Dimissioni Elena Chiorino: terremoto politico in Piemonte tra difesa della maggioranza e attacco delle opposizioni
Le dimissioni irrevocabili dell’assessora regionale Elena Chiorino scuotono la politica piemontese e accendono lo scontro tra centrodestra e opposizioni. La decisione, arrivata nella serata di ieri dopo le pressioni crescenti, segue la rinuncia già formalizzata nei giorni scorsi al ruolo di vicepresidente della Regione Piemonte.
Al centro della vicenda, la partecipazione societaria alla srl “5 Forchette” insieme all’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e al consigliere regionale Davide Zappalà, tutti esponenti di Fratelli d'Italia. La società vedeva anche il coinvolgimento della figlia di una persona condannata per reati legati alla criminalità organizzata riconducibile al cosiddetto “clan dei Senesi”, elemento che ha alimentato la polemica politica e mediatica.
Conferenza stampa del centrodestra: “Scelta di responsabilità”
A difendere la scelta delle dimissioni è stato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che ha aperto la conferenza stampa della maggioranza insieme al neo vicepresidente Maurizio Marrone e ai capigruppo.
«Una scelta non scontata, un gesto raro nella pubblica amministrazione», ha dichiarato Cirio, sottolineando il valore istituzionale del passo indietro. Il governatore ha ribadito che la vicenda riguarda la sfera privata, ma ha riconosciuto la necessità di una decisione politica: «Quando si ricopre un incarico pubblico, dimensione privata e pubblica si intrecciano».
La linea della maggioranza è chiara: si parla di “leggerezza grave”, accompagnata da scuse ai cittadini, ma senza responsabilità dirette sull’azione amministrativa regionale.
Fratelli d’Italia attacca: “Gogna mediatica”
Più duro il tono del capogruppo di FdI Carlo Riva Vercellotti, che denuncia un clima politico “pesante” e accusa le opposizioni di aver costruito un “tribunale del popolo”.
Secondo Riva Vercellotti, la vicenda è stata trasformata in un caso politico attraverso «sospetti e allusioni», parlando apertamente di “giustizialismo” e di una campagna mediatica orchestrata contro il partito di Giorgia Meloni.
Il capogruppo ha inoltre rivendicato la coerenza della maggioranza, sostenendo che il centrodestra non ha mai strumentalizzato vicende giudiziarie riguardanti esponenti del centrosinistra.
Le reazioni della maggioranza: tra sostegno e distanze
All’interno della coalizione, il giudizio sulle dimissioni resta positivo ma con sfumature diverse.
Forza Italia parla di «alto senso istituzionale», mentre la lista civica di Silvio Magliano si allinea alla lettura di responsabilità politica. Più prudente la posizione della Lega, con il capogruppo Fabrizio Ricca che sottolinea come la scelta sia maturata «all’interno di Fratelli d’Italia», ribadendo la volontà di continuare a lavorare per il territorio.
Opposizioni all’attacco: “Teatrino imbarazzante”
Durissima la replica delle opposizioni. Le capogruppo Gianna Pentenero, Alice Ravinale, Sarah Disabato e Vittoria Nallo parlano di «teatrino imbarazzante» e accusano la maggioranza di evitare il confronto istituzionale.
Secondo le opposizioni, la conferenza stampa avrebbe sostituito impropriamente il dibattito in Consiglio regionale: «Cirio non può trasformare l’aula in una passerella senza contraddittorio».
Dal Partito Democratico, Pentenero e Domenico Rossi rivendicano il ruolo decisivo delle opposizioni nel determinare le dimissioni, definite «un atto dovuto». Restano però aperte numerose domande sulla vicenda societaria e sui rapporti che hanno portato alla costituzione della srl.
Nodo politico e sviluppi futuri
Le opposizioni insistono su un punto: la questione non può essere ridotta a fatto privato. Il riferimento è alle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che ipotizzano possibili flussi di denaro legati al clan Senese.
Dal canto suo, la maggioranza tenta di contenere l’impatto politico, difendendo l’operato istituzionale e sottolineando la rapidità della decisione.
Nel frattempo, il presidente Alberto Cirio mantiene le deleghe in attesa della nomina del nuovo assessore, mentre la vicenda continua a riverberarsi anche sul piano nazionale, coinvolgendo esponenti di primo piano di Fratelli d’Italia.
Conclusione: crisi chiusa o solo all’inizio?
Le dimissioni di Elena Chiorino segnano un passaggio politico rilevante per la Regione Piemonte, ma non chiudono il caso.
Se per la maggioranza rappresentano un gesto di responsabilità istituzionale, per le opposizioni sono solo il primo passo di una vicenda che richiede ancora chiarimenti politici e trasparenza.
Lo scontro resta aperto e si sposterà ora nelle sedi istituzionali, dove il confronto – finora evitato secondo le minoranze – sarà inevitabile.




