcuni volpianesi sanno da tempo chi ha inviato le fotografie, ma nel rispetto della plurisecolare riservatezza che contraddistingue i piemontesi doc, nessuno ne aveva parlato fino a oggi, giorno dell’uscita di questo numero per tutti noi un po’ speciale.
Non è stato un giovane studente, né un signore di mezza età appassionato di cruciverba. Neppure una casalinga desiderosa di far sapere dove abita, tantomeno uno dei tanti candidati alle elezioni amministrative passate o future che proclamano amore eterno per il territorio sui social, spesso senza conoscerlo davvero.
Questo gesto semplice e autentico d’amore per Volpiano arriva invece da un tranquillo signore che ha sempre amato il suo paese, nel quale è nato e vissuto: Giuseppe Cicorello. Definirlo anziano sarebbe pura retorica. Si tratta infatti di un arzillo giovanotto di 96 anni che per tutta la vita ha accompagnato la comunità con il suo impegno volontario in numerose realtà associative ancora presenti sul territorio.
Classe 1929, “Beppe” o “Cico”, come lo chiamano affettuosamente i compaesani, è da sempre una persona impegnata nel sociale. Negli anni Sessanta si avvicina alla politica, ricoprendo il ruolo di segretario degli Indipendenti Volpianesi. Dal 7 giugno 1993 all’8 aprile 1997 è consigliere comunale; nel 1995 si dimette per incompatibilità di cariche e diventa presidente dell’Asilo “Grillo Parlante” di Volpiano, incarico mantenuto fino al dicembre 2005.
Da sempre sostiene e promuove lo sport cittadino a favore dei giovani, collaborando con l’associazione sportiva volpianese di via Giuseppe Raimondo 18. Negli anni Settanta si occupa anche dell’organizzazione di gare ciclistiche e cicloturistiche, ricordando ancora oggi le trasferte a Torino presso il CONI per prenotare le competizioni annuali.
Giuseppe Cicorello è stato inoltre membro della commissione economica della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, durante il periodo di Don Guido Giacomino Patachin e Don Carlo Castagneri. Si è occupato della gestione della cappella del cimitero e della piscina dell’ex colonia Mossetto, dove ha coordinato i volontari fino al 2018.
Chi lo incontra trova una persona sempre disponibile al dialogo, giovane nello spirito e prodiga di consigli maturati in una lunga vita vissuta all’interno di una comunità rurale che, forse troppo in fretta, si è trasformata in un polo industriale e logistico. Un cambiamento che ha portato benessere, ma anche una velocità estranea al lento e saggio vivere di un tempo.
Giuseppe Cicorello è uno degli ultimi testimoni di quell’epoca: avanti negli anni ma giovane nell’animo, nonno amorevole, legato profondamente ai suoi cari e ai suoi nipoti.
Un tempo, in Piemonte, persone come lui venivano definite con un termine oggi quasi scomparso: galantuomo. Un encomio morale, sobrio e autentico, riservato a chi operava silenziosamente per il bene di tutti. Una parola che ben si addice al buon Beppe.
In un mondo in cui media e social amplificano personaggi inconcludenti e rumorosi, è giusto spendere una parola per chi, come Giuseppe Cicorello, ha dedicato una vita intera a dare il buon esempio. In silenzio, con educazione e con una dignità che oggi, troppo spesso, sembra smarrita.

