Il trekking di sabato ha riunito cittadini e associazioni lungo un itinerario tra arte, natura e spiritualità. Le opere di Rapaccini restano a segnare un percorso di comunità
L’argilla trattiene l’impronta delle mani. A Volpiano, da sabato 31 ottobre, custodisce anche un invito: camminare, fermarsi, accorgersi di ciò che abbiamo vicino. Sono otto le formelle realizzate da Pietro Rapaccini per il trekking urbano “Sulle orme di San Francesco”, dedicato quest’anno agli ottocento anni dalla morte del santo di Assisi. Otto segni destinati a rimanere, quando i partecipanti sono tornati a casa e il paese riprende il ritmo di ogni giorno.
Il percorso è cominciato nel pomeriggio davanti alla scuola media Alighieri, in via Sottoripa, con cittadini, associazioni e rappresentanti della comunità. Un punto di partenza quotidiano, familiare, dal quale provare a osservare Volpiano con un’attenzione diversa. Perché anche un luogo conosciuto può avere ancora qualcosa da raccontare. Occorre concedergli tempo.
L’inaugurazione delle formelle ha dato una presenza concreta a questo proposito: lasciare lungo il tragitto occasioni di riflessione, intrecciando il patrimonio del paese con la poesia, la natura e la spiritualità francescana.
La semplicità prende forma nell’argilla
C’è una coerenza delicata nella scelta della materia. Per ricordare Francesco, che chiamava fratello il sole e sorella l’acqua, Rapaccini è partito dalla terra. Una materia semplice, che chiede lavoro e cura per diventare forma.
L’assessora alla Cultura Barbara Sapino, che ha seguito il progetto, lo ha spiegato presentando le opere: l’argilla era sembrata il materiale più vicino al santo. Le riflessioni pensate per le otto tappe hanno incontrato le mani e la sensibilità dll'artista, diventando formelle da collocare lungo il cammino.
In questo passaggio dalle parole alla materia sta una parte importante dell’iniziativa. Un pensiero può essere ascoltato e poi dimenticato; un’opera che rimane sulla strada invita a incontrarlo di nuovo. Magari in un altro giorno, con una preoccupazione diversa, quando quelle stesse parole possono acquistare un significato inatteso.
«È nato così, passo dopo passo proprio questo percorso», ha raccontato Sapino. Una frase che descrive la costruzione dell’itinerario e il lavoro paziente delle persone che lo hanno reso possibile.
Il paese che impariamo a riconoscere
Nel saluto iniziale, il sindaco Giovanni Panichelli ha espresso l’orgoglio per la partecipazione di Volpiano alla ventitreesima Giornata nazionale del trekking urbano, nata a Siena e cresciuta attraverso l’adesione di numerosi Comuni italiani.
Il senso della giornata, nelle sue parole, è nella possibilità di tenere insieme esperienze che spesso viviamo separatamente: «Uniamo la poesia con l’architettura, con la spiritualità ma anche con la conoscenza del nostro territorio».
Poi una considerazione che riguarda chiunque abiti a lungo nello stesso luogo: quel territorio, ha osservato, «non lo conosciamo mai abbastanza».
Si può passare per anni davanti a una cappella senza conoscerne la storia. Guardare ogni mattina le montagne senza saperne distinguere i nomi. Il cammino offre una possibilità semplice e preziosa: interrompere l’abitudine, fare spazio alla curiosità, ascoltare qualcuno che ci aiuti a vedere.
Panichelli ha legato questa conoscenza alla responsabilità di trasmetterla alle nuove generazioni. E davanti a una scuola il richiamo ha trovato una particolare forza: ciò che scopriamo e custodiamo oggi potrà diventare, domani, il patrimonio di altri.
Francesco, il coraggio di cambiare strada
A dare profondità spirituale al pomeriggio è stato il parroco don Salesio Sebold, che ha ricordato Francesco partendo dal giovane amante delle feste e delle cose belle, cresciuto nell’agiatezza, per arrivare all’uomo capace di cambiare radicalmente vita.
Un passaggio che conserva la sua forza anche a distanza di otto secoli. Rinunciare alle sicurezze, scegliere la povertà, affidarsi alla provvidenza: nella testimonianza di Francesco, don Salesio ha richiamato la ricerca di una pace e di una gioia che il possesso delle cose non riesce a garantire.
Il parroco ha riportato al centro il Vangelo e il comandamento dell’amore, radice di quella fraternità che abbraccia le persone e il creato. Un richiamo che attraversa anche il nostro tempo, segnato da un bisogno di pace al quale è difficile trovare risposta.
«Vogliamo camminare insieme con la nostra comunità», ha detto. E ha affidato ai partecipanti un augurio fatto di «amore, di dono, di incontro di persone».
Sono parole che acquistano peso quando diventano gesti: dedicare un pomeriggio a un’esperienza comune, ascoltare, condividere un tratto di strada. Il trekking ha offerto anche questo spazio, nel quale riconoscersi parte dello stesso paese.
Le mani e le persone dietro il percorso
Le formelle portano la firma di un artista, ma il cammino nasce da un lavoro corale.
Nei ringraziamenti dell’assessora Sapino sono emersi la scuola e gli insegnanti, coinvolti anche nella preparazione di una mostra; l’associazione Terra di Guglielmo, il sodalizio Tavola di Smeraldo per il contributo alla realizzazione delle opere; la Pro Loco, l’Oasi Francescana, la RSA e la cooperativa San Francesco. E ancora, le persone che custodiscono luoghi come la cappella della Madonna delle Vigne e San Giovanni Battista.
Custodire è una parola che tiene insieme molte di queste presenze. C’è chi custodisce un edificio, chi una storia, chi una competenza artigiana. Chi mette a disposizione tempo e chi rende possibile l’incontro. Il percorso ha raccolto questi contributi, dando loro una direzione comune.
Anche il CAI ha partecipato alla lettura del territorio, attraverso il richiamo ai quattro pannelli panoramici sulle montagne visibili da Volpiano, realizzati nell’ambito di “Territori in luce”. Il paesaggio è entrato così nel racconto con i suoi profili e i suoi nomi: una presenza da conoscere, alla quale rivolgere uno sguardo più consapevole.
Quello che rimane dopo i passi
Alla fine di una manifestazione si smontano gli allestimenti, ci si saluta, si torna agli impegni. Qui qualcosa resta ad aspettare.
Le otto formelle continueranno a segnare le tappe dell’itinerario. Le riflessioni, come annunciato da Sapino, saranno rese disponibili anche attraverso un’app, per permettere a cittadini e visitatori di ripercorrere il tragitto in autonomia.
Si potrà tornare da soli, con un amico, con i figli. Scegliere una sosta, leggere, ripartire. Ritrovare nel paesaggio quotidiano una traccia di quel pomeriggio e, forse, una domanda da portare con sé.
A ottocento anni dalla morte di Francesco, Volpiano gli ha dedicato un cammino fatto di luoghi, persone e terra lavorata. Ora il suo messaggio è affidato anche a queste piccole opere lungo la strada: rimarranno lì, all’altezza dello sguardo di chi avrà voglia di fermarsi.