Alla Reggia di Venaria il Novecento entra nell’atelier: da Matisse a Picasso, Bacon e Soulages
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Alla Reggia di Venaria il Novecento entra nell’atelier: da Matisse a Picasso, Bacon e Soulages

Circa sessanta opere provenienti dal Musée des Beaux-Arts di Lione raccontano un secolo di rivoluzioni artistiche. Un viaggio da Matisse a Picasso, da Braque a Bacon

Non una semplice successione di capolavori, né una storia dell’arte raccontata seguendo ordinatamente le lancette del Novecento. Alla Reggia di Venaria il XX secolo viene osservato da una prospettiva differente: quella delle relazioni, delle contaminazioni e delle fratture che hanno trasformato per sempre il modo di dipingere e di guardare il mondo.

Nelle Sale delle Arti arriva una mostra che riunisce circa sessanta opere del Musée des Beaux-Arts di Lione, mettendo in dialogo alcuni dei nomi fondamentali dell’arte del Novecento e dell’inizio del XXI secolo: Henri Matisse, Pablo Picasso, Georges Braque, Fernand Léger, Raoul Dufy, Max Ernst, Jean Dubuffet, Sonia e Robert Delaunay, Pierre Soulages, Nicolas de Staël, Simon Hantaï e Francis Bacon, insieme a molti altri protagonisti della modernità.

Il risultato è un percorso che prova a raccontare non tanto “che cosa è venuto prima e che cosa dopo”, quanto come le idee artistiche siano nate, si siano incontrate, scontrate e trasformate.

Sedici sezioni per smontare la storia lineare del Novecento

La mostra è articolata in sedici sezioni, tra nuclei monografici e approfondimenti tematici. Una struttura che permette di attraversare il Novecento seguendo traiettorie differenti e restituendo la complessità di un secolo diventato un enorme laboratorio dell'arte contemporanea.

Si parte dall'eredità dei maestri che aprirono la strada alla modernità, come Edgar Degas, Paul Cézanne e Henri de Toulouse-Lautrec, per arrivare alle esperienze di Suzanne Valadon, Émile Othon Friesz e Pablo Picasso.

Poi il colore diventa protagonista attraverso Pierre Bonnard, Édouard Vuillard, Robert e Sonia Delaunay e Alexej von Jawlensky, mentre con Georges Braque l'oggetto perde la propria unità, si frammenta e viene ricostruito secondo un nuovo linguaggio.

È uno dei passaggi decisivi del Novecento: l'arte smette progressivamente di essere soltanto rappresentazione della realtà e comincia a interrogarsi sulla natura stessa dello sguardo.

Dall'inconscio alla materia: il secolo che reinventa l'arte

Il viaggio prosegue attraverso il ritorno alla figurazione degli anni Venti e Trenta, con artisti come Georges Rouault e Gino Severini, prima di inoltrarsi nei territori dell'inconscio esplorati da Max Ernst, Wifredo Lam e Victor Brauner.

Il secondo dopoguerra apre nuovi scenari.

Fernand Léger, Picasso e Matisse rappresentano alcuni dei grandi maestri che attraversano questa trasformazione, mentre la non-figurazione di Jean Bazaine e Alfred Manessier conduce verso nuove possibilità espressive.

Con Jean Dubuffet la figura rompe invece con una parte importante della tradizione occidentale e delle stesse avanguardie. Con Jean Fautrier e Antoni Tàpies è la materia a diventare linguaggio.

E poi arriva il nero.

Nelle opere di Pierre Soulages e Anna-Eva Bergman, oscurità e luce non sono più semplicemente opposti: diventano elementi capaci di generarsi reciprocamente. Con Olivier Debré e Geneviève Asse entrano in gioco gesto e spazialità, mentre con Francis Bacon la figura umana sembra spingersi verso un territorio inquieto, quasi animale.

Il percorso arriva infine a rileggere l'eredità di Matisse attraverso artisti come Simon Hantaï e Shirley Jaffe, mostrando quanto l'influenza di un maestro possa continuare a produrre nuovi linguaggi molto tempo dopo la sua stagione artistica.

L'atelier, il luogo segreto dove nasce l'opera

C'è però un filo particolarmente affascinante che attraversa l'intera esposizione: l'atelier.

Nelle opere di Braque, Raoul Dufy e Léonard-Tsuguharu Foujita, lo studio dell'artista emerge come qualcosa di molto più complesso di una semplice stanza nella quale dipingere.

È officina e rifugio. Luogo dell'esperimento e spazio dell'intimità. È il punto nel quale il pensiero diventa gesto e il gesto, lentamente, diventa opera.

L'atelier può quasi trasformarsi in un'estensione fisica dell'artista, incorporandone strumenti, abitudini, ossessioni e sguardi.

Ma la mostra della Reggia suggerisce anche un'altra interpretazione: lo studio come luogo di relazioni. Gli artisti non vivono in universi isolati. Si osservano, si influenzano, si contraddicono. Le idee attraversano le porte degli atelier, viaggiano tra città e generazioni, vengono accolte oppure respinte.

Le fotografie storiche degli studi degli artisti, riprodotte lungo il percorso espositivo, rendono visibile proprio questa dimensione e permettono al visitatore di avvicinarsi idealmente agli spazi nei quali alcune delle grandi rivoluzioni artistiche del Novecento hanno preso forma.

Matisse e quella stanza diventata universo

È soprattutto con Henri Matisse che l'atelier raggiunge una delle sue espressioni più intense.

Una parte significativa della sua produzione è dedicata infatti allo spazio dello studio, trasformato continuamente attraverso colori, tessuti, oggetti, modelle e superfici. Non semplice sfondo della scena, ma parte stessa della pittura.

A rappresentare simbolicamente la mostra è “Katia à la chemise jaune”, legata alle variazioni realizzate da Matisse con la sua ultima modella.

Una scelta che sintetizza il senso dell'intero percorso: entrare nello spazio della creazione per comprendere come un'immagine possa nascere da un intreccio di memoria, ricerca, influenze e libertà.

Alla Reggia di Venaria un Novecento fatto di connessioni

La forza della mostra sta proprio nel rinunciare all'idea di un Novecento facilmente ordinabile.

Il secolo delle avanguardie appare invece come una costellazione di esperienze: figurazione e astrazione, colore e materia, luce e nero, corpo e inconscio, tradizione e rottura convivono e continuamente si ridefiniscono.

Le circa sessanta opere provenienti dal Musée des Beaux-Arts di Lione diventano così altrettanti punti di accesso a una storia più ampia.

E nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria, luogo nato secoli prima per rappresentare il potere e la magnificenza della corte sabauda, questo racconto acquista un'ulteriore suggestione: gli spazi monumentali della storia accolgono il secolo che, forse più di ogni altro, ha messo in discussione le regole dell'immagine.

Da Matisse a Picasso, da Braque a Ernst, da Dubuffet a Soulages fino a Bacon, non è soltanto una successione di grandi firme.

È il racconto di un secolo entrato nell'atelier e uscito profondamente trasformato.

Reggia di Venaria, Sale delle Arti - dal 2 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027                                              Biglietti: Intero12 euro - Ridotto 10 euro (gruppi di min. 12, max. 25 persone e quanti previsti da Ingressi Ridotti) - Ridotto ragazzi 6 euro (under 21 -ragazzi dai 6 ai 20 anni- e universitari under 26) -
Scuole 3 euro (classi minimo di 12, massimo 25 studenti, ingresso gratuito per 1 accompagnatore ogni 12 studenti) - Gratuito: minori di 6 anni e quanti previsti da Gratuiti.
Info e prenotazioni: lavenaria.it - residenzerealisabade.com

 
 
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