Borgaro, Giovanni Chinnici incontra gli studenti: la memoria del padre diventa educazione alla legalità
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Borgaro, Giovanni Chinnici incontra gli studenti: la memoria del padre diventa educazione alla legalità

Il 5 novembre al Teatro Italia il figlio del magistrato ucciso dalla mafia porterà ai ragazzi della scuola “Carlo Levi” una testimonianza di coraggio e impegno civile

Ci sono storie che entrano a scuola e danno un volto alle parole studiate sui libri. Legalità, giustizia, responsabilità: concetti che acquistano un significato più profondo quando a raccontarli è chi ha visto la violenza mafiosa colpire la propria famiglia e ha scelto di custodire quella memoria attraverso il dialogo.

Giovedì 5 novembre, alle 10.30, al Teatro Italia di Borgaro Torinese (via Italia 45), Giovanni Chinnici incontrerà gli studenti della scuola secondaria di primo grado “Carlo Levi”. Al centro dell’appuntamento, la storia di suo padre Rocco Chinnici e un’eredità civile che continua a interrogare le nuove generazioni.

Una testimonianza che parla al futuro dei ragazzi

Promosso dall’Istituto comprensivo di Borgaro, l’incontro porta un titolo che ne racchiude il significato: “Lo Stato che non si arrende. La memoria di Rocco Chinnici che diventa impegno civile”.

Giovanni Chinnici racconterà agli studenti la storia del padre e il suo impegno contro la mafia. Una testimonianza capace di avvicinare la dimensione pubblica del magistrato a quella umana di un genitore, aiutando i ragazzi a comprendere quanto la difesa della giustizia possa incidere sulla vita delle persone.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di educazione alla legalità che la scuola porta avanti da anni, coinvolgendo studenti, famiglie e comunità borgarese. 

Rocco Chinnici e la fiducia nell’educazione

Rocco Chinnici fu promotore del lavoro investigativo condiviso da cui nacque il Pool antimafia, nel quale operarono magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Alla lotta giudiziaria affiancava una convinzione educativa: per contrastare la cultura mafiosa occorreva parlare ai giovani, fornire strumenti di conoscenza e far crescere una coscienza civile.

Per questo incontrava gli studenti nelle scuole. Considerava il confronto con loro parte del proprio impegno, uno spazio in cui spiegare i meccanismi del potere mafioso e il valore della partecipazione.

Il 29 luglio 1983 fu assassinato a Palermo con un’autobomba davanti alla sua abitazione. Il lavoro avviato proseguì attraverso l’impegno di altri magistrati, contribuendo al percorso che portò al maxiprocesso di Palermo, iniziato nel 1986.

Nel racconto che arriverà a Borgaro, quella vicenda potrà diventare per gli studenti un’occasione per interrogarsi sul presente: sul rispetto delle persone, sulla responsabilità delle proprie scelte e sul coraggio di riconoscere e rifiutare la prepotenza.

Scuola e istituzioni insieme al Teatro Italia

Giovedì, interverranno, insieme a Giovanni Chinnici, il prefetto di Torino Donato Cafagna, il questore Massimo Gambino e il comandante provinciale dei Carabinieri di Torino, generale di brigata Gaspare Giardelli.

A presentare e coordinare l’incontro sarà Francesca Capizzi, giornalista del Giornale di Sicilia, da anni impegnata sui temi dell’antimafia e della cultura della legalità.

Sono stati invitati rappresentanti delle amministrazioni di Borgaro e Caselle, delle istituzioni scolastiche e regionali, delle forze dell’ordine e delle associazioni del territorio, insieme ai componenti del Consiglio d’Istituto.

L’appuntamento è rivolto agli studenti delle classi seconde e terze della “Carlo Levi”. Per ragioni di sicurezza, precisa la scuola, potranno partecipare soltanto due classi seconde, individuate attraverso un sorteggio.

La memoria come responsabilità condivisa

Il valore educativo dell’incontro sta nella possibilità di mettere i ragazzi davanti a una storia concreta, fatta di lavoro, affetti e scelte difficili. Ascoltare il figlio di Rocco Chinnici significa avvicinarsi alle conseguenze umane della violenza mafiosa e conoscere l’impegno di chi ha continuato a contrastarla.

Per la comunità scolastica di Borgaro sarà un’occasione per dare continuità a quel dialogo con i giovani nel quale il magistrato credeva. Perché la memoria diventa patrimonio comune quando suscita domande, alimenta consapevolezza e aiuta ciascuno a riconoscere la propria parte di responsabilità nella vita collettiva.

 

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