Lun, 22 Giu, 2026

La prima guerra civile italiana: Gianni Oliva racconta il volto nascosto del Risorgimento

La prima guerra civile italiana: Gianni Oliva racconta il volto nascosto del Risorgimento

La storia d'Italia è spesso raccontata attraverso miti, simboli e figure eroiche che hanno contribuito alla costruzione dell'identità nazionale. Con "La prima guerra civile italiana", Gianni Oliva propone invece una lettura documentata e rigorosa di uno dei periodi più delicati del Risorgimento, affrontando episodi spesso trascurati o rimossi dalla memoria collettiva. Il volume invita il lettore a confrontarsi con una narrazione diversa, fondata sui documenti e sulla complessità degli eventi.

Gianni Oliva e il coraggio della verità storica

Da sempre i racconti storiografici e le ricostruzioni temporali di Gianni Oliva sono apprezzati da molti appassionati e cultori del passato che nelle parole di questo storico e scrittore ritrovano parte di quella narrazione che molte volte viene dimenticata nel cassetto o più semplicemente scartata perché ritenuta ancora a distanza di tempo divisiva e fautrice di controverse opinioni.

Molti autori di saggi storici, pur essendo eccellenti divulgatori, preferiscono infatti evitare gli aspetti più controversi della vicenda nazionale. È un modo incompleto di ricostruire la memoria, privandola di testimonianze che possono fare la differenza nel giudizio finale del lettore.

Oliva non appartiene a questa categoria. Calmo, composto, sobriamente sabaudo nel suo modo di porsi, è cresciuto nella Torino del dopoguerra, imparando prima a osservare che a parlare.

La sua cifra stilistica consiste proprio nell'analizzare i fatti senza pregiudizi ideologici, raccontando il passato nella sua complessità e lasciando al lettore il compito di elaborare un giudizio personale. 

L'Unità d'Italia oltre il mito risorgimentale

L'ultima fatica letteraria affronta una serie di problematiche che l'agiografia risorgimentale ha nascosto prima alla memoria collettiva e poi progressivamente anche all'interno della scuola italiana.

L'Unità d'Italia viene spesso presentata come il coronamento di un progetto condiviso e privo di ombre. Oliva mostra invece come la realtà fosse molto più articolata, riportando al centro della riflessione aspetti politici, militari e sociali raramente affrontati.

Uomini prima delle icone

Il libro invita inoltre a ridimensionare l'immagine quasi sacrale dei protagonisti del Risorgimento.

Camillo Cavour, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II vengono restituiti alla loro dimensione umana, fatta di profonde divergenze politiche e personali. Comprendere queste contraddizioni significa comprendere meglio anche la nascita dello Stato unitario.

Uno dei primi elementi messi in evidenza riguarda la scelta del sovrano di mantenere il titolo di Vittorio Emanuele II invece di assumere quello di Vittorio Emanuele I d'Italia.

Un particolare apparentemente secondario che, secondo Oliva, testimonia come il nuovo Regno fosse percepito soprattutto come un ampliamento del Regno di Sardegna, piuttosto che come la nascita di uno Stato completamente nuovo.

La guerra civile dimenticata

Tra le pagine più significative vi è il racconto della repressione avvenuta nei paesi di Casalduni e Pontelandolfo, dopo l'uccisione di una quarantina di bersaglieri da parte dei briganti.

Oliva descrive la violenta rappresaglia guidata dal generale Cialdini, soffermandosi sulle sofferenze inflitte alla popolazione civile e ricordando come ogni guerra civile coinvolga inevitabilmente anche chi non combatte.

Il volume dedica spazio anche alla figura di Michelina Di Cesare, una delle donne simbolo del brigantaggio postunitario, evidenziando il ruolo svolto dalle popolazioni locali nel sostenere i gruppi armati.

L'autore affronta questi episodi senza indulgere nella retorica o nel revisionismo, limitandosi a ricostruire i fatti attraverso le fonti disponibili.


L'onestà dello storico

Uno dei principali meriti del libro risiede proprio nell'approccio di Gianni Oliva.

Lo storico non assolve né condanna, ma ricostruisce gli eventi con equilibrio, lasciando al lettore il compito di riflettere sulla complessità della storia. È un metodo che restituisce dignità alla ricerca storica e si allontana tanto dalla propaganda quanto dalle interpretazioni ideologiche.

Con "La prima guerra civile italiana", Gianni Oliva aggiunge un ulteriore tassello alla comprensione del Risorgimento e della nascita dello Stato italiano.

Non intende demolire i miti fondativi dell'Unità nazionale, ma invita semplicemente ad allargare lo sguardo. Per comprendere davvero il passato non basta osservare una sola parte della finestra della storia: occorre aprirla completamente, accettando anche le pagine più difficili e controverse.

Il libro di Gianni Oliva rappresenta una lettura preziosa per chi desidera approfondire il Risorgimento, il brigantaggio, la nascita dell'Unità d'Italia e le sue contraddizioni. Una riflessione storica che non cerca lo scandalo, ma la comprensione, restituendo dignità ai fatti e al lavoro dello storico.

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