Moderna e MSD: il vaccino personalizzato a mRNA con pembrolizumab riduce significativamente il rischio di recidiva e diffusione del melanoma
Questa è una di quelle notizie che va raccontata subito e con entusiasmo perché potrebbe segnare un prima e un dopo.
Moderna e MSD hanno appena annunciato i risultati positivi di uno studio di fase III su intismeran autogene, conosciuto fino a oggi come mRNA-4157 o V940, una terapia personalizzata a mRNA sviluppata per essere utilizzata insieme all’immunoterapia pembrolizumab.
Il risultato è importante: nella sperimentazione, condotta in pazienti con melanoma ad alto rischio dopo la completa asportazione chirurgica del tumore, la combinazione ha ridotto significativamente il rischio di recidiva e quello di diffusione della malattia rispetto alla sola immunoterapia.
Lo studio ha coinvolto oltre mille pazienti.
Non un vaccino preventivo, ma un vaccino terapeutico personalizzato
Non si tratta di un vaccino preventivo.
Non viene pertanto somministrato a una persona sana per impedirle di sviluppare un melanoma. Si tratta di un vaccino terapeutico personalizzato.
Dopo l’intervento chirurgico, il tumore asportato viene analizzato. Attraverso il sequenziamento del materiale genetico delle cellule tumorali è possibile identificare le mutazioni caratteristiche di quel tumore e selezionare gli antigeni che possono essere riconosciuti dal sistema immunitario.
Una molecola di mRNA costruita per il singolo paziente
A quel punto viene costruita una molecola di mRNA specifica per quel paziente, capace di codificare fino a 34 antigeni selezionati sulla base delle caratteristiche molecolari del suo tumore.
È come se, invece di consegnare al sistema immunitario una fotografia generica del “nemico”, gli si consegnasse l’identikit esatto di quel tumore.
L’mRNA entra nelle cellule e fornisce temporaneamente le istruzioni per produrre quegli antigeni. Il sistema immunitario li riconosce e attiva una risposta dei linfociti T contro le cellule che presentano quelle caratteristiche.
È una forma di medicina di precisione portata a un livello ulteriore: non soltanto scegliere una terapia sulla base del tumore, ma costruire una parte della terapia sulla base delle caratteristiche genetiche del tumore di quella singola persona.
Lo studio KEYNOTE-942 e i risultati a cinque anni
Nel 2022 lo studio KEYNOTE-942 aveva già rappresentato un primo segnale straordinario.
Nei 157 pazienti con melanoma ad alto rischio completamente asportato chirurgicamente, l’aggiunta del vaccino personalizzato a pembrolizumab aveva ridotto del 44% il rischio di recidiva o morte rispetto alla sola immunoterapia.
Ma la forza di quei dati è arrivata con il tempo.
Nel follow-up a cinque anni, presentato in questi giorni, la riduzione del rischio di recidiva o morte è rimasta pari al 49%, mentre il rischio di metastasi a distanza o morte è risultato ridotto del 59% rispetto alla sola immunoterapia.
Sono numeri che non significano che il 49% dei pazienti sia “guarito in più”. Significano che il rischio relativo dell’evento è stato quasi dimezzato.
Lo studio di fase III INTerpath-001 ha confermato il raggiungimento degli endpoint previsti, mostrando un beneficio statisticamente e clinicamente significativo sulla sopravvivenza libera da recidiva e sulla prevenzione della diffusione della malattia.
Nello studio internazionale anche importanti centri italiani
C’è un altro motivo per cui questa notizia ci riguarda particolarmente.
Tra i centri coinvolti nello studio internazionale di fase III ci sono diversi importanti istituti italiani: l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l’Istituto Europeo di Oncologia, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese e l’Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia di Perugia.
Perché proprio il melanoma?
Il melanoma è stato un laboratorio naturale per l’immunoterapia.
È un tumore caratterizzato spesso da un elevato numero di mutazioni. E più mutazioni significa più possibilità di trovare caratteristiche che il sistema immunitario possa riconoscere come estranee.
La rivoluzione potrebbe però essere ancora più grande.
Se la strategia funziona perché riconosce le mutazioni specifiche di un tumore, allora il principio non è necessariamente legato alla pelle.
La stessa piattaforma è infatti già oggetto di sperimentazione in altri tumori, tra cui tumore polmonare non a piccole cellule, tumore della vescica e carcinoma renale. Sono già in corso studi di fase II e III per esplorare queste applicazioni.
Non è un vaccino universale contro il cancro
Questo non significa che domani avremo un vaccino universale contro il cancro.
Sarebbe una conclusione scientificamente scorretta.
Ogni tumore ha caratteristiche biologiche diverse e ogni nuova indicazione dovrà essere dimostrata attraverso studi clinici specifici.
Ma il concetto è straordinariamente importante. Potremmo essere davanti al passaggio dalla medicina personalizzata alla medicina realmente individualizzata.
Non più soltanto: “Questo è il tumore. Qual è il farmaco migliore per questo tipo di tumore?”. Ma: “Questo è il tumore di questa persona. Quali sono le sue mutazioni? Quali sono i suoi neoantigeni? Possiamo costruire una terapia specifica per lui?”
Una rivoluzione che ha ancora bisogno di prudenza
Una rivoluzione che ha ancora bisogno di prudenza.
Il trattamento non è ancora una terapia disponibile per tutti nella pratica clinica quotidiana. I risultati della fase III sono stati annunciati dalle aziende, ma i dati completi devono essere presentati e analizzati dalla comunità scientifica e dalle autorità regolatorie.
Inoltre, lo studio deve continuare a fornire informazioni sulla sopravvivenza globale.
Dalla speranza alla cura attraverso la ricerca scientifica
La scienza procede così. Prima arriva il segnale, poi la conferma, la verifica indipendente ed infine, se tutto viene confermato, l’ingresso nella pratica clinica.
Ed è proprio questa sequenza che trasforma una speranza in una cura.
Il caffè, oggi, lo prenderei per brindare alla ricerca. Con prudenza, certo. Ma anche con molta speranza.