Con la messa in scena, giovedì 5 marzo, presso il Teatro Pavarotti, dello spettacolo “Perlasca. Il coraggio di dire no”, scritto ed interpretato da Luciano Albertin, si è chiuso il ciclo di incontri dedicati a Giorgio Perlasca, “Giusto fra le Nazioni”, iniziato due settimane prima dagli alunni delle classi quarte e quinte della Direzione Didattica Anna Frank e della scuola della frazione Tedeschi, insieme a tutte le classi terze della scuola secondaria di I grado Casalegno dell'Istituto Comprensivo.
Un progetto culturale ed educativo dedicato a Giorgio Perlasca
Un percorso culturale ed educativo che in realtà si è sviluppato quasi nell’arco di un anno scolastico, per culminare con la straordinaria rappresentazione teatrale di Luciano Albertin, generosamente offerta dalla Seven, grazie al suo Amministratore delegato Aldo Di Stasio, che con grande sensibilità e lungimiranza, ha saputo cogliere l’attualità ed il valore della storia di Giorgio Perlasca, mettendo nelle condizioni di assistere gratuitamente allo spettacolo non solo il corpo docente, ma gli alunni coinvolti nel progetto, le loro famiglie e la cittadinanza tutta.
Un raro esempio di mecenatismo a favore della cultura e della scuola. Un monologo, quello recitato da Albertin, che ha saputo catturare il pubblico presente in sala, sferzante come solo quella storia poteva esserlo. Una vicenda ricca di emozionanti colpi di scena, che ha letteralmente inchiodato gli spettatori. Applausi a scena aperta da parte del pubblico, che non ha nascosto la commozione.
Presenti, alla serata conclusiva al Pavarotti, a nome dell’Amministrazione comunale, l’assessore Francesco Faccilongo e l’assessore all’Istruzione Andrea Gilestro, che al termine della rappresentazione, dal palco, ha annunciato che nei pressi della scuola, sarà realizzato un Giardino dei Giusti, per ricordare tutte le figure come Giorgio Perlasca, che a rischio della propria vita hanno salvato ebrei.
Gli ha fatto eco la dirigente scolastica Marcella Costanzo, che ha ricordato a tutti i presenti, il ruolo delle istituzioni scolastiche, diretto a difendere e propugnare valori come rispetto, giustizia, spirito critico, gli elementi che furono alla base delle coraggiose scelte di Giorgio Perlasca.
Incontri con autori e approfondimenti sulla Shoah
In realtà, gli alunni e gli studenti leinicesi avevano già avuto modo di conoscere le incredibili vicende di Giorgio Perlasca, nell’Ungheria del 1944, grazie ai libri da Luca Cognolato e Silvia Delfrancia, e con un incontro diretto con gli autori, molto articolato e fecondo.
Mentre Davide Aimonetto, graduate presso lo Yad Vashem di Gerusalemme e diplomato presso il Memorial de la Shoah di Parigi, sulla didattica dell’Olocausto, ha introdotto, nell’arco di due mattinate, i temi complessi dell’antisemitismo in Italia ed in Europa, con particolare riferimento alle Leggi razziste del 1938, ed il ruolo avuto da tanti Giusti fra le nazioni, come Giorgio Perlasca, nel mettere in salvo ebrei perseguitati.
Ma se la storia di Giorgio Perlasca si è riverberata ancora una volta, nelle aule scolastiche, il merito spetta in maniera indiscutibile all’insegnante Manuela Petris, che con impegno e determinazione ha fortemente sostenuto questo progetto, coinvolgendo con passione decine di insegnanti e centinaia di studenti.
Ed i ringraziamenti sono d’obbligo al termine di questa incredibile esperienza «Se tutto questo ha avuto successo è grazie a Seven Spa – sottolinea l’insegnante dell’Anna Frank - nella persona dell'Amministratore Delegato Aldo Di Stasio, senza il supporto suo supporto nulla sarebbe stato possibile. Un grazie al Comune di Leini, che ha patrocinato l'evento, insieme alla Fondazione Giorgio Perlasca. Un ringraziamento speciale ad Alessandro Albertin, che sul palco ha incarnato l'umanità di un uomo eccezionale, che ebbe il coraggio di orchestrare una menzogna, con un gran colpo di teatro. Per questo coi miei alunni, spesso recito anch'io raccontando di Giorgio. Proprio come fece Giorgio Perlasca. Infine un grazie a quegli insegnanti che hanno partecipato al “Progetto Perlasca”, credendo nella profonda umanità del nostro Jorge Perlasca, l’Eroe invisibile».
Lo spettacolo teatrale “Il coraggio di dire no”
Il 18 febbraio gli alunni hanno potuto incontrare gli autori dei libri Luca Cognolato e Silvia Delfrancia, proprio al Teatro Pavarotti.
Che dire di Alessandro Albertin e del suo spettacolo…Un testo intenso quello de "Il coraggio di dire NO", un’interpretazione magistrale, una messa in scena diretta con sensibilità e sicurezza da Michela Ottolini, sostenuta da un efficace utilizzo delle luci a cura di Emanuele Lepore.
La produzione del “Teatro de Gli Incamminati” in collaborazione con “Overlord Teatro” e il patrocinio della “Fondazione Giorgio Perlasca” (la citazione di tutte le componenti del lavoro è doverosa) ha riservato ai fortunati spettatori una di quelle serate da ricordare per anni se non addirittura tutta la vita.
Una splendida lezione di storia e di umanità, una concentrazione di emozioni, una sollecitazione alla riflessione sui grandi temi della vita e della storia.
La storia vera di Giorgio Perlasca
Perché la storia di Giorgio Perlasca fa parte di quella storia minore che non trova spazio sui libri scolastici eppure ha segnato in maniera determinante la vita di tante, tantissime persone.
Giorgio Perlasca era un veneto di Maserà, una manciata di chilometri da Padova. Di professione commerciante di carni con una base a Budapest dove gli affari andavano piuttosto bene. E’ il 1943 e Perlasca è accusato di tradimento per la sua mancata adesione alla Repubblica di Salò. Decide così di rimanere in Ungheria. La sua partecipazione alla guerra di Spagna gli è valsa una lettera firmata da Francisco Franco che gli garantisce protezione in qualunque ambasciata spagnola in caso di bisogno. Ottenuto il passaporto spagnolo, Jorge Giorgio Perlasca non rinuncerà a mettere a repentaglio la propria vita pur di salvare quella di migliaia di persone, uomini, donne, bambini ebrei che a Budapest sottrarrà con audacia e un pizzico d’incoscienza ai campi di concentramento.
Si finge persino Console e con sprezzo del pericolo sfida con determinazione la sicurezza e ferocia delle Croci Frecciate. Finita la guerra, tornato in Patria, non racconta a nessuno la sua storia. Non se ne sarebbe saputo nulla se una coppia di ebrei, che gli doveva la vita, non lo avesse cercato, prima in Spagna poi in Italia, rintracciandolo nella sua Maserà.
Eppure questa storia di toccante umanità e coraggio è rimasta sconosciuta ai più. Non ne ha voluto sapere la politica: una certa sinistra non gli perdonò di essere stato fascista e una certa destra non gli perdonò di aver tradito la Repubblica di Salò per salvare gli ebrei.
A dare visibilità alla storia di quest’uomo, il cui nome oggi si trova a Gerusalemme tra i Giusti fra le Nazioni e per il quale un albero a suo ricordo è piantato sulle colline che circondano il Museo dello Yad Vashem, è stato un film (con Luca Zingaretti) e il teatro con lo spettacolo firmato e interpretato da un grandissimo Alessandro Albertin.
Una prova d’attore straordinaria
Nello spazio ridotto del palcoscenico condiviso con gli spettatori, una pedana e un paio di cubi neri Albertin si concede qualche minuto per verificare la preparazione storica dei presenti (esame brillantemente superato per il passato remoto, silenzio assoluto per un fatto assai recente). La spiegazione dell’attore è semplice: ai tempi dei social non abbiamo più tempo per esprimere pensieri, è più facile cliccare un “like” /“mi piace” su quanto scritto da altri per metterci in pace con la coscienza.
Ecco il primo richiamo: siamo spettatori superficiali e annoiati, stiamo rinunciando a chiamarci dentro alle cose, a partecipare. Il secondo è ad abdicare almeno per 90 minuti ai telefonini: accetta un clik di una persona delle prime file poi chiede di spegnerli, aiuta addirittura i meno esperti a farlo, niente vibrazioni e occhiate agli schermi che quando s’illuminano sono un “graffio all’anima” dell’attore.
Ci vuole un attimo per essere catapultati nella storia. In un serrato monologo polifonico Albertin costruisce una storia piena di personaggi: non ha bisogno di costumi né di artifizi. Una prova d’attore straordinaria. Cambia tono della voce, utilizza con maestria la mimica facciale e basta un taglio di luce giusto, un gesto preciso e l’immaginazione galoppa. Disegna personalità e sentimenti, compone e scompone ambienti con due cubi neri in alcuni passaggi del racconto.
Ci sono tecnica e cuore nel lavoro di Albertin e la storia arriva con il suo carico di dolore, rabbia, determinazione, ribellione, pietà. Applausi calorosi che non vogliono fermarsi. Grazie a Seven Spa, ad Aldo Di Stasio senza il supporto del quale nulla sarebbe stato possibile. Grazie al Comune di Leini che ha patrocinato l'evento insieme alla Fondazione Giorgio Perlasca.
Un ringraziamento speciale ad Alessandro Albertin che sul palco ha incarnato l'Umanità di un uomo eccezionale che ebbe il coraggio di orchestrare una menzogna con un gran colpo di teatro… per questo coi miei alunni spesso recito anch’io raccontando di Giorgio… proprio come fece Giorgio Perlasca.
Un grazie agli insegnanti che hanno partecipato al Progetto credendo nella profonda UMANITÀ del nostro Jorge Perlasca, Eroe invisibile.
E allora, come sempre dice l’attore Alessandro Albertin… “Vamos Jorge!”

