Montalto Dora, l’energia nascosta in tre metri d’acqua: la centrale che convince Legambiente

Montalto Dora, l’energia nascosta in tre metri d’acqua: la centrale che convince Legambiente

L’impianto Edison Montalto 2 recupera un salto idraulico lungo un’infrastruttura storica, senza aumentare i prelievi dalla Dora Baltea

A Montalto Dora la transizione energetica passa attraverso un’opera che ha quasi un secolo di storia. Un canale già esistente, l’acqua già utilizzata da altre centrali e un dislivello di appena 3,35 metri: da questi elementi nasce Montalto 2, l’impianto idroelettrico di Edison che ha richiamato l’attenzione di Legambiente.

Il punto è il recupero di un potenziale energetico rimasto disponibile lungo il sistema di derivazione. La centrale, operativa dal 2024, sfrutta infatti le portate già impiegate dal complesso idroelettrico, senza richiedere un aumento dell’acqua prelevata dalla Dora Baltea.

Una soluzione che ha portato l’associazione ambientalista a scegliere Montalto Dora per la 49ª tappa della campagna nazionale “I cantieri della transizione ecologica”, avviata nel 2023 per raccontare esperienze concrete di cambiamento nei territori.

Un’infrastruttura del 1934 diventa una risorsa per il presente

La storia del nuovo impianto comincia molto prima della sua costruzione. Montalto 2 valorizza la derivazione realizzata nel 1934 per la centrale di Montalto Dora e si inserisce in una successione di impianti alimentati attraverso un canale artificiale che attinge dalla Dora Baltea.

A monte si trovano Dora II, Montebuono e Montalto Dora. Edison possiede sia il canale sia le centrali che ne utilizzano l’acqua: una rete nella quale la stessa risorsa attraversa più passaggi produttivi.

Il nuovo impianto aggiunge un ulteriore punto di recupero energetico lungo questo percorso. È proprio questa caratteristica a renderlo interessante per Legambiente: ottenere produzione rinnovabile da infrastrutture esistenti, mantenendo invariate le portate derivate.

Quanta energia si ricava da un piccolo salto

Montalto 2 è una centrale ad acqua fluente. Utilizza un salto idraulico di 3,35 metri, sufficiente ad azionare una turbina Kaplan ad asse orizzontale collegata a un generatore elettrico. L’acqua viene poi restituita alla Dora Baltea.

Secondo le stime comunicate da Edison, la producibilità media è di circa 7,7 gigawattora all’anno, un quantitativo equivalente al fabbisogno elettrico di circa 2.800 famiglie. La società associa a questa produzione una stima di circa 5.000 tonnellate annue di anidride carbonica evitate.

Sono numeri che descrivono il contributo atteso dell’impianto. Il suo interesse, però, riguarda anche il metodo: individuare piccoli dislivelli utilizzabili all’interno di opere già costruite e trasformarli in punti di produzione.

Il fiume sotto osservazione

L’utilizzo di una derivazione esistente non esaurisce il tema del rapporto con l’ambiente. Per Montalto 2 è attivo un monitoraggio delle condizioni idrologiche ed ecologiche, destinato ad accompagnare la gestione dell’impianto e a osservare il contesto nel quale opera.

L’attività rientra in una sperimentazione più ampia sul deflusso ecologico, che coinvolge Regione Piemonte, Città metropolitana di Torino e Arpa e interessa il tratto della Dora Baltea fino alla confluenza nel Po.

Il tema è centrale per l’idroelettrico: accanto alla quantità di energia prodotta occorre considerare le condizioni del corso d’acqua e le esigenze degli ecosistemi. Il mantenimento delle portate autorizzate e il controllo ambientale rappresentano dunque due aspetti distinti della gestione della risorsa.

Perché Legambiente ha scelto Montalto 2

Nella valutazione dell’associazione, la centrale canavesana offre un esempio di produzione rinnovabile con un impatto territoriale contenuto, fondato sul riutilizzo delle infrastrutture.

Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, indica nell’esperienza di Montalto 2 una possibilità applicabile anche altrove: recuperare energia in corrispondenza di piccoli salti lungo canali artificiali, sia idroelettrici sia irrigui, prestando attenzione alle caratteristiche ambientali dei luoghi.

La scelta della tappa piemontese porta così al centro del confronto una strada concreta per lo sviluppo delle rinnovabili: cercare opportunità anche dentro il patrimonio di opere già presenti sul territorio.

Per Edison, l’impianto si inserisce in una strategia di aggiornamento del proprio sistema idroelettrico. L’amministratore delegato Nicola Monti richiama la necessità di accompagnare l’innovazione con un uso responsabile dell’acqua, collegando la produzione energetica all’efficienza delle infrastrutture e alla tutela degli ecosistemi.

Il peso dell’idroelettrico piemontese

Il caso di Montalto Dora si colloca in una regione nella quale l’energia dell’acqua ha un ruolo rilevante. I dati Terna riferiti al 2025 indicati nel materiale di presentazione contano 1.106 impianti idroelettrici in Piemonte, su 4.953 presenti in Italia: oltre il 22% del totale nazionale.

Con una potenza installata di 3.909 megawatt, il Piemonte risulta primo per numero di impianti, davanti a Trentino-Alto Adige e Lombardia. La produzione idroelettrica corrisponde al 26,8% dei consumi elettrici regionali.

Dentro questo sistema, Montalto 2 racconta una possibilità precisa: far lavorare meglio ciò che esiste già. Nel Canavese, un’infrastruttura nata nel 1934 trova un nuovo impiego energetico. A misurarne il valore saranno la produzione effettiva e i risultati del monitoraggio del fiume.

 

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