Temperature record, zero termico oltre i 5.000 metri e ghiacciai in rapido arretramento: l'allarme lanciato da Legambiente
L'estate 2026 rischia di entrare nella storia come una delle più drammatiche per le Alpi.
Non si tratta soltanto di caldo eccezionale: è il segnale di una crisi climatica che sta cancellando uno dei patrimoni naturali più preziosi d'Europa. Dall'Adamello al Monte Bianco, passando per la Marmolada, i ghiacciai stanno fondendo con una velocità senza precedenti, mentre lo zero termico supera stabilmente i 4.800-5.000 metri, favorendo una fusione sempre più precoce della neve e del ghiaccio.
L'allarme arriva da Carovana dei Ghiacciai 2026 di Legambiente, che ha scelto l'Adamello per un flash mob simbolico: centinaia di persone hanno ricreato il corpo di un ghiacciaio per poi frammentarsi lentamente, rappresentando la scomparsa dei "giganti bianchi" sotto gli effetti del riscaldamento globale.
L'iniziativa ha coinvolto anche CAI, CIPRA Italia, Fondazione Glaciologica Italiana e oltre novanta organizzazioni europee, unite nella richiesta di una governance comune per la tutela dei ghiacciai.
Temperature record e ghiacciai sempre più fragili
I dati descrivono una situazione estremamente preoccupante.
Sul Monte Bianco sono state registrate temperature positive persino sulla vetta, mentre sulla Marmolada il termometro è rimasto sopra lo zero per giorni consecutivi, accelerando lo scioglimento della neve residua.
L'Adamello, il più grande ghiacciaio delle Alpi italiane, continua invece ad arretrare con ritmi sempre più rapidi: negli ultimi dieci anni ha perso oltre mezzo chilometro di fronte glaciale, mentre dalla Piccola Età Glaciale ha già dimezzato la propria superficie.
Secondo gli esperti, non siamo più di fronte a fenomeni eccezionali ma a una regressione strutturale causata dal cambiamento climatico.
Oltre il 90% dei circa 900 ghiacciai alpini italiani presenta oggi bilanci di massa negativi e dimensioni inferiori a mezzo chilometro quadrato. Solo nell'ultimo anno l'Adamello avrebbe perso circa 12 milioni di metri cubi d'acqua.
La crisi climatica mette a rischio acqua, ecosistemi e comunità
La scomparsa dei ghiacciai non rappresenta soltanto una perdita paesaggistica.
Le masse glaciali costituiscono enormi riserve naturali di acqua dolce e regolano il funzionamento degli ecosistemi montani. La loro riduzione comporta minore disponibilità idrica per fiumi e agricoltura, perdita di biodiversità, maggiore instabilità dei versanti e un aumento del rischio di frane, crolli e dissesto idrogeologico.
Gli effetti sono già evidenti: dal recente crollo sul ghiacciaio dell'Ortles alla cascata d'acqua osservata sulla vetta del Cervino, fino ai cambiamenti del permafrost che rendono sempre più instabili le montagne frequentate ogni anno da migliaia di persone.
L'appello: servono politiche climatiche più coraggiose
Per Legambiente è ormai indispensabile un cambio di passo. L'associazione chiede al Governo di finanziare rapidamente il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e all'Unione Europea di riconoscere i ghiacciai come beni comuni, introducendo una governance condivisa capace di proteggerli e monitorarne l'evoluzione.
La campagna Carovana dei Ghiacciai 2026, che attraverserà Francia e Alpi italiane tra agosto e settembre, continuerà a documentare gli effetti della crisi climatica, ricordando che la perdita dei ghiacciai non riguarda soltanto l'alta quota, ma il futuro ambientale, economico e sociale dell'intero Paese.
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