Una grande festa ha coinvolto la città, con oltre 50 gagliardetti, la Fanfara, le associazioni combattentistiche e le istituzioni. Ma soprattutto il ricordo di cento anni trascorsi al servizio della comunità
Cento anni racchiusi in una penna nera. Cento anni di storie personali e collettive, di emergenze affrontate, di aiuti portati dove ce n'era bisogno e di una presenza diventata parte della vita stessa di Venaria Reale.
Gli Alpini di Venaria hanno festeggiato domenica 13 settembre il loro centenario, trasformando una ricorrenza associativa in una giornata di memoria condivisa con tutta la città.
Per le penne nere venariesi il traguardo dei cento anni non rappresenta soltanto un record di longevità. È soprattutto l'occasione per ricordare il valore civile e militare di chi ha indossato il cappello alpino e ha trasmesso alle generazioni successive uno spirito fatto di servizio, solidarietà e attenzione verso gli altri.
Dal 1926 a oggi, un secolo di Alpini a Venaria
La storia comincia nel 1926, quando 35 ex alpini decisero di fondare il gruppo venariese, che ebbe la propria sede alla vecchia Cernaia di piazza Annunziata.
Da allora l'associazione non si è più fermata. Nel corso dei decenni sono aumentati i soci e, soprattutto, si sono moltiplicate le iniziative attraverso le quali gli Alpini hanno tradotto i propri valori in azioni concrete.
A raccontare alcuni dei capitoli di questa lunga storia è Vittorio Sabucco, 85 anni, presidente e veterano del gruppo.
«Ho visto finire la Seconda guerra mondiale. A quei tempi la leva era obbligatoria, non potevi scegliere. Quando sono tornato ho lavorato come operaio e nel 1964 mi sono associato al gruppo alpino».
Poi i ricordi si intrecciano con le grandi emergenze che hanno segnato la storia italiana e piemontese.
«Negli anni delle grandi calamità e delle alluvioni il nostro gruppo divenne promotore di diverse raccolte di generi di prima necessità. Ricordo in particolare il 1966, quando portammo direttamente gli aiuti alle famiglie alluvionate nel Comune di Valstagna. Nell'alluvione del 1994, sia a Santo Stefano Belbo sia a Venaria, abbiamo soccorso gli abitanti colpiti insieme alla Protezione civile. L'altruismo e la solidarietà ci hanno sempre contraddistinto».
Il messaggio ai giovani: «Essere Alpini significa spendersi per la comunità»
Nel giorno del centenario, lo sguardo di Sabucco è andato anche alle nuove generazioni e a un presente nel quale il valore della pace torna ad assumere un significato particolarmente profondo.
«La mia generazione ha visto la guerra e la sua conclusione, sa cosa significano la sofferenza e la fame. Alle nuove generazioni auguro tempi di pace. Essere Alpino significa spendersi per la comunità».
Un messaggio che sintetizza il senso di una celebrazione nella quale passato e futuro si sono incontrati.
Oltre 50 gagliardetti per il centenario degli Alpini di Venaria
La giornata è stata scandita da diversi momenti commemorativi e da un solenne corteo per le vie di Venaria Reale, al quale hanno preso parte oltre 50 gagliardetti della sezione provinciale dell'Associazione Nazionale Alpini, accompagnati dalle musiche della Fanfara di Torino.
Alla sfilata e alla cerimonia conclusiva hanno partecipato le associazioni combattentistiche venariesi, il presidente della sezione ANA di Torino e numerosi rappresentanti delle istituzioni civili e militari.
Presenti il sindaco Fabio Giulivi, il presidente del Consiglio comunale Andrea Carlomagno, il vicesindaco Luigi Tinozzi, la deputata di Fratelli d'Italia Augusta Montaruli, il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Davide Nicco, la consigliera regionale Paola Antonetto, l'assessore Pino Capogna e la consigliera Monica Federico.
Con loro anche i rappresentanti dell'Arma dei Carabinieri, il maggiore Silverio Gesuè, comandante della Compagnia di Venaria Reale, e il tenente colonnello Giamaico Micaroni del 34° Distaccamento AVES “Toro”.
Giulivi: «La storia degli Alpini è la storia di Venaria»
A sottolineare il legame profondo tra il gruppo e la città è stato il sindaco Fabio Giulivi.
«La sezione venariese degli Alpini ha visto ridurre i propri iscritti, ma non ha perso la voglia di organizzare il centenario, con un grande spirito di volontariato. Cento anni rappresentano tante storie che si sono sovrapposte nel tempo, quelle dei capigruppo e dei volontari. La storia degli Alpini di Venaria è la storia della città e, con i propri valori, ha arricchito la comunità attraverso la solidarietà e la generosità che li hanno sempre contraddistinti».
Dal primo cittadino anche un auspicio rivolto al futuro: «La penna nera sia sempre un punto di riferimento per tutti i cittadini e un caposaldo sul territorio. La sfida del nostro tempo è fare in modo che l'amore per la Patria e per il Tricolore venga trasmesso alle generazioni future».
Musica, volontariato e una sede che diventa casa per il CAI
La festa di domenica è stata il culmine di un programma iniziato nei giorni precedenti con due serate dedicate alla musica e alle realtà che storicamente collaborano con gli Alpini venariesi.
Protagonisti il coro Edelweiss del CAI, il coro Tre Valli e il Corpo Musicale Giuseppe Verdi, che hanno contribuito a trasformare il centenario in un appuntamento capace di coinvolgere l'intera comunità.
Ma la solidarietà degli Alpini di Venaria non appartiene soltanto ai ricordi del passato.
La sede di corso Papa Giovanni, recentemente modernizzata anche con l'installazione di pannelli solari, ha infatti aperto le proprie porte ai soci del CAI dopo l'incendio che nel 2024 aveva distrutto la loro sede.
Un gesto che, a cento anni dalla nascita del gruppo, racconta forse meglio di qualsiasi cerimonia cosa significhi ancora oggi essere Alpini.
Spente idealmente le cento candeline, resta però una sfida decisiva. Il desiderio del direttivo è quello di avvicinare nuovi soci, coinvolgere le generazioni più giovani e garantire continuità a un'associazione che ha attraversato un secolo di storia.
Perché il centenario non vuole essere un punto d'arrivo. È un passaggio di testimone: affinché quella penna nera che da cento anni accompagna Venaria possa continuare a essere simbolo di memoria, solidarietà e servizio alla comunità.