Hyperballad a Villa della Regina: il paesaggio di Torino diventa arte sonora
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Hyperballad a Villa della Regina: il paesaggio di Torino diventa arte sonora

Fino al 8 novembre, i giardini ospitano quattro artisti che invitano a riscoprire la natura attraverso installazioni, registrazioni ambientali e performance

Un giardino si può attraversare anche con le orecchie. Seguendo voci, rumori e vibrazioni, lasciando che il paesaggio riveli ciò che lo sguardo tende a trascurare. È l’invito di Hyperballad. Il paesaggio oltre lo sguardo, la mostra che dal 22 ottobre all’8 novembre 2026 porta l’arte sonora nei Giardini di Villa della Regina a Torino.

Curata da Sara d’Alessandro Manozzo, l’esposizione riunisce Caterina Gobbi, Ramona Ponzini, Diana Sonetto e Marzio Zorio. Quattro ricerche differenti accomunate da una domanda: che cosa cambia nel nostro rapporto con l’ambiente quando smettiamo di considerarlo soltanto qualcosa da guardare?

Il giardino storico come spazio di ascolto

Tra terrazzamenti, grotte artificiali, padiglioni, statue classiche e la vigna della residenza, il percorso incontra un paesaggio modellato nei secoli dall’intervento umano. Proprio questa natura progettata offre alla mostra il suo terreno di confronto: il confine tra ciò che definiamo naturale e ciò che appartiene alla cultura si rivela meno netto di quanto sembri.

Il titolo richiama Hyperballad di Björk, assumendo il paesaggio come una presenza capace di entrare nelle relazioni e nell’immaginazione. Le opere traducono questa suggestione in esperienze di ascolto: la natura acquista una voce, mentre il visitatore è invitato a riconsiderare la propria posizione al suo interno.

Leggende alpine e voci animali: le opere di Gobbi e Zorio

In Convergenza armonica: storie di pietre, fiori, fuochi e spiriti dei boschi (2025), Caterina Gobbi accosta tubi da cantiere e voci generate con l’intelligenza artificiale. Le leggende alpine e le figure del mondo naturale vengono rielaborate in un’installazione in cui materiali industriali, tecnologia e immaginario del bosco convivono. Ne emerge un universo ibrido, dove le separazioni tra umano e non umano diventano instabili.

Marzio Zorio, con MITOPOIESI (Archeobiosi) (2026), parte invece dalle registrazioni di animali. Rallentati e deformati fino a perdere riconoscibilità, i suoni evocano presenze sotterranee, notturne e silvestri, quasi appartenessero a forme di vita estinte o ancora da venire. Alcuni metronomi introducono il ritmo umano in una composizione che cerca un terreno acustico condiviso tra specie diverse.

Un registratore in viaggio e le voci della Valle Vermenagna

Il movimento, le distanze e gli attraversamenti sono al centro di Senza titolo (2026) di Diana Sonetto, sviluppo di una ricerca iniziata nel 2023. L’artista ha spedito in Pakistan un registratore vocale dotato di una batteria a lunga durata, lasciandolo acceso durante il tragitto.

Rumori, lingue e voci di trasportatori, addetti alle poste e passanti compongono così una geografia involontaria del viaggio. Da questo materiale nasce per la prima volta una performance nella quale il corpo dell’artista entra nel racconto, richiamando la dimensione concreta della migrazione e la distanza tra luoghi e persone.

Con 最小単位 (Saishō tan’i, Unità minima) (2024), Ramona Ponzini conduce invece l’ascolto nella Valle Vermenagna, nel Cuneese. Le tre tracce raccolgono i suoni dell’Orrido delle Barme, del Bosco di Palanfrè e del mantice utilizzato al banco da lavoro da Notou Sounadour, suonatore robilantese di strumenti della tradizione locale.

Acqua, bosco, voce e lavoro umano restituiscono il ritratto di un territorio in cui ambiente e cultura si formano reciprocamente. La registrazione sul campo diventa una pratica artistica capace di far emergere legami che una veduta, da sola, difficilmente potrebbe raccontare.

Hyperballad a Villa della Regina propone così un diverso modo di abitare il giardino storico: prestare attenzione alle presenze che lo attraversano, alle memorie che custodisce e alle relazioni che il suono rende percepibili. Realizzata in collaborazione con l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, la mostra è inserita nel programma di QU.EEN e si svolge in occasione di Artissima.

 

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