Burolo, vogliono zittire i bambini: il sindaco non ci sta "I bambini non si toccano"

Burolo, vogliono zittire i bambini: il sindaco non ci sta "I bambini non si toccano"

Diffida chiede di fermare giochi e centro estivo. La risposta è da applausi e diventa virale

C'è un confine sottile tra il diritto alla tranquillità e la pretesa di cambiare l'identità di un paese. 

A Burolo, quel confine è diventato improvvisamente un caso politico e sociale, destinato a far discutere ben oltre i confini del Canavese.

Tutto parte da un cartello, uno di quelli che strappano un sorriso ai visitatori. "Località rurale tipica", recita l'insegna, ricordando con ironia che chi entra nel paese deve mettere in conto il suono delle campane, il canto del gallo all'alba, le mandrie nelle vicinanze e il lavoro degli agricoltori.

Un manifesto della vita di comunità, dove i rumori non sono un fastidio, ma la colonna sonora della quotidianità.

Ora quel cartello cambierà. E non per un restyling grafico.

La diffida che fa esplodere il caso

A raccontarlo sui social è lo stesso sindaco Franco Cominetto, con un post destinato a diventare virale.

Secondo quanto riferisce il primo cittadino, una coppia di residenti, attraverso uno studio legale, ha inviato una diffida chiedendo al Comune di impedire ai bambini della scuola dell'infanzia di giocare e svolgere attività nel cortile e di non autorizzare il centro estivo, perché il rumore prodotto dai piccoli sarebbe fonte di disturbo.

Una richiesta che il sindaco definisce senza mezzi termini «inaccettabile, inammissibile, sproporzionata e irrispettosa».

«I bambini non si toccano»

La replica di Cominetto è netta e non lascia spazio a compromessi.

Pur rivendicando il proprio stile improntato al dialogo e alla ricerca di soluzioni condivise, il sindaco chiarisce che esistono limiti oltre i quali non è disposto ad andare: «I bambini non si debbono toccare, nemmeno nominare».

Parole che trasformano una vicenda amministrativa in una questione di principio.

Per questo il cartello simbolo del paese sarà aggiornato con una nuova figura: quella di un bambino accompagnata dalla scritta «Per fortuna abbiamo ancora bambini che giocano».

Un messaggio che vuole essere insieme provocazione e dichiarazione d'identità.

Chi arriva deve adattarsi al paese, non il contrario

Nel suo intervento, Cominetto ricorda inoltre un elemento che considera decisivo: quando la coppia acquistò l'immobile, circa due anni fa, erano già presenti la scuola dell'infanzia, il parco giochi e l'area sportiva.

In altre parole, il contesto era perfettamente conosciuto.

Da qui la riflessione del sindaco, destinata inevitabilmente a dividere l'opinione pubblica: «Sono sempre convinto che chi arriva deve adeguarsi a quanto esiste, e non cambiare l'esistente per adeguarlo al proprio piacere».

Una posizione che richiama un tema sempre più frequente nei piccoli comuni italiani: il delicato equilibrio tra nuovi residenti e tradizioni consolidate.

La stoccata finale

Il post si conclude con un'affermazione che non ha il sapore della diplomazia.

Secondo Cominetto, chi cerca il silenzio assoluto può trovare «baite, case isolate e posti incantevoli dove nessun bambino gioca e nessuno si ritrova a parlare su una panchina».

Poi l'affondo conclusivo: «Accomodatevi pure, nessun burolese si dispererà della vostra mancanza».

Una frase destinata ad alimentare il dibattito tra chi difende il diritto al riposo e chi considera il rumore dei bambini il segno più autentico di una comunità viva.

Perché, al di là delle carte degli avvocati e delle possibili conseguenze amministrative, la domanda resta una sola: può davvero il vociare di un cortile scolastico essere considerato un problema da eliminare, oppure rappresenta semplicemente il suono di un paese che continua ad avere un futuro?

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